ANAS NOTIZIE

Anno 2006 – Numero 9

 

 

 

Sommario

 

·        TIPICITA’  E VALORIZZAZIONE

·        LE FONDAMENTA DELLA QUALITA: LA SELEZIONE PER LA SALUMERIA
-Confronto, approfondimento e comunicazione

·        MERCATO SUINICOLO MONDIALE
-La situazione nel 2005

 

·        MERCATO COMUNITARIO DELLE CARNI
-Le previsioni della Commissione Europea

 

·        ANAS INCONTRA GLI ALLEVATORI DELLE REGIONI MERIDIONALI

 

·        PROSCIUTTI DOP
-L’attività di salagione dei primi otto mesi dell’anno

 

·        RAZZA SARDA

 

·        SICURA

 

·        LE FONDAMENTA DELLA QUALITA’: LA SELEZIONE PER LA SALUMERIA

           “ALLEVAMENTI PREMIATI”

 

 

TIPICITA’ E VALORIZZAZIONE

 

L’ANAS ha voluto affrontare un tema impegnativo ma che rappresenta il cuore dell’attività dell’Associazione e che ha offerto anche la possibilità di illustrare le logiche seguite da almeno sedici anni ed i risultati ottenuti in questo periodo.

 

Oggi la carne del suino italiano pesante non è più “materia prima”, semplice derrata alimentare che una sapiente lavorazione riesce a trasformare in prodotto di qualità: essa è invece, prima ancora di essere sezionata, il prodotto di un lungo processo selettivo e di allevamento estremamente complesso e sofisticato.

 

La selezione ufficiale italiana ha scelto da molti anni, anche su forte sollecitazione del Ministero agricolo, la strada della differenziazione qualitativa dei propri suini, con un marcato orientamento alla trasformazione stagionata delle loro carni. Si tratta di una scelta irrevocabile, sancita anche dai Disciplinari delle più importanti DOP che fanno esplicito riferimento al Libro genealogico italiano per la produzione del suino pesante.

 

Da anni i suinicoltori auspicano ed operano per un più diretto collegamento con l’industria di trasformazione delle carni, convinti che solo da un dialogo continuo con gli utilizzatori finali possano svilupparsi rapporti soddisfacenti ed unità di intenti con gli altri anelli della  filiera produttiva suinicola.

 

Da parte nostra, stiamo profondendo il massimo impegno per il miglioramento genetico dei suini mirato all’impiego salumiero delle loro carni.

Siamo infatti convinti che già oggi, e sempre più in futuro, la qualità dei suini utilizzati sarà un elemento essenziale per ottenere prodotti DOP di qualità.

 

Giandomenico Gusmaroli

 

 

Le fondamenta della Qualità: la selezione per la salumeria

-Confronto, approfondimento e comunicazione

 

Venerdì 15 settembre alcune centinai di operatori del settore, in prevalenza allevatori provenienti da ogni regione italiana, si sono dati appuntamento nella suggestiva cornice della settecentesca Villa Pellegrini Cipolla in occasione dell’evento organizzato da ANAS.

