ANAS NOTIZIE

Anno 2007 – Numero 5

 

 

 

Sommario

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


LIBRO APERTO

Bilancio di un successo

 

Dal 18 al 21 aprile a Reggio Emilia si è svolta la 49^ edizione della Rassegna Suinicola Internazionale. La negativa congiuntura economica e le incertezze per il futuro della suinicoltura italiana hanno tenuto banco durante la manifestazione reggiana. In ogni caso la Rassegna ha tenuto fede alla sua vocazione di evento altamente professionale ed ai visitatori è stata tra l’altro offerta la possibilità di approfondire i temi di maggior attualità.

Un contributo in tal senso lo ha certamente assicurato l’evento organizzato in modo innovativo da ANAS e denominato “Libro Aperto: tradizione, metodo ed innovazione per la filiera di qualità”. Nell’area ANAS i numerosi visitatori hanno potuto incontrare alcuni tra i soggetti istituzionali più importanti della filiera suinicola: i Consorzi DOP, gli Istituti di controllo, l’Associazione dei mangimisti e gli operatori della FA pubblica. La particolare forma espositiva ha permesso di mettere in luce il ruolo fondamentale che le diverse attività istituzionali dell’Associazione: la selezione delle razze del Libro genealogico, la conservazione dei tipi genetici autoctoni e la certificazione dei programmi di ibridazione, rivestono per le politiche di sviluppo della filiera suinicola italiana.  I momenti  più qualificanti sono stati l’incontro-confronto con il Ministro On. De Castro, la tavola rotonda sulle criticità e le prospettive delle produzioni tutelate, gli incontri tecnici con gli allevatori del Libro genealogico e del Registro anagrafico, il concorso nazionale dei riproduttori selezionati.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

MALATTIA VESCICOLARE SUINA

Una sintesi delle regole introdotte dalle decisioni 2005/779/CE e 2007/9/CE

 

Vista la persistenza della malattia vescicolare in alcune regioni italiane, le istituzioni comunitarie hanno ritenuto opportuno introdurre per l’Italia alcune misure di sorveglianza supplementari che di fatto integrano le disposizioni del Piano nazionale di eradicazione di cui all’Ordinanza del Ministero della Sanità 26 luglio 2001.

 

Le Decisioni 2005/779/CE e 2007/9/CE, introducono regimi di sorveglianza diversificati a seconda che si tratti di regioni accreditate e di regioni non accreditate per la malattia.

 

Nelle regioni accreditate un’azienda è riconosciuta indenne se vengono effettuati due prelievi di campioni, in un intervallo compreso tra 28 e 40 giorni, su un numero di suini da riproduzione statisticamente significativo, con esito finale negativo; in assenza di suini da riproduzione, tutti i suini dell’azienda devono provenire da aziende riconosciute indenni dalla malattia.

Le aziende mantengono la qualifica di “azienda indenne” se vengono regolarmente effettuate le procedure di campionamento e controllo descritte nel seguito ed i suini in essa trasferiti provengono da aziende riconosciute indenni. La qualifica viene sospesa quando è rilevato (e confermato da ulteriori esami) un suino sieropositivo, fino a quando il suino sia macellato sotto controllo ufficiale. Il ritiro della qualifica di “azienda indenne” interviene invece quando siano rilevati due o più casi di sieropositività.

 

Le procedure di campionamento e di controllo per rilevare la presenza della malattia nelle regioni accreditate prevedono che nelle aziende in cui sono allevati suini da riproduzione sia eseguito un campionamento su 12 suini da riproduzione, una volta l’anno se l’azienda produce prevalentemente suini da macello e due volte l’anno negli altri casi; nei centri di raccolta (stalle di sosta) invece, deve essere prelevato per le prove virologiche un campione di feci ogni mese ed in tutti i recinti.

 

La normativa comunitaria stabilisce inoltre che nelle regioni accreditate è vietato il trasporto di suini da un’azienda non riconosciuta indenne dalla malattia vescicolare, fino al momento in cui essa sia riconosciuta indenne. Per quanto riguarda le spedizioni di suini verso altri Paesi dell’Unione Europea, le regioni accreditate sono autorizzate a farlo solo se l’azienda che spedisce i suini è riconosciuta indenne dalla malattia vescicolare. In questo caso i certificati sanitari che scortano i suini devono riportare la dicitura “Animali conformi alla Decisione 2005/779/CE della Commissione relativa a misure di polizia sanitaria di protezione contro la malattia vescicolare dei suini in Italia”.

