ANAS NOTIZIE

Anno 2006 – Numero 3

 

 

 

Sommario

 

 

UN PRIMO BILANCIO SULL’ANDAMENTO DEL SETTORE

 

·       TRACCIABILITA’ DEGLI ALIMENTI E DEI MANGIMI
LE LINEE GUIDA DELLA CONFERENZA STATO REGIONI

 

 

·       MIGLIORAMENTO GENETICO E PRODUZIONI DOP
I dati della attività 2005 confermano il contributo della selezione italiana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


IL CONTRIBUTO DELLA SELEZIONE ITALIANA ALLA FILIERA DELLE DOP

 

Il Libro genealogico italiano, gestito da ANAS, attua dalla fine degli anni ottanta un programma di selezione che mira a specializzare le razze italiane Large White, Landrace e Duroc per la produzione di carni idonee alla trasformazione in salumi e prosciutti tipici.

 

L’idoneità delle stesse è frutto di un giusto equilibrio tra parte magra e grassa delle carni. La prima deve essere sufficientemente compatta, non acquosa, capace di rilasciare una moderata quantità di liquidi e di assorbire la quantità di sale strettamente necessaria alla regolare maturazione del prodotto in stagionatura. La seconda deve ricoprire le cosce in modo omogeneo ed essere soda.

 

Una indiscriminata pressione selettiva per l’aumento della quantità di carne magra, obiettivo delle “genetiche” degli altri Paesi europei, causa un deterioramento delle caratteristiche qualitative sopra richiamate e rende le carni prodotte inidonee alla trasformazione nei prodotti tipici e di eccellenza della nostra salumeria.

 

La selezione italiana, invece, opera nella direzione della salvaguardia delle caratteristiche intrinseche che differenziano ed esaltano qualitativamente i salumi ed i prosciutti DOP. Il programma di miglioramento genetico del Libro genealogico condotto con rigore tecnico e scientifico ha plasmato le razze italiane secondo le aspettative delle filiere DOP.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


LA SUINICOLTURA NEL 2005

UN PRIMO BILANCIO SULL’ANDAMENTO DEL SETTORE

 

Secondo le stime realizzate dall’ANAS (*), nell’anno appena concluso la suinicoltura italiana sembra attraversare una fase di profondo cambiamento, caratterizzata soprattutto dalla contrazione dei principali indicatori del settore.

 

In particolare nel 2005, la produzione suinicola italiana sarebbe calata del 4,3% rispetto all’anno precedente per un totale di 12.262.000 capi. Al contrario, in base ad una proiezione realizzata con dati degli Istituti di controllo IPQ-INEQ, la produzione di suini grassi destinati al circuito dei prosciutti DOP sarebbe cresciuta del 3,6%, per un totale di 8.996.144 capi suini.

 

In flessione dell’11,4% anche il dato relativo al valore della produzione suinicola che, nell’anno appena concluso, si sarebbe assestato intorno ai 2.044,439 milioni di €.

 

Sono in calo del 5% circa anche i dati relativi al numero di suini macellati ed alla produzione di carcasse suine: le macellazioni totali dovrebbero aggirarsi intorno ai 12.888.660 capi, mentre le carcasse prodotte ammonterebbero a circa 1.511.580 tonnellate.

 

Quanto ai dati relativi alle importazioni si segnalano due andamenti diversi per l’import di suini vivi e l’import di carni: mentre si registrano pesanti contrazioni per l’importazione dei capi vivi  (-39% rispetto al 2004, per un totale di 423.977 suini) ed il relativo valore (- 38% rispetto all’anno precedente, per un valore complessivo di 54,543 milioni di €), si segnala un incremento dell’importazione di carni suine pari al 3,2% (per un totale di 867.102 t di carne importata) e un aumento del 7,8% del loro valore complessivo (nel 2005 sono stati spesi 1.657,560 milioni di €).