Il presidente Gusmaroli ha dato il benvenuto ed ha sottolineato in modo esplicito il significato dell’iniziativa e la posizione di ANAS rispetto alla inderogabilità della scelta per la differenziazione qualitativa delle produzioni italiane. Con queste premesse i primo confronto sul tema “Suini tipici per il prodotto tipico” non ha deluso le attese. Ha esordito Pietro Molinaro, riconosciuto artefice della più importante iniziativa di sviluppo e valorizzazione della suinicoltura calabrese. Egli ha illustrato la situazione delle quattro DOP dei salumi di Calabria, ha messo in evidenza come la scelta delle produzioni tipiche tutelate sia l’unica che possa consentire prospettive di sviluppo della suinicoltura.  Ha sostenuto la necessità di proseguire con coerenza e determinazione sulla strada intrapresa, che prevede uno stretto collegamento tra territorio, razze selezionate in Italia, patrimonio di conoscenze e tradizioni peculiari. Un importante esempio è il progetto della nuova denominazione delle carni suine “Suino Napoli” che interessa le sei regioni meridionali e riqualifica la produzione di suini ben caratterizzati per occupare spazi di mercato erosi dal prodotto di importazione. Franz J. Mitterutzner, direttore del Consorzio Speck Alto Adige, ha informato sulla interessante evoluzione del distretto dello speck (2,5 milioni di pezzi IGP e più di 5 milioni di pezzi totali). Le cosce utilizzate sono quasi esclusivamente di origine nord europea, ma i produttori si stanno interrogando sulla opportunità di iniziare a accrescere gli elementi di distinzione del prodotto IGP facendo ricorso alle cosce di suini nati, allevati e macellati nelle regioni subalpine italiane. Per questo motivo è in corso da tempo un approfondimento tecnico-organizzativo con ANAS che potrebbe portare una profonda innovazione del sistema produttivo. Francesco Ciani, direttore INEQ, si è soffermato sull’attività di controllo degli Istituti (IPQ/INEQ). Il circuito interessato comprende i due importanti distretti dei prosciutti di Parma e San Daniele ma anche altre significative realtà di trasformazione per un totale di 18 denominazioni. Una recente e qualificata iniziativa adottata dagli Istituti è stata la verifica della conformità del tipo genetico del verro padre dei suini certificati, con il preciso riferimento alla selezione del Libro genealogico italiano. Si è trattato di un lavoro complesso ed impegnativo, i cui risultati però confermano l’importanza del controllo al fine di avviare alla stagionatura cosce con precise caratteristiche qualitative e più rispondenti alle esigenze dei lunghi processi di lavorazione. 

Stefano Tedeschi, presidente del Consorzio del prosciutto di Parma, ha incentrato il suo intervento sulla necessità di recuperare un rapporto di stretta collaborazione e dialogo tra gli anelli della filiera, partendo dagli allevatori ed arrivando ai trasformatori. Ha ribadito l’importanza di una nuova progettualità di filiera, che tenga conto dell’evoluzione del mercato e che si basi su azioni coerenti nella direzione di una sempre più distinguibile qualità del prodotto a DOP. In questo senso è fondamentale il contributo assicurato dall’allevamento di suini con precise caratteristiche genetiche. L’attenta gestione dei flussi produttivi e il rafforzamento degli elementi di distinzione qualitativa dei prosciutti DOP sono i due assi per riposizionarsi sul mercato ed accrescere il valore aggiunto lungo la filiera.  Laura La Torre, direttore generale per la qualità dei prodotti agroalimentari del MiPAAF, ha concluso la sessione di lavoro ribadendo la convinta scelta dell’Amministrazione a difesa delle produzioni tipiche. Prendendo spunto dalla vicenda del Salame Cremona, il cui iter autorizzativo comunitario ha incontrato l’opposizione di alcuni Paesi (Olanda e Germania), ha sottolineato la necessità di operare per accrescere gli aspetti che contraddistinguono nettamente i suini prodotti in Italia da quelli dei Paesi nord europei. Inoltre, ella ha colto l’occasione per rivolgere un forte appello agli allevatori per una convinta e massiccia adesione alla nuova denominazione Gran Suino Padano. Si tratta di una iniziativa di portata strategica per la suinicoltura italiana, il GSP è lo strumento che potenzialmente può ridare fiato al potere contrattuale degli allevatori e può favorire rapporti più equilibrati con la GDO. Infine, ci sono stati gli interventi di saluto di Piero Emilio Sbarra, per conto di AIA e IPQ, e di Ugo Sassi, che in qualità di presidente del Consorzio GSP ha colto l’occasione per sottolineare le rilevanti opportunità di sviluppo che la nuova denominazione offre.