 

Nelle regioni non accreditate (Abruzzo, Campania, Calabria e Sicilia) un’azienda è riconosciuta indenne se sono effettuati due prelievi di campioni, in un intervallo compreso tra 28 e 40 giorni, su un numero di suini statisticamente significativo, con esito negativo.

Le aziende mantengono la qualifica di “azienda indenne” se vengono effettuati i seguenti controlli: nelle aziende indenni in cui sono presenti suini da riproduzione, venga eseguito un prelievo di campioni su 12 suini da riproduzione, una volta l’anno se l’azienda produce prevalentemente suini da macello e due volte l’anno negli altri casi; nelle aziende indenni in cui non si allevano suini da riproduzione (allevamenti da ingrasso, ecc.), il prelievo di campioni deve essere eseguito su 12 suini, due volte l’anno; nei centri di raccolta (stalle di sosta), deve essere prelevato per le prove virologiche un campione di feci ogni due mesi in tutti i recinti. I suini non possono essere trasferiti dai centri di raccolta fino a che le prove non siano state eseguite ed abbiano dato esito negativo.

 

E’ vietato il trasporto di suini dalle regioni non riconosciute indenni dalla malattia verso altre regioni italiane. E’ tuttavia possibile ottenere una deroga al divieto. Il Ministero della Salute infatti, può autorizzare il trasporto di suini da un’azienda che si trovi in una regione non accreditata purché siano rispettate le condizioni che si riportano nel seguito:

 

  • l’azienda di origine sia riconosciuta indenne dalla malattia vescicolare per un periodo ininterrotto di due anni;
  • nei 60 giorni precedenti il trasporto, l’azienda di origine non sia inclusa in una zona di protezione o di sorveglianza;
  • nei 12 mesi precedenti il trasporto non sia introdotto in azienda nessun suino proveniente da aziende in cui si sospetta la presenza della vescicolare;
  • i suini presenti nell’azienda di origine siano sottoposti al prelievo di campioni 20-30 giorni prima della movimentazione e una prova sierologica venga effettuata su un numero di suini statisticamente significativo;
  • i suini presenti nell’azienda di destinazione siano sottoposti al prelievo di campioni almeno 28 giorni dopo il trasferimento e una prova sierologica venga effettuata su un numero di suini statisticamente significativo. Il prelievo comprende i suini trasferiti nell’azienda di destinazione. I suini non possono essere trasferiti dall’azienda di destinazione fino a che le prove siano state eseguite ed abbiano dato esito negativo;
  • i suini da trasportare al macello siano sottoposti ad un prelievo di campioni nei 10 giorni che precedono il trasferimento. Il campionamento avviene su un numero di  suini statisticamente significativo. I suini non possono essere trasferiti dall’azienda fino a che le prove non siano state effettuate ed abbiano dato esito negativo;
  • il trasporto degli animali avvenga in veicoli sigillati sotto il controllo delle autorità;
  • il trasporto sia notificato con un preavviso di almeno 48 ore all’autorità veterinaria locale responsabile dell’azienda di destinazione;
  • i veicoli utilizzati per il trasporto dei suini siano puliti e disinfettati sotto controllo ufficiale prima e dopo il trasporto.

 

Il Ministero della Salute con circolare prot. DGVA.VIII/2085/P-I.B.d/38 del 17 gennaio 2006 ha stabilito che le richieste di deroga devono essere istruite dalla ASL competente per territorio che deve inviare la documentazione al Servizio Veterinario regionale il quale, dopo attenta valutazione basata sulla situazione epidemiologica regionale, provvede a trasmettere la pratica al Dipartimento per la Sanità Pubblica Veterinaria del Ministero della Salute. Sarà infine il Ministero della Salute a concedere la deroga, sentito il parere del Centro Nazionale di Referenza per le malattie vescicolari.

 

Si ricorda che è vietata la spedizione di suini dalle regioni non accreditate verso altri Stati membri.