 

In lieve contrazione anche le esportazioni di carni suine: si stima che in totale siano state esportate 230.371 t di carne suina (peso equivalente carne fresca) e che rispetto all’anno 2004 il dato sia calato dell’1% circa. Al contrario, aumenta del 2,6% il valore complessivo delle esportazioni, stimato per il 2005 in 820,685 milioni di €.

 

Nel 2005 purtroppo si registra anche una contrazione dei consumi di carne suina in Italia: in totale si stima siano state consumate 2.214.220 t circa di carne suina (-2,1% rispetto al 2004), mentre il consumo pro-capite (kg equivalente carcassa) si dovrebbe aggirare intorno ai 37,87 kg annui (- 3,0% rispetto al 2004).

 

Ne deriva anche una contrazione pari al 2,1% della percentuale di autoapprovvigionamento che per il 2005 dovrebbe assestarsi sul 64,95%.

 

Per quel che riguarda l’andamento dei prezzi, in base a una stima realizzata sulle medie annue dei prezzi rilevati presso le Camere di Commercio di Modena, Mantova e Milano, nel 2005 il prezzo medio dei suinetti da 15-25 kg/p.v. è calato dell’1,1%, il prezzo dei suini da 90-115 kg/p.v. è stato inferiore del 5,9% rispetto al 2004 e quello dei suini grassi da 156/176 kg/p.v. (per Mantova 160-180 kg)  in flessione  del 7,6% rispetto all’anno precedente.

 

A fronte di un andamento poco brillante delle quotazioni dei suini vivi, i suinicoltori hanno almeno beneficiato di un andamento al ribasso dei prezzi delle materie prime per mangimi: nel 2005 si è registrata una contrazione del prezzo medio annuo del mais pari al 19% circa, dell’orzo del 12% circa, della farina di soia del 13,8% e della crusca di frumento tenero del 25% circa.

 

(*) Stime realizzate su dati Eurostat, Istat, Ismea, IPQ-INEQ, delle Camere di Commercio di Modena, Mantova e Milano e dell’Associazione Granaria di Milano.

 

 

 

Tab.

 

- Produzione degli allevamenti italiani

  Numero suini grassi         :  12.262.000 capi             (- 4,3%  rispetto al 2004)

  di cui per il circuito dei

  prosciutti DOP                 :    8.996.144 capi            (+ 3,6% rispetto al 2004)

 

  Valore franco azienda

  Iva esclusa                       :  2.044,439 milioni di €   (- 11,4% rispetto al 2004)

 

- Numero di suini macellati in Italia

 Nati in Italia                    : 12.262.000 capi               (-  4,3% rispetto al 2004)

 Nati all'estero                 :      626.664 capi               (- 19,0% rispetto al 2004)

 Totale                             : 12.888.664 capi              (-   5,1% rispetto al 2004)

 

- Produzione carcasse di suini

  Nati in Italia                   : 1.438.087 t                      (-   4,1% rispetto al 2004)

  Nati all'estero                :      73.495 t                      (- 18,8% rispetto al 2004)

  Totale                            : 1.511.583 t                     (-   4,9% rispetto al 2004)

 

 

 

 

 

 


TRACCIABILITA’ DEGLI ALIMENTI E DEI MANGIMI

LE LINEE GUIDA DELLA CONFERENZA STATO REGIONI

 

Sulla Gazzetta Ufficiale dello scorso 19 dicembre è stato pubblicato un Accordo del 28 luglio 2005 tra Ministro della Salute e Presidenti delle Regioni e delle Province autonome volto ad agevolare l’applicazione del Regolamento 178/2002 sulla rintracciabilità degli alimenti e dei mangimi.

 

Si ricorda che l’art. 18 del Regolamento 178/2002 si applica dal 1° gennaio 2005 e le citate linee guida puntualizzano ciò che un allevatore deve fare per essere in regola con l’obbligo di garantire la tracciabilità lungo la filiera agroalimentare.

