ANAS NOTIZIE

Anno 2007 – Numero 3

 

 

 

Sommario

 

 

 

 

 

  razze italiane

 

 

 

 

 

 

 


 

SUINICOLTURA ITALIANA

-Un settore in cerca di rilancio

 

 

I dati 2006 mettono in luce alcune criticità. Innanzitutto il favorevole trend in aumento dei consumi di carne suina ha ulteriormente favorito le importazioni di suini vivi e soprattutto di carni, tra cui primeggiano le cosce. Di contro le esportazioni, pur migliorando in valore, segnano il passo per quanto riguarda le quantità. Se a queste sommarie considerazioni si aggiunge l’ineluttabile evoluzione rialzista dei costi dei cereali per l’alimentazione dei suini lo scenario complessivo assume contorni preoccupanti. Ciò genera negli allevatori senso di disagio ed incertezza. Una timida risposta alle difficoltà può essere letta nei dati che indicano per la prima volta una inversione di tendenza nel numero di suini certificati per il circuito delle DOP ed un aumento dei suini destinati ad altre lavorazioni. Si tratta di un fenomeno interessante ma che da solo non può essere risolutivo. Le tradizionali filiere DOP sembra soffrano di una crisi di identità. La crescente competizione di prodotti “non marchiati” che si avvantaggiano dell’immagine creata dalla produzioni DOP rappresenta una grave insidia per la tenuta del sistema. A nostro avviso è necessario un rinnovato patto tra allevatori ed industria di trasformazione delle carni per rafforzare gli elementi di distinzione e pregio delle nostre  DOP, partendo dai prosciutti per arrivare al neonato Gran Suino Padano. In questo senso il Tavolo della filiera suinicola, di recente istituito presso il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, può costituire lo strumento per raggiungere questo importante ed inderogabile traguardo.

 

 

 

 

 

 LA SUINICOLTURA NEL 2006

-Un primo bilancio

 

Secondo le prime stime realizzate dall’ANAS, il 2006 si chiude con un bilancio abbastanza positivo per quanto riguarda le quotazioni dei capi suini, ma anche con alcune tendenze che inducono a riflettere sulle prospettive future del nostro settore.

 

La sostanziale stabilità dei livelli produttivi ha favorito il buon andamento delle quotazioni dei capi suini vivi. La produzione di suini grassi, nel 2006 dovrebbe essere cresciuta solo dello 0,3% per un totale di 12.544.000 capi. Per contro, nel circuito delle produzioni tutelate si stima una diminuzione dell’1,9% del numero dei capi destinati ai prosciutti DOP, per un probabile totale di  8.869.000 (sono disponibili i dati consuntivi solo fino a novembre).

Secondo le stime, è invece cresciuto del 9,7% il valore della produzione suinicola nazionale che lo scorso anno dovrebbe essere stato pari a circa 2.255.518.000€.

 

Nel 2006  aumentano del 3,5% le macellazioni di capi suini: in tutto in Italia dovrebbero essere stati macellati 13.460.597 capi, il 14,7% dei quali dovrebbe essere di provenienza estera.

Questa è appunto una nota dolente del bilancio della suinicoltura italiana nel 2006: le importazioni sia di suini vivi che di carni suine sono aumentate considerevolmente rispetto al 2005.

Per quanto riguarda i capi vivi si stima che nello scorso anno ne siano stati importati il 12,6% in più rispetto al 2005, per una spesa complessiva di circa 62.840.000€ (spesa in aumento del 16,1%). Lo stesso può dirsi delle carni: rispetto al 2005 ne dovremmo aver importate il 2,2% in più per un totale di 914.063 t circa e per un valore pari a 1.846.178.000€, con una spesa cresciuta del 10,9% rispetto al 2005 e di fatto poco distante dal valore di tutta la produzione suinicola italiana.

Nel segmento delle importazioni delle carni si segnala un tendenziale aumento dell’import di carni fresche e soprattutto di carni lavorate, con particolare riguardo ai prosciutti.