 

 SITUAZIONE EPIDEMIOLOGICA

 

Purtroppo il virus della vescicolare ha nuovamente fatto la sua comparsa in Lombardia: la presenza di un focolaio è stata confermata in data 7 maggio 2007 nel comune di Fiesco in provincia di Cremona in un allevamento da ingrasso con 1.428 capi presenti. A seguito del focolaio la Regione Lombardia con Decreto n. 4619 del 9 maggio, ha introdotto misure straordinarie di prevenzione per la provincia di Cremona (divieti di movimentazione, controlli sierologici, rafforzamento delle misure di biosicurezza) ed ha stabilito che gli spostamenti di suini da tutti gli allevamenti che si trovano sul territorio della Lombardia avvengano solo dopo una visita clinica eseguita dal veterinario ufficiale nelle 48 ore che precedono il carico. L’origine di questo caso isolato è ancora oggetto di indagine.

 

Dal mese di marzo il virus è stato rinvenuto anche in alcuni allevamenti del Molise e del Lazio. In particolare sono state interessate le province di Campobasso e di Frosinone che ad oggi (09/05/2007) contano rispettivamente 11 focolai con 87 capi distrutti e 22 focolai con 173 suini distrutti. A seguito di questi nuovi casi e tenuto conto dell’attività di sorveglianza svolta nelle regioni per l’anno 2006, il Ministero della Salute, con provvedimenti del 14 marzo e del 10 aprile 2007, ha sospeso l’accreditamento regionale prima per il Molise, poi per il Lazio.

 

Pertanto, ad oggi è vietato l’invio di suini dal Molise e dal Lazio verso gli Stati membri dell’UE ed i Paesi terzi. Inoltre, lo spostamento di suini da queste regioni sul territorio nazionale è consentito esclusivamente da aziende accreditate per la malattia vescicolare che siano state sottoposte nel 2006 all’attività di sorveglianza prevista dal Piano di eradicazione vigente e siano state controllate nel 2007 (il servizio veterinario deve indicare la data dell’ultimo controllo sul modello 4). Il Ministero ammette lo spostamento sul territorio nazionale di suini provenienti da aziende che lo scorso anno non siano state sottoposte all’attività di sorveglianza prevista, a condizione che tutti gli animali da spostare siano testati sierologicamente.

 

In  aggiunta a queste disposizioni, per la sola provincia di Frosinone, il Ministero della Salute ha disposto che lo spostamento di suini da questa provincia verso il resto del territorio nazionale venga consentito solo dopo che siano state controllate sierologicamente tutte le aziende da riproduzione e da ingrasso e solo dopo che sia stato effettuato il censimento ed il controllo di tutte le stalle di sosta.

 

Si segnala infine che dal mese di marzo sono stati denunciati anche 3 focolai in Campania nelle province di Salerno e Napoli (per complessivi 353 suini distrutti), 6 focolai in Abruzzo in provincia de L’Aquila (con 224 capi distrutti) e un focolaio nelle Marche in provincia di Ancona.

 

E’ pertanto necessario che gli allevatori continuino a prestare la massima attenzione al problema della vescicolare, intensifichino le misure di biosicurezza ed osservino rigidamente i protocolli per la pulizia e la disinfezione dei mezzi di trasporto.

 

 


 

RASSEGNA SUINICOLA 2007 – LIBRO APERTO

Intervento del Ministro, tavola rotonda ed incontri con gli allevatori

 

L’On. Paolo De Castro ha inaugurato mercoledì 18 aprile la 49^ edizione della Rassegna suinicola. Il Ministro, dopo aver visitato i padiglioni della fiera accompagnato dalle autorità e dal presidente Gusmaroli, si è intrattenuto con interesse ed apprezzamento presso lo spazio “Libro Aperto” e si è infine messo a disposizione degli allevatori per uno schietto e costruttivo confronto sui problemi del settore. L’incontro si è svolto nella gremitissima sala convegni ANAS. Il presidente di SIPER Franceschini ha rivolto il saluto degli organizzatori della fiera, mentre il presidente Gusmaroli ha presentato al Ministro, a nome anche delle altre Organizzazioni agricole, un documento che in modo pacato e pragmatico sintetizza gli aspetti critici del momento, tratteggia le possibili strategie per il rilancio e chiede il necessario sostegno del Ministero. L’On. De Castro ha condiviso l’analisi del presidente Gusmaroli, ha sottolineato l’urgenza di avviare politiche per favorire una più massiccia esportazione delle carni suine italiane, vista la sostanziale stabilità dei consumi interni, ed ha ribadito l’ineluttabilità della scelta per la differenziazione produttiva e la necessità di iniziative che tutelino nei mercati sempre più aperti i prodotti realizzati interamente nel nostro Paese. Infine, il Ministro ha assicurato l’impegno del suo dicastero per lo sviluppo di costruttive relazioni interprofessionali. La filiera suinicola vanta a questo proposito una serie di importanti realizzazioni ma le sfide che ci attendono richiedono un ulteriore salto di qualità. In questo senso si auspica che l’attività del Tavolo della filiera suinicola presso il Ministero possa diventare il necessario ed univoco punto di riferimento per una leale  condivisione tra i soggetti coinvolti, dall’allevamento alla distribuzione, di politiche che possano rafforzare la competitività del sistema produttivo italiano, assicurando redditività agli imprenditori agricoli.