“Le finalità della selezione italiana”, Luca Buttazzoni, direttore tecnico ANAS, ha esordito con una analisi delle condizioni economiche in cui operano gli allevatori del suino pesante. Negli ultimi anni si assiste ad una progressiva riduzione della differenza di prezzo tra suini pesanti e suini leggeri europei, nel 2005 la differenza tra Milano ed Utrecht si è ridotta a poco meno del 7% mentre i costi di produzione italiani sono risultati, secondo stime CRPA, del 16% maggiori a quelli olandesi. Altro fenomeno interessante ed allo stesso tempo preoccupante è quello del tendenziale recupero del “gap” di prezzo da parte delle cosce olandesi e  dell’aumento del differenziale a favore dei lombi esteri. Buttazzoni ha quindi esposto dati sulla composizione del valore del suino macellato. Emerge che le cosce oggi rappresentano al massimo il 40% del valore macellato ed i lombi circa il 30%. Il grave problema è che si tratta di due produzioni diverse che richiedono suini molto diversi. ANAS ha fatto una scelta netta per la differenziazione qualitativa del suino pesante, convinta che questa sia l’unica strada che possa da un lato garantire la qualità delle produzioni DOP e dall’altro un’equa distribuzione del valore aggiunto. In questo quadro, l’iniziativa del Gran Suino Padano è stata progettata per sostenere prodotti trasformati non altrimenti tutelati ma soprattutto per promuovere quei tagli del suino pesante che debbano essere consumati freschi. Si tratta di prodotti che non possono avere una spiccata specificità per il consumo fresco, ma che possono offrire al consumatore la certezza della loro provenienza e delle condizioni di allevamento. Come storicamente è sempre stato, i tagli freschi del suino pesante sono sinergici ai tagli destinati alla trasformazione. Al termine della sua esposizione, Buttazzoni ha in sintesi definito gli obiettivi della selezione per il suino pesante come segue: mantenere la qualità della carne per la trasformazione, assicurare la copertura di lardo delle cosce, e per quanto possibile aumentare la quantità di lombi e l’efficienza di conversione alimentare. In ogni caso viene perseguito il miglioramento dei caratteri riproduttivi e la longevità. Maurizio Gallo, direttore ANAS, ha posto l’accento sugli aspetti che caratterizzano la selezione del Libro genealogico per la qualità della coscia. Le soluzioni originali adottate hanno permesso di consolidare l’idoneità per la trasformazione, esaltando gli elementi di tipicità: migliore resa di stagionatura, corretta interazione col sale, assenza dei difetti (magroni, infiltrazioni grasso, molloni, grasso untuoso, PSE, ecc.). Naturalmente questi vincoli qualitativi hanno reso più oneroso il miglioramento genetico della produttività. In ogni caso annualmente si realizza un guadagno genetico per l’efficienza alimentare (da 1,28 a 2,88 Kg mangime) e per la quantità di lombi e coppe (da 228 a 366 g). La decisa azione nella direzione della differenziazione qualitativa delle carni ha permesso di plasmare una popolazione di suini con caratteristiche genetiche ben distinte da quelle delle razze selezionate negli altri Paesi europei. Gli aspetti più rilevanti sono la giusta copertura di lardo delle cosce, il ridotto calo di salagione (indicatore della regolarità de processo di stagionatura), l’assenza dell’infiltrazione di grasso tra le fibre muscolari della coscia.  Gallo ha quindi affrontato il tema dell’efficienza riproduttiva. La selezione per la trasformazione salumiera ha dimostrato di essere sinergica rispetto a quella per la riproduzione. I suini del Libro genealogico sono fisiologicamente equilibrati e si adattano facilmente alle diverse condizioni di allevamento. La prolificità delle scrofe, valutata come numero di nati vivi per parto, è in costante aumento. Le scrofe risultano particolarmente robuste e longeve (è ridotto il numero di scrofe scartate e di conseguenza la forzata ed onerosa introduzione di scrofette) ed i suinetti più vitali: la mortalità dei suinetti prima dello svezzamento è di circa un terzo inferiore a quella registrata in altri Paesi europei. In conclusione Gallo ha affermato che i risultati ottenuti rappresentano l’equilibrio più avanzato che è stato possibile raggiungere tra “qualità” ed efficienza produttiva”.