 

Per quanto concerne l’export, le stime elaborate dall’ANAS indicano un calo dello 0,6% del flusso delle nostre esportazioni. In tutto l’Italia ha venduto all’estero 240.404 t di carne suina (peso equivalente carne fresca) per un valore di 850.821.000€, cresciuto del 3,5% rispetto al 2005. Scendendo nel dettaglio, si segnala una contrazione delle esportazioni di carni fresche e congelate e, nel segmento delle carni lavorate (che comunque registrano un incremento delle vendite all’estero del 6,7%) diminuisce l’export dei prosciutti con osso.

 

Nel 2006 i consumi di carne suina sono aumentati del 3,1% rispetto al 2005: in Italia si sono consumate 2.234.012 t circa di carne suina (equivalente carcassa), corrispondente ad un consumo pro-capite di 38,02 kg.

L’aumento della domanda interna è stato sopperito integralmente da un incremento delle importazioni di suini e carni, pertanto la percentuale di autoapprovvigionamento nel 2006, pari al 65,09%, registra una flessione del 3,1% rispetto al 2005.

 

Per quel che riguarda l’andamento dei prezzi, in base ad una stima realizzata sulle medie annuali delle quotazioni rilevate presso le Camere di Commercio di Modena, Mantova e Milano, nel 2006 il prezzo dei suinetti da 15-25kg è aumentato del 6,3%, quello dei suini da 90-115kg dell’11,3% e le quotazioni dei suini da 156-176kg (per Mantova 160-180kg) sono cresciute mediamente del 9,9% rispetto al 2005.

 

All’andamento positivo delle quotazioni dei capi suini tuttavia si è accompagnato un rialzo dei prezzi delle materie prime per mangimi: il prezzo del mais nazionale è cresciuto del 12,6% rispetto al 2005, quello dell’orzo del 9,0% e la quotazione della crusca di frumento tenero del 18,0%. In flessione invece il prezzo medio annuo della farina di soia che ha registrato una contrazione del 5,3% rispetto al 2005.

 

- Produzione degli allevamenti italiani

 

 

 

 

  Numero suini

 

12.544.000 capi

 

(+ 0,3% rispetto al 2005)

  Numero di suini certificati

 

 

 

 

 

  per prosciutti PR e SD

8.868.816 capi

 

(-1,9% rispetto al 2005)

  Valore franco azienda

 

 

 

 

 

  Iva esclusa

 

2.255.518.000 €

 

(+ 9,7% rispetto al 2005)

 

 

 

 

 

 

 

 

- Numero di suini macellati in Italia

 

 

 

 

  Nati in Italia

 

12.544.000 capi

 

(+ 0,3% rispetto al 2005)

  Nati all'estero

 

916.597 capi

 

(+ 82,5% rispetto al 2005)

  Totale

 

 

13.460.597 capi

 

(+ 3,5% rispetto al 2005)

 

 

 

 

 

 

 

 

- Produzione carcasse di suini

 

 

 

 

 

  Nati in Italia

 

1.454.101 t

 

(- 0,2% rispetto al 2005)

  Nati all'estero

 

106.252 t

 

(+ 81,7% rispetto al 2005)

  Totale

 

 

1.560.352 t

 

(+  3,0% rispetto al 2005)

 

 

 

 

 

 

 

 

- Import

 

 

 

 

 

 

 

  di suini vivi 

 

 

45.818 t

 

(+ 12,6% rispetto al 2005)

 

 

 

 

 

 

 

 

- Valore import suini vivi :   

62.840.000 €

 

(+ 16,1% rispetto al 2005)

 

 

 

 

 

 

 

 

- Import carni

 

914.063 t

 

(+ 2,2% rispetto al 2005)

   (inclusi lardo, grasso, strutto, frattaglie e fegati)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

- Valore import carni  

1.846.178.000 €

 

(+ 10,9% rispetto al 2005)

 

 

 

 

 

 

 

 

- Export

 

 

240.404 t

 

(- 0,6% rispetto al 2005)

 (peso equivalente carne fresca - Sono inclusi suini vivi, carni, lardo, grasso, strutto, frattaglie e fegati)

 

 

 

 

 

 

 

 

- Valore export

 

850.821.000 €

 

(+ 3,8% rispetto al 2005)

 

 

 

 

 

 

 

 

- Consumi

 

 

 

 

 

 

 

   (equivalente carcassa)

2.234.012 t

 

(+ 3,1% rispetto al 2005)

 

 

 

 

 

 

 

 

- Consumi pro-capite

 

 

 

 

 

 

   (equivalente carcassa)

38,02 kg

 

(+ 3,1% rispetto al 2005)

 

 

 

 

 

 

 

 

- % autoapprovvigionamento

65,09%

 

(- 3,1% rispetto al  2005)

 

 

 

 

 

ORGANIZZAZIONE COMUNE DI MERCATO (OCM)

- Il Consiglio Europeo propone una semplificazione della normativa. 