 

Venerdì 20 aprile autorevoli rappresentanti dei Consorzi DOP e degli Istituti di controllo si sono confrontati sul tema “Punti critici e prospettive delle produzioni tutelate”. Il presidente del Consorzio del Prosciutto di Parma Tedeschi ha tracciato un quadro della situazione del distretto, ha indicato tra le cause delle attuali difficoltà una non decisa differenziazione qualitativa del prodotto DOP, ha prospettato la necessità di un maggior impegno a qualificare e promuovere maggiormente il prodotto DOP con la collaborazione degli allevatori ed infine ha richiamato l’attenzione sulla necessità di riequilibrare il rapporto tra offerta e domanda dei prosciutti DOP. Il direttore del Consorzio del Prosciutto di San Daniele, dopo una breve presentazione delle caratteristiche produttive del distretto friulano, ha ricordato la particolarità dei prosciutti DOP, produzione tutelata con un mercato non di nicchia ma di ampie dimensioni. Cicchetti ha tra l’altro fatto cenno al fenomeno in atto sia a San Daniele che a Parma della crescente integrazione tra attività di macellazione e stagionatura delle cosce. Il presidente del neonato Consorzio Salumi di Calabria Molinaro ha posto l’accenno sulla necessità di fare sistema e di sfruttare ogni possibile sinergia per promuovere le DOP italiane nel mondo. Il presidente del Consorzio Gran Suino Padano Sassi ha ribadito la valenza strategica del progetto di valorizzazione dei tagli di carne dei suini pesanti ed ha sottolineato l’importanza di una gestione condivisa tra macellatori ed allevatori. I direttori di IPQ Palmia ed INEQ Ciani hanno rispettivamente informato sull’attività di controllo della qualità del grasso e della conformità dei tipi genetici dei verri padri. Essi hanno richiamato l’attenzione dei presenti sulla stretta connessione tra  caratteristiche genetiche dei suini, i disciplinari fanno riferimento alle razze del Libro genealogico selezionate per il suino pesante, e idoneità delle carni alla produzione di prosciutti DOP con precise ed apprezzate caratteristiche qualitative. Infine, il presidente ANAS Gusmaroli ha ricordato l’impegno degli allevatori per le produzioni DOP, l’impegno per l’affermazione del GSP e del Suino Napoli in un quadro di rinnovate ed equilibrate relazioni di filiera, ed il contributo determinante dell’attività di selezione del Libro genealogico per assicurare elementi distintivi non disgiunti dall’efficienza alle produzioni DOP italiane.

 

Nel pomeriggio di venerdì 20 aprile un numeroso gruppo di allevatori e tecnici ha seguito la dotta esposizione del dr Buttazzoni – direttore tecnico ANAS – dal titolo                     “Attività degli schemi di selezione: risultati e novità”. Buttazzoni ha illustrato in dettaglio i trend genetici realizzati per ogni carattere considerato nella selezione delle razze Large White, Landrace e Duroc italiane. I risultati ottenuti hanno confermato le previsioni: è stato possibile consolidare gli aspetti qualitativi per la trasformazione e migliorare la produzione di tagli carnosi (lombo e coppa) e l’efficienza in allevamento. Per quanto riguarda le prestazioni riproduttive, è emerso che in seguito all’adozione dell’Indice prolificità il trend genetico della prolificità stessa ha subito una significativa accelerazione.