“Esperienze di allevamento e macello a confronto”, Giulio Zucchi, ordinario di Zooeconomia dell’Università di Bologna, ha moderato la tavola rotonda conclusiva che ha visto protagonisti i rappresentanti di alcuni significativi allevamenti del circuito del suino pesante e del macello Italcarni. Enrico Bonetto, Sauro Guerzoni e Massimo Cigognini, rispettivamente di Agriallevamenti Bonetto (Cuneo), Suingras di Fontanesi (Mantova) e Unipig (Modena) hanno presentato le rispettive esperienze aziendali. I tre allevamenti hanno scelto l’indirizzo del Libro genealogico per corrispondere meglio alle richieste del circuito dei prosciutti DOP. La scelta è stata premiata dai risultati ottenuti e soprattutto è stato confortante rilevare la marcata efficienza riproduttiva delle scrofe (Large White italiana x Landrace italiana). Roberto Sonzini, tecnico Italcarni, dopo una interessante presentazione della realtà aziendale, ha dettagliatamente affrontato l’argomento della valutazione oggettiva delle caratteristiche dei suini macellati. L’esperienza Italcarni ha portato ad individuare nei suini di peso vivo compreso tra i 156 ed i 176 Kg e con una percentuale di carne magra (FOM) tra il 45 ed il 50% (Classe R) i soggetti più idonei per le lavorazioni a DOP. Secondo Sonzini è critica l’incidenza dei soggetti che presentano una carnosità superiore (nel 2005 quasi il 45% dei capi macellati), da questi soggetti difficilmente si ottengono cosce conformi ai disciplinari dei prosciutti DOP.  Sono stati quindi presentati i dati di quattro allevamenti fornitori che utilizzano la genetica del Libro genealogico (circa 70.000 suini, pari al 10% del totale macellato). Il prodotto è risultato sia nel 2004 che nel 2005 nel giusto intervallo di peso vivo e di carnosità (tra 48,59 e 49,42%) e soprattutto ha presentato una maggiore uniformità  rispetto a quella media del macello, che nel 2005 è stata del 74,51%.

 


 

MERCATO SUINICOLO MONDIALE

-La situazione nel 2005

 

Nel 2005 la consistenza mondiale di carne suina è cresciuta dell’1,8% a causa della crescita del patrimonio della Cina (+3,4% rispetto al 2004) e del Brasile (+4,0%). Se nell’Unione Europea, negli Stati Uniti ed in Canada  il numero di suini presenti è rimasto sostanzialmente invariato (UE +0,4%; USA +1,0%; Canada +0,7%), in Russia, in Ucraina e negli altri Paesi dell’Est il calo è stato rispettivamente di -16,3%, -9,8% e -5,3%. Il Giappone ha invece registrato una situazione stazionaria e l’Estremo Oriente un calo del 2,5%.

 

La Cina, con i suoi 482 milioni di capi ha raggiunto il 60% della consistenza suinicola mondiale che nel 2005 ammontava a circa 804 milioni capi suini. Al secondo posto si colloca l’Unione Europea, con i suoi 152 milioni di capi suini, seguita dagli Stati Uniti (61 milioni di capi), dal Brasile (34 milioni di capi), dall’Estremo Oriente (27 milioni di capi), dal Canada (15 milioni di suini) e dai Paesi dell’Est Europeo (circa 25 milioni di capi).

 

In totale, a livello mondiale, sono stati prodotti 102,7 milioni di t di carne suina, dato in aumento dell’1,8% rispetto al 2004. L’Unione Europea, con i suoi 21,352 milioni di t prodotti, ha registrato una leggera flessione rispetto al 2004, pari allo 0,2%. Cala dell’1,7% la produzione del Giappone (1,241 milioni di t di carne suina prodotta nel 2005), dello 0,6% quella della Russia (1,715 milioni di t) e dello 0,3% quella del Canada (1,93 milioni t). In sensibile aumento invece la produzione di carne suina di Cina e Brasile (rispettivamente pari a 48,9 milioni di t e 2,76 milioni di t) che, rispetto al 2004, registrano un incremento del 4% la prima e del 3,7% il secondo. Da notare che il Brasile ha un significativo potenziale di esportazione che, fino a tutto luglio 2006, è stato frenato dai problemi sanitari legati alla presenza nel Paese del virus dell’afta epizootica. In aumento dello 0,8% anche la produzione di carne suina degli Stati Uniti (9,398 milioni di t)

 

I consumi di carne nel mondo sono cresciuti dell’1,8% nel 2005. I Paesi che ne hanno aumentato il consumo sono la Russia (+4.6%), la Cina (+3.8%) e il Giappone (+3%). L’Europa registra invece una flessione nei consumi pari all’1,5%, gli Stati Uniti del 2,3% ed il Brasile dello 0,9%; quest’ultimo si conferma pertanto un Paese fortemente orientato a collocare la propria produzione sul mercato internazionale.