 

Il Consiglio europeo ha recentemente avanzato la proposta di un nuovo regolamento comunitario con lo scopo di rivedere ben 21 regolamenti settoriali relativi a specifiche organizzazioni comuni di mercato (OCM) e di riunirli in un unico regolamento.

 

Il nuovo regolamento semplificherebbe l’attuale disciplina giuridica delle OCM e si applicherebbe a tutti i prodotti agricoli oggi regolamentati come ad esempio le carni bovine, le carni suine, il pollame, il latte e i prodotti lattiero caseari, i cereali, il riso, l’olio di oliva, lo zucchero, ecc.

 

Lo scopo di questa revisione è quello di “rendere la normativa più trasparente, snella e comprensibile”, di “sfoltire la burocrazia nel settore agricolo”, alleggerendo i costi a carico delle aziende ed assicurando al cittadino europeo un buon rapporto qualità/prezzo dei prodotti.

 

La struttura proposta per la nuova organizzazione comune di mercato ricalca in sostanza quella già definita per la maggior parte dei regolamenti OCM in vigore e dovrebbe includere le disposizioni sul mercato interno (intervento pubblico, ammasso privato, misure speciali di intervento, quote, regimi di aiuto), le disposizioni sugli scambi con i Paesi terzi (titoli, dazi all’importazione, contingenti tariffari, misure speciali di salvaguardia, restituzioni all’esportazione, clausola di salvaguardia e regime di perfezionamento attivo o passivo), le norme sulla concorrenza (antitrust, aiuti di Stato).

 

Saranno inoltre incorporati nella proposta di regolamento anche altri regolamenti, diversi da quelli “base” sulle OCM. Ad esempio, per quanto riguarda i suini, saranno incluse nel nuovo testo anche le norme che disciplinano la concessione degli aiuti all’ammasso privato (Regolamento CEE n. 2763/75) e le norme che determinano la tabella comunitaria di classificazione delle carcasse di suino (Regolamento CEE n. 3220/84)

 

Il nuovo testo includerà anche alcune disposizioni generali per disciplinare ad esempio le turbative di mercato, i comitati di gestione e le disposizioni transitorie e finali che indicheranno  tutti gli atti abrogati e con cui sarà precisata l’entrata in vigore delle nuove norme.

 

 

 

 

 

BSE: PICCOLE APERTURE DELLA UE SULL’ALIMENTAZIONE DEGLI ANIMALI

 

Trascorsi sei anni dall’emergenza BSE che ha interessato tutta l’Europa, la Commissione Europea ha parzialmente modificato le disposizioni per la prevenzione, il controllo e l’eradicazione delle encefalopatie spongiformi trasmissibili introdotte dal Regolamento 999/2001 e successive modifiche.

 

Il nuovo Regolamento comunitario 1923/2006 dello scorso 18 dicembre ha sostanzialmente confermato il divieto di somministrazione delle proteine animali ai ruminanti ed agli animali diversi dai ruminanti.

La norma tuttavia contiene due aperture: la prima riguarda i ruminanti e consiste nella possibilità che la Commissione decida di autorizzare nella loro alimentazione proteine prodotte a partire dai pesci. La seconda, inserita nei consideranda che precedono gli articoli del Regolamento, stabilisce che dovrebbe essere autorizzato l’uso di alcune proteine animali trasformate provenienti da non ruminanti per l’alimentazione dei non ruminanti, pur nel rispetto del principio del non cannibalismo.