 

Sabato 21 aprile, infine, gli appassionati allevatori del Registro anagrafico hanno seguito la presentazione del dr Gallo – direttore ANAS – dal titolo “Attività di conservazione e valorizzazione dei tipi genetici autoctoni”. Il Registro anagrafico ha dimostrato di essere un efficace strumento per la conservazione dei tipi genetici autoctoni, le popolazioni interessate sono sei.  Sono stati illustrati i servizi informativi disponibili sul web ANAS e l’intensa attività di verifica  presso gli allevamenti. Infine sono state esaminate le prospettive delle diverse possibili iniziative per la valorizzazione di queste particolari produzioni.

 

 

 


 

PRESTAZIONI RIPRODUTTIVE RAZZE ITALIANE

 

Le razze Large White e Landrace sono comunemente usate per produrre in incrocio le scrofe d’allevamento. Il Libro genealogico italiano si è prefisso di ottenere scrofe robuste e longeve, capaci di produrre ed allevare suinetti vitali ed omogenei.

 

I dati rilevati con cadenza quindicinale negli allevamenti iscritti confermano un promettente trend positivo sia per quanto riguarda il numero di nati vivi e svezzati, sia per la durata della carriera riproduttiva della scrofa, aspetto questo che evidenzia un’impareggiabile capacità di adattamento alle condizioni di allevamento.

 

Nel corso del 2006 sono stati registrati per la razza LWI 35.633 parti, dei quali 10.170 in purezza e per la razza LI 5.753 parti, dei quali 1.980 in purezza.

 

I parti in purezza sono quelli che assicurano la rimonta della popolazione di razza pura in selezione. Le scrofe Large White italiana hanno prodotto mediamente covate di 11,11 suinetti, dei quali 10,48 nati vivi e 9,60 svezzati, le scrofe Landrace italiana hanno prodotto mediamente covate di 11,24 suinetti, dei quali 10,59 nati vivi e 9,58 svezzati.

Anche per la prolificità vengono calcolati gli Indici genetici ed il valore genetico medio delle primipare nate nel 2005 è stato di + 0,225 suinetti nati vivi per covata.

 

Le buone prestazioni riproduttive delle scrofe selezionate dal Libro genealogico sono confermate anche dai dati che da numerosi anni alcune Associazioni allevatori raccolgono negli allevamenti commerciali. In particolare l’APA di Milano – Lodi ha una serie storica che risale al 1998. I dati 2006 hanno permesso di confrontare le prestazioni delle scrofe Large White italiana x Landrace italiana con quelle delle scrofe appartenenti ad altri tipi genetici. Le scrofe derivate dalla selezione del Libro genealogico hanno prodotto covate con + 0,24 suinetti nati vivi e + 0,58 suinetti svezzati. La sopravvivenza sottoscrofa è superiore per le covate delle scrofe LWI x LI (+ 3,4%).

 

 

N. allevamenti

N.

scrofe

N.

nati vivi/covata

N. svezzati/covata

% sopravvivenza sottoscrofa

LWI x LI

37

6.513

11,00

9,43

85,7

Altre

52

5.576

10,76

8,85

82,3

differenze

 

 

+ 0,24

+ 0,58

+ 3,4

 

(Dati APA MI-LO)

 

 

PIU' MAMMELLE PER LE SCROFE DEL LIBRO GENEALOGICO

 

Le mammelle sono un aspetto morfo-funzionale che determina l'attitudine della scrofa ad essere una madre capace di allattare ed allevare covate sempre più  numerose.

 

Il Libro genealogico, primo esempio in Europa, ha introdotto nel 1992 la soglia del numero minimo di 14 per l'iscrizione delle femmine di razza Large White italiana e Landrace italiana. Da allora gli allevatori hanno riservato una particolare attenzione a questa caratteristica, favorendo nelle loro scelte riproduttive i soggetti che presentano apparati mammari ben conformati e numerosi.

 

I dati rilevati can cadenza quindicinale presso gli allevamenti all'atto dell'iscrizione di ogni soggetto al Libro genealogico evidenziano un costante e confortante miglioramento.