 

Nel 2005 gli scambi commerciali di carne suina a livello mondiale sono aumentati del 10% circa.  Il Giappone è il maggiore importatore di carni suine, con 1,176 milioni di t (+1,6% rispetto al 2004) ed il suoi principali fornitori sono gli Stati Uniti, il Canada e l’Europa. Sono in crescita le importazioni dal Messico e dal Cile, mentre calano le importazioni da Olanda, Francia, Belgio, Ungheria, Finlandia e anche dalla Danimarca (che comunque rimane un forte esportatore verso il Paese).

 

Hanno aumentato le loro importazioni anche la Corea del Sud ed il Messico. I loro principali fornitori sono gli Stati Uniti ed il Canada. Nel 2005 sono aumentate anche le importazioni russe, principalmente dalla Cina, dagli Stati Uniti e dal Brasile (prima del blocco delle esportazioni imposto a fine 2005 per l’epidemia di afta epizootica). Gli USA hanno incrementato le loro importazioni di prodotti trasformati dalla Polonia (+139% rispetto al 2004) e dall’Italia (+11%), mentre sono calate le importazioni di carne dal Canada, Danimarca ed Olanda.

 

L’Unione Europea a 25 Stati nel 2005 ha aumentato le proprie esportazioni del 9,5%. I flussi commerciali (di Germania e Danimarca in particolare) sono stati perlopiù orientati verso i Paesi dell’Est europeo.

 

Nel 2005 pertanto il mercato suinicolo mondiale sembra aver raggiunto una situazione di equilibrio in cui l’aumento della produzione è stato integralmente assorbito da un aumento della domanda di carne suina. Si tratta tuttavia di un equilibrio estremamente fragile che dipende da numerosi fattori quali ad esempio, la situazione sanitaria, i tassi di cambio monetari, l’evoluzione degli accordi commerciali a livello mondiale e soprattutto la competitività a livello internazionale.

 

(*) Fonte dei dati: Ersaf, Eurostat, Fao

 

 

 

 

 
MERCATO COMUNITARIO DELLE CARNI

-Le previsioni della Commissione Europea

 

Lo scorso mese di luglio la Direzione Generale Agricoltura della Commissione Europea ha pubblicato un rapporto dal titolo “Prospects for agricultural markets and income” (Prospettive per i mercati ed i redditi agricoli) in cui vengono riportate previsioni a medio termine sull’andamento dei mercati agricoli europei.

 

Le proiezioni presentate dalla Commissione sono sviluppate sulla base delle informazioni disponibili all’inizio del mese di giugno 2006 e coprono un arco temporale di otto anni (dal 2005 al 2013).

 

In generale, si prevede per i prossimi anni una graduale ripresa della crescita economica in Europa, con un tendenziale aumento degli scambi commerciali di beni agricoli.

 

Per quanto concerne i mercati delle carni, secondo la Commissione, nei prossimi anni si dovrebbe verificare una riduzione nella produzione di carni bovine (- 5,2% dal 2005 al 2013) dovuta principalmente alla maggiore concorrenza a livello mondiale ed alle conseguenze della recente riforma della PAC. Quanto ai consumi, se per il 2006 è previsto un aumento dell’1,8% rispetto al 2005, per gli anni successivi si dovrebbe verificare una diminuzione degli acquisti di carni bovine. In sintesi, per il mercato delle carni bovine ci si attendono prezzi stabili, un tendenziale aumento delle importazioni ed una netta diminuzione delle esportazioni a livello comunitario.