 

In sostanza comincia a prendere forma la possibilità che nel prossimo futuro la Commissione autorizzi l’uso delle farine di pesce per i giovani ruminanti e l’utilizzo di farine animali (purché non si tratti di ruminanti o suidi) per i suini.

 

Si ricorda che al momento si possono somministrare ai suini, oltre agli alimenti di origine vegetale, il latte e i prodotti lattiero-caseari, le uova e i prodotti a base di uova, le gelatine derivate da non ruminanti, il fosfato dicalcico e tricalcico, le proteine idrolizzate derivate da cuoiami e pelli e le farine di pesce, purché siano rispettate determinate condizioni specificate dai Regolamenti 1774/2002 e 1234/2003.

 

 

 

 


MIGLIORAMENTO GENETICO E PRODUZIONI DOP

-Nel 2006 ulteriore consolidamento delle caratteristiche differenziali delle razze italiane

 

Le caratteristiche genetiche dei riproduttori di razza Large White italiana, Landrace italiana e Duroc italiana sono sempre più distinte da quelle dei soggetti selezionati all’estero.

 

La conferma viene dalla attività di valutazione genetica presso il Centro genetico ANAS.

La stima del valore genetico dei soggetti viene effettuata rilevando in condizioni sperimentali le prestazioni in allevamento, al macello ed al prosciuttificio di gruppi di suini opportunamente scelti (Sib test).

 

I dati 2006 evidenziano, come già avvenuto negli anni precedenti, la netta superiorità dei suini figli di riproduttori di origine italiana rispetto a quelli derivati almeno in parte (un genitore) da “genetiche” straniere.

 

       INDICE SELEZIONE – MEDIE 2006

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le linee selezionate in Italia per il suino pesante presentano le caratteristiche attese.

Le loro carni interagiscono con il sale ed i processi di asciugatura in modo equilibrato, assicurando ottimi risultati organolettici, mentre quelle dei suini derivati da “famiglie” straniere presentano  significative perdite di liquidi ed una predisposizione alla produzione di prodotti con più alto contenuto salino e con più intensa degradazione proteica. L’indicatore di queste caratteristiche è l’indice genetico CALO (perdita di peso delle cosce durante la prima salatura), maggiore è il suo valore peggiore è la predisposizione genetica dei suini. Quelli di origine straniera, appartenenti alle tre razze del “suino pesante” e testati nel 2006, hanno presentato rispetto a quelli di origine italiana valori più alti e quindi sfavorevoli. I differenziali sono significativi: +12 g Large White, +12 g  Landrace e +11 g Duroc.

 

Analogamente i prodotti della selezione italiana assicurano la necessaria copertura di lardo delle cosce. Le cosce che ne difettano sono definite in gergo “magroni”. Si tratta di una delle principali cause di “non conformità” del prodotto destinato a DOP. Inoltre, il ridotto spessore del lardo è sfavorevolmente correlato con la qualità dello stesso (Numero di Iodio superiore a 70).

 

Sempre i dati del Sib test evidenziano la eccessiva magrezza delle “genetiche” straniere, il loro valore genetico medio per lo spessore del lardo rispetto a quella italiana è: - 2,6 mm nella Large White, -2,6 mm nella Landrace e -0,1 mm nella Duroc.

 

In conclusione, i risultati del 2006 confermano il fondamentale contributo della selezione italiana alla politica di differenziazione del prodotto, via obbligata per assicurare competitività e redditività al nostro sistema produttivo.

 

 

 

 

 

 

 

 MALATTIA VESCICOLARE

-Cambiano le province sottoposte a restrizioni

 

Con provvedimenti del 17 e 26 gennaio scorsi, il Ministero della Salute ha revocato le disposizioni restrittive alla movimentazione dei suini nelle province venete di Verona, Padova, Vicenza ed in quella lombarda di Bergamo.

Dopo i focolai di San Benedetto Po (MN) e di Verolavecchia (BS) dello scorso 12 gennaio per cui sono stati distrutti ben 11.818 suini, sono ad oggi (2.2.2007) confermati solo tre focolai: due in provincia di Campobasso (si tratta in tutto di due capi) ed uno a Monza (MI) il 30 gennaio 2007, in un allevamento da riproduzione con 57 suini presenti.