 

Il numero di mammelle regolari dei 31.556 soggetti di razza Large White italiana iscritti nel corso del 2006 è stato in media di 14,58 (minimo 14; massimo 20).   Il 42,2% dei capi presenta almeno 15 mammelle, nel 2000 erano meno del 30%. Per quanto riguarda i 7.070 soggetti di razza Landrace, il numero medio è stato di 14,62 (minimo 14; massimo 20). Ben il 44,8% della popolazione presenta almeno 15 mammelle, nel 2000 non raggiungeva il 35%.

 

 

DISTRIBUZIONE % SOGGETTI LWI E LI

PER NUMERO MAMMELLE

 


 

 

COMITATO DIRETTIVO

 

Il 17 aprile a Reggio Emilia si è riunito il Comitato direttivo dell’Associazione.

 

La difficile situazione del mercato dei suini, l’impegno a favorire il decollo della certificazione delle carni suine con il marchio GSP e le prospettive del Tavolo della filiera suinicola presso il Ministero sono stati gli argomenti al centro dei lavori del Comitato. Nell’occasione il Comitato ha pure approvato la relazione da presentare alla prossima Assemblea ordinaria dei soci, ha aggiornato alcune modalità amministrative riguardanti la certificazione dei suini riproduttori ibridi ed ha definito la posizione dell’Associazione per l’incontro con il Ministro ed il previsto confronto nell’ambito di Libro Aperto, evento ANAS in Rassegna Suinicola, con gli altri soggetti della filiera.

 

 

 


 

 

MANGIMI PER SUINI: IN ITALIA I PREZZI PIU’ ELEVATI

 

Secondo alcuni dati diffusi dalla Direzione Generale Agricoltura della Commissione Europea, in Italia i suinicoltori sostengono il costo più elevato d’Europa per l’acquisto dei mangimi.

 

Nel 2006 nel nostro Paese, per ogni 100 kg di mangime sono stati spesi in media 23,49€ (+4,9% rispetto al 2005).

 

Nella classifica seguono la Polonia con 22,41€/q e la Spagna con 22,18€/q, ma in ogni caso, i suinicoltori polacchi e spagnoli hanno speso rispettivamente il 4,6% ed il 5,6% in meno rispetto ai suinicoltori italiani.

 

Il divario aumenta se il confronto è fatto con il prezzo medio registrato in altri Paesi a forte vocazione suinicola: in Belgio il costo medio è stato inferiore del 12,9% rispetto a quello italiano, in Danimarca del 19,2%, in Olanda del 24% ed in Germania del 29,5%. Il Paese dell’Europa a 15 Stati che lo scorso anno ha registrato i prezzi medi più bassi è la Francia: con 15,91€/q i suinicoltori francesi hanno speso mediamente il 32,3% in meno di quelli italiani.  

 

Paesi

2005

2006

Diff.%  06/05

Italia

22,39

23,49

4,9

Polonia

21,39

22,41

4,8

Spagna

21,91

22,18

1,2

Irlanda

21,31

21,61

1,4

Belgio

19,64

20,46

4,2

Regno Unito

20,62

19,88

-3,6

Danimarca

18,25

18,99

4,0

Olanda

17,13

17,85

4,2

Austria

16,92

16,83

-0,5

Slovacchia

15,77

16,71

6,0

Germania

15,94

16,57

4,0

Francia

15,27

15,91

4,2

Repubblica Ceca

14,12

13,81

-2,2

EUR 25

18,74

19,35

3,3

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PASSERELLA VERRI I.A. ED ASTA

 

Mercoledì 4 aprile u.s. presso la Semenitaly di Modena si è tenuta la periodica presentazione dei verri operanti in I.A. nello Schema di Selezione del “Suino da Salumeria” e l’Asta dei verri che hanno completato il periodo di produzione convenzionata.

La Semenitaly SpA (MO) si è aggiudicata i verri: Large White italiana OGMIOS-IM CFR00293 per € 2.175,44 e OKEANOS-IM CVP00252 per € 2.493,52.

 

Al termine dell’Asta è stata effettuata la presentazione dei seguenti giovani verri entrati di recente nel circuito I.A. del Libro genealogico: Large White italiana OTTIMO-KA MRT11799, ORO PEA26906; Landrace italiana LOUIS-JU BTZ01413 e LIBERO-IR CAB13937; Duroc italiana SLAM-PA PAS00562, SPIO AAM19527 e SMIRNO-RE LO030515.