 

Carni bovine - Proiezioni

.000t peso carcassa

2005

2006

2007

2008

2009

2010

2011

2012

2013

Peso prodotto

7.901

7.967

7.866

7.736

7.639

7.587

7.549

7.531

7.492

Peso capi importati

8

8

8

8

8

8

8

8

8

Peso capi esportati

68

43

34

32

31

29

28

26

25

Peso del macellato

7.841

7.932

7.840

7.711

7.617

7.565

7.529

7.512

7.475

Eur-15

7.272

7.346

7.296

7.171

7.083

7.036

7.002

6.986

6.952

Eur-10 (*)

569

586

544

540

533

530

527

526

524

Importazioni di carne

520

515

540

598

633

650

678

702

727

Esportazioni di carne

218

157

118

99

86

74

55

53

48

Consumi

8.143

8.290

8.262

8.210

8.163

8.141

8.153

8.161

8.155

Consumi pro-capite

17,7

18,0

17,9

17,7

17,6

17,5

17,5

17,5

17,5

Eur-15

19,9

20,2

20,2

20,0

19,8

19,7

19,7

19,7

19,7

Eur-10 (*)

6,4

6,5

6,0

6,1

6,1

6,2

6,2

6,3

6,3

 

(*) i dieci nuovi stati membri dell’UE

 

 

Le prospettive a medio termine del mercato delle carni suine sono buone: la Commissione Europea prevede una crescita costante delle produzioni dovuta ad un aumento della domanda interna ed estera. Entro il 2013 a livello europeo la produzione dovrebbe superare i 22 milioni di tonnellate, aumentando del 4,5% rispetto al 2005. Anche i consumi di carne suina dovrebbero essere in costante crescita, passando dai 42,8 kg pro-capite del 2005 ai 44,1 kg pro-capite del 2013. Per quanto concerne le esportazioni comunitarie di carne suina, se nel 2005 si è registrato un calo dell’1,4% dovuto alla maggiore concorrenza dei Paesi orientali, si prevede, per gli anni a venire la possibilità di un aumento dell’export a cui si dovrebbe accompagnare una maggiore vivacità degli scambi commerciali nel mercato intracomunitario. Per quanto concerne i prezzi, nel medio periodo si prevede un andamento favorevole delle quotazioni.

 

Carni suine - Proiezioni

.000 t peso carcassa

2005

2006

2007

2008

2009

2010

2011

2012

2013

Peso prodotto

21.146

21.335

21.465

21.637

21.675

21.712

21.791

21.911

22.094

Peso capi importati

0

0

0

0

0

0

0

0

0

Peso capi esportati

34

29

30

30

30

30

30

30

30

Peso del macellato

21.112

21.306

21.435

21.607

21.645

21.682

21.761

21.881

22.064

Eur-15

17.912

17.911

17.962

18.057

18.073

18.110

18.183

18.258

18.370

Eur-10 (*)

3.200

3.395

3.473

3.550

3.572

3.572

3.578

3.623

3.695

Importazioni di carne

15

13

14

16

19

20

22

23

24

Esportazioni di carne

1.477

1.563

1.591

1.617

1.620

1.609

1.572

1.525

1.539

Consumi

19.650

19.756

19.858

20.007

20.043

20.094

20.212

20.379

20.549

Consumi pro-capite

42,8

42,9

43,0

43,2

43,2

43,3

43,4

43,7

44,1

Eur-15

42,4

42,5

42,7

42,9

42,9

42,9

43,1

43,3

43,5

Eur-10 (*)

44,9

44,9

44,7

45,1

45,2

45,3

45,4

46,3

47,1

 

(*) i dieci nuovi stati membri dell’UE

 

 

La produzione europea di carni avicole invece, è stata fortemente condizionata dall’epidemia di influenza aviaria che ha colpito molti Paesi asiatici ed europei. Se per il 2006 è prevista una contrazione dei livelli produttivi, nei prossimi anni la tendenza dovrebbe essere quella di un aumento delle produzioni, sostenuta da un progressivo aumento dei consumi che dovrebbero passare dai 23,2 kg pro-capite del 2005 ai 24,1 kg pro-capite del 2013. La carne avicola infatti continuerà ad avere prezzi competitivi rispetto alle altre carni, sarà per questo preferita dal consumatore e verrà sempre più utilizzata nelle preparazioni alimentari. Anche per le carni avicole le prospettive sull’andamento dei prezzi nel medio periodo sono buone.