In seguito a quest’ultimo focolaio, il Ministero della Salute, con provvedimento dello scorso 1 febbraio, ha aggiunto la provincia di Milano all’elenco delle province “chiuse” per la vescicolare. Stando alle disposizioni ministeriali, sono attualmente vietate le movimentazioni nelle province di Brescia, Mantova e Milano sia pure con le eccezioni precisate nella nota ministeriale del 19 dicembre 2006.

Si auspica che non seguano altri casi a quelli sopra indicati e che al più presto l’emergenza vescicolare che ha interessato queste regioni possa dirsi definitivamente superata.

 

 

 

 

 

 

WORKSHOP SULLA CASTRAZIONE DEI SUINETTI: ASPETTI ECONOMICI E SCIENTIFICI

 

Da anni i gruppi di opinione più sensibili alle questioni relative al benessere degli animali allevati sollecitano la messa a punto e l’adozione di tecniche che consentano di evitare la castrazione dei suinetti maschi. Il giorno 29 gennaio u.s. si è tenuta presso la Commissione Europea una riunione tra gli esperti di tutti i Paesi dell’ Unione per esaminare la questione da un punto di vista tecnico.

Ad oggi tutte le ricerche effettuate nei diversi paesi hanno indagato l’immunocastrazione che consiste nell’iniezione di una molecola che, legandosi al releasing factor dell’ormone responsabile dello sviluppo del testicolo, stimola la produzione  di anticorpi anti-ormonali.

A parte ogni considerazione sul suo gradimento da parte dei consumatori, la tecnica presenta grossi limiti in termini di uniformità e  reversibilità degli effetti.

Da colloqui informali risulta che anche in paesi che avevano già fissato nel 2009 il termine della pratica della castrazione  (ad esempio la Norvegia) stanno pensando di rinviare tale scadenza.

L’ANAS seguirà attentamente la questione, molto rilevante per il suino pesante, e terrà informati gli allevatori sugli ulteriori ed eventuali sviluppi della materia.

 

 

 

 

MORA ROMAGNOLA: INCONTRO PROMOSSO DALL’AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE DI FORLI’

 

Il 30 gennaio scorso si è tenuta presso la sede dell’Amministrazione provinciale di Forlì una riunione per approfondire alcune problematiche riguardanti l’allevamento della razza autoctona Mora Romagnola. All’incontro hanno preso parte rappresentanti delle province di Forlì e Ravenna, delle Comunità montane interessate, delle Associazioni provinciali allevatori locali e la direzione ANAS.

L’attività di conservazione della razza in capo al Registro Anagrafico coinvolge circa una quarantina di allevamenti. Negli ultimi mesi ANAS ha dedicato una particolare attenzione a questa realtà, effettuando un capillare monitoraggio di tutti i soggetti iscritti al Registro Anagrafico e verificando in dettaglio la conformità delle pratiche di riproduzione in purezza adottate dagli allevatori. Infatti, la gestione della riproduzione secondo criteri che consentono il contenimento della consanguineità costituisce l’aspetto determinante per il successo dell’azione di salvaguardia. L’allevamento di una popolazione ben caratterizzata (rispetto standard di razza) e con un equilibrata variabilità genetica (ridotta consanguineità) rappresenta l’inderogabile punto di riferimento e di partenza per ogni iniziativa di valorizzazione delle produzioni attraverso lo sfruttamento di un promettente mercato di nicchia.

 

 

 

 

 

 

FIERA AGRICOLA-ZOOTECNICA NAZIONALE DI MONTICHIARI

 

Dal 2 al 4 febbraio u.s. ANAS è stata presente con proprio stand nell’ambito dell’esposizione ITALIALLEVA alla Fiera di Montichiari (BS). La manifestazione bresciana ha avuto quest’anno un rilievo particolare, perché ha sostituito il tradizionale appuntamento della Fiera agricola di Verona. Purtroppo la nota situazione sanitaria dovuta all’epidemia di MVS ha impedito lo svolgimento di una Mostra esposizione di suini. In ogni caso lo stand ANAS è stato un punto di incontro per numerosi suinicoltori ed ha permesso all’Associazione di informare e promuovere le proprie attività.