 

 

 

 

 

Carni avicole - Proiezioni

.000t peso carcassa

2005

2006

2007

2008

2009

2010

2011

2012

2013

Peso prodotto

10.977

10.851

11.069

11.164

11.286

11.372

11.427

11.490

11.534

Peso capi importati

0

0

0

0

0

0

0

0

0

Peso capi esportati

6

6

6

6

6

6

6

6

6

Peso del macellato

10.971

10.845

11.063

11.158

11.280

11.366

11.421

11.484

11.528

Eur-15

9.062

8.829

9.030

9.081

9.149

9.213

9.254

9.301

9.336

Eur-10 (*)

1.909

2.016

2.033

2.076

2.131

2.154

2.167

2.183

2.191

Importazioni di carne

578

580

614

624

628

631

636

638

644

Esportazioni di carne

913

873

922

949

941

939

920

916

914

Consumi

10.636

10.552

10.755

10.827

10.962

11.052

11.131

11.201

11.251

Consumi pro-capite

23,2

22,9

23,3

23,4

23,6

23,8

23,9

24,0

24,1

Eur-15

22,9

22,6

23,1

23,2

23,4

23,5

23,6

23,7

23,7

Eur-10 (*)

24,6

24,5

24,5

24,6

25,0

25,4

25,7

25,9

26,2

 

(*) i dieci nuovi stati membri dell’UE

 

 

Per quanto concerne le carni ovi-caprine, si prevede una diminuzione della loro produzione nell’Unione Europea che si accompagna ad aumento delle importazioni e ad una lieve contrazione dei consumi.

 

Carni ovi-caprine - Proiezioni   

.000t peso carcassa

2005

2006

2007

2008

2009

2010

2011

2012

2013

Peso del macellato

1.051

1.028

1.015

1.015

1.014

1.012

1.010

1.007

1.004

Eur-15

1.036

1.014

1.001

1.001

1.001

998

996

994

990

Eur-10 (*)

15

14

14

14

14

14

13

13

13

Importazioni di carne

273

290

300

300

300

300

301

302

303

Esportazioni di carne

3

3

3

3

3

3

3

3

3

Consumi

1.321

1.315

1.312

1.311

1.311

1.309

1.308

1.306

1.304

Consumi pro-capite

2,9

2,9

2,8

2,8

2,8

2,8

2,8

2,8

2,8

Eur-15

3,4

3,4

3,3

3,3

3,3

3,3

3,3

3,3

3,3

Eur-10 (*)

0,2

0,2

0,2

0,2

0,2

0,2

0,2

0,2

0,2

 

(*) i dieci nuovi stati membri dell’UE

 

 

 

 

ANAS INCONTRA GLI ALLEVATORI DELLE REGIONI MERIDIONALI

 

Lo scorso 11 maggio a Cosenza l’Associazione – rappresentata dal presidente Gusmaroli, dai vice presidenti Molinaro e Testa e dai consiglieri Cipolla e Roccia – hanno incontrato un nutrito gruppo di suinicoltori delle regioni meridionali. L’occasione ha permesso la approfondita illustrazione delle diverse attività di ANAS e della più recente esperienza dell’Osservatorio. Iniziativa che prevede tra l’altro la divulgazione settimanale di dati e notizie tecnico-economiche. Nel corso della giornata il personale tecnico dell’APA di Cosenza ha presentato interessanti dati sull’attività di assistenza tecnica agli allevamenti e sulla evoluzione della suinicoltura calabrese. Un spazio qualificato è stato dedicato alle iniziative per lo sviluppo della suinicoltura meridionale. Le quattro DOP dei salumi di Calabria ed il progetto della nuova denominazione Suino Napoli per i tagli di carne fresca costituiscono i capisaldi di una corretta politica produttiva basata sulla differenziazione produttiva e sullo stretto legame col territorio.

 

 

 

 

PROSCIUTTI DOP

-L’attività di salagione dei primi otto mesi dell’anno

 

Il distretto di Parma è interessato da una significativa contrazione produttiva rispetto allo stesso periodo del 2005. Infatti, il numero di cosce introdotte per le lavorazioni a DOP è stato di poco superiore a 6.048.000 pezzi, facendo segnare una riduzione del 6,6%.

A San Daniele invece il dato è in crescita rispetto al 2005 (+ 3,6%), il numero di cosce salate per produzione tipica è stato di 1.779.093.

Il distretto friulano continua ad essere interessato al fenomeno della forte crescita delle lavorazioni “non DOP” (+ 35,2% rispetto ai primi otto mesi 2005). Ciò è da mettere in relazione all’ingresso  di alcuni nuovi produttori che già lo scorso anno aveva determinato un significativo incremento della produzione non tutelata (+44% nel 2005 rispetto al 2004).

 

 

RAZZA SARDA

 

Il tipo genetico autoctono Sarda è stato di recente inserito tra i tipi genetici del registro anagrafico. I suini appartenenti a questa popolazione sono allevati in condizioni estensive nella aree montuose della Sardegna.  L’attivazione dell’operatività del registro (identificazione riproduttori, registrazione dati eventi, ecc.) richiede una precisa organizzazione degli Uffici presso le APA competenti, la formazione del personale, la verifica dei requisiti strutturali ed organizzativi degli allevamenti interessati.

A questo scopo sono state organizzate due giornate di lavoro (19-20 settembre), nel corso delle quali incaricati dell’Ufficio centrale hanno incontrato i rappresentanti degli allevatori, i ricercatori dell’Istituto lattiero caseario che hanno promosso il recupero della razza, i funzionari delle APA sarde e quelli dell’Amministrazione regionale, nonché hanno visitato interessanti aree di allevamento in provincia di Nuoro.

 

 

SICURA

 

Dal 18 al 20 ottobre p.v. si terrà presso il quartiere fieristico di Modena la terza edizione della convention “Sicura”. Si tratta di una iniziativa convegnistica che ha lo scopo di far incontrare ed aggiornare i produttori, i controllori ed i consumatori sui temi della sicurezza alimentare. Il programma della manifestazione è consultabile su www.sicura.info.

 

 

“LE FONDAMENTA DELLA QUALITA’: LA SELEZIONE PER LA SALUMERIA   ALLEVAMENTI PREMIATI   

Gli allevamenti che partecipano all’attività di selezione del Libro genealogico posseggono particolari requisiti tecnico-organizzativi ed operano nel rispetto di precisi protocolli tecnici. Essi costituiscono il vertici dell’organizzazione piramidale dell’attività di miglioramento genetico delle razze suine. I progressi genetici realizzati negli allevamenti-nucleo del Libro vengono trasferiti, attraverso la diffusione di verri e scrofe “selezionati”, agli allevamenti commerciali e quindi all’intera filiera suinicola.

Durante la manifestazione  del 15 settembre sono stati premiati gli allevamenti che si sono maggiormente distinti nella impegnativa attività del Libro genealogico.

In particolare sono stati assegnati: i Premi Master per i migliori risultati nei concorsi delle Mostre ufficiali del Libro genealogico agli allevamenti Az. Agr. Vailati di Cremona per la razza Large White Italiana, Az. Agr. Taurini di Lodi per la razza Landrace italiana e Az. Agr. Percallo di Brescia per la razza Duroc italiana; ed i Premi Selezione per l’intensa partecipazione ed i risultati ottenuti nell’attività di selezione agli allevamenti di seguito elencati per razza ed ordine di graduatoria:

Large White italiana: Peschiera di Ancona, Martinella di Ferrara, Unipig di Modena; Landrace italiana: Dallari Bondanini di Modena, Taurini di Lodi, Agrisfera di Ravenna; Duroc italiana: Montrone di Bologna, Agr. Ferrari di Lodi, Suingras di Modena, Pietrain: Mulinello di Enna, Franceschetti di Reggio Emilia, Roccia di Foggia.

 

Infine, uno speciale riconoscimento è stato conferito agli allevamenti che hanno esposto alcuni qualificati riproduttori selezionati delle razze per il suino pesante italiano: Barzanti di Forlì, C.V. Ferrari di Cremona, Gilberti di Brescia, GSM di Gusmaroli di Lodi, Margherita di Conzon di Padova, Taurini di Lodi, Percallo di Brescia, Vailati di Cremona.