 

In particolare, i suinicoltori devono:

 

1) Predisporre procedure per individuare tutti i fornitori di mangimi (i prodotti veterinari non rientrano nell’applicazione del Regolamento 178 ma sono disciplinati da norme specifiche) e tutti i destinatari degli animali (escluso il consumatore finale).

 

Per i fornitori è necessario annotare:

 

a) nominativo del fornitore (sede sociale, stabilimento di provenienza del mangime, ecc.)

b) denominazione, presentazione del mangime ricevuto

c) indicazioni per l’individuazione del mangime (partita, lotto, data di ricevimento, ecc.)

d) altre informazioni utili

 

Per i clienti è necessario disporre di un sistema (ad esempio raccolta di fatture, bolle di accompagnamento, registri di carico e scarico) che consenta di individuare:

 

a) tutti i clienti (ragione sociale, indirizzo, numero di telefono, fax, indirizzo e-mail, nominativo della persona responsabile degli acquisti in grado di collaborare al ritiro o la messa in quarantena degli animali non rispondenti ai requisiti di sicurezza, ecc.)

b) tutte le forniture a ciascun cliente

c) modalità/mezzo di distribuzione

d) date di consegna

 

E’ comunque raccomandabile tenere uno schedario contenente l’elenco dei clienti (macelli) abituali e tutte le informazioni loro pertinenti (nome, ragione sociale, indirizzo e sede legale dell’impresa o stabilimento, telefono, fax, e-mail e persona responsabile degli acquisti).

 

E’ inoltre necessario predisporre una lista dei trasportatori abituali degli animali con l’indicazione di nome, ragione sociale, indirizzo e sede legale dell’impresa di trasporto, telefono, fax, e-mail.

 

Infine, è opportuno annotare, indirizzo, numeri di telefono e fax della ASL competente per territorio in modo da garantire la tempestività di eventuali comunicazioni.

 

Le informazioni relative ai fornitori ed ai clienti, ai prodotti da loro acquistati o loro consegnati con le relative date devono essere sempre disponibili per le autorità di controllo.

Tali informazioni possono essere raccolte e conservate con sistemi già in uso, purchè gli allevatori siano in grado di comunicarle con prontezza agli organi di controllo per la gestione delle allerte sanitarie.

 

2) Essere pronti all’eventualità di dover ritirare dal mercato l’animale o la partita di animali che non risponda ai requisiti di sicurezza alimentare.

Nel caso di ritiro di una partita di animali dal mercato il responsabile dell’allevamento deve avvisare immediatamente i servizi competenti delle ASL prima telefonicamente poi per iscritto (con la dicitura “URGENTE, RITIRO DEGLI ANIMALI”) fornendo tutte le informazioni necessarie per l’individuazione della partita di animali da ritirare. Contestualmente l’allevatore deve avvisare il macello destinatario della partita.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“PACCHETTO IGIENE”: IMPORTANTI NOVITA’ DAI NUOVI REGOLAMENTI 2074 E 2076 DEL 5 DICEMBRE 2005

 

Sono stati recentemente pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee alcuni regolamenti a completamento del “Pacchetto Igiene”. Si tratta dei Regolamenti 2074 e 2076 che dettano rispettivamente modalità di attuazione del Pacchetto Igiene e disposizioni transitorie per la sua applicazione.

 

I nuovi provvedimenti erano attesi dal mondo allevatoriale in quanto contenenti anche alcune proroghe finalizzate ad una graduale applicazione di tali norme da parte dei suinicoltori.

 

In particolare, l’art. 8 del nuovo Regolamento 2076/2005, istituisce un periodo transitorio di due anni per l’applicazione delle norme che obbligano i suinicoltori a fornire al macellatore le “Informazioni sulla catena alimentare” previste dall’allegato II, Sezione III del Regolamento 853/2004.

 

La nuova norma precisa che gli Stati membri dovranno attuare progressivamente le prescrizioni relative alle informazioni sulla catena alimentare in modo che si applichino al settore suino al più tardi entro la fine del 2007. Pertanto, a partire dal primo gennaio 2008 gli allevatori di suini saranno comunque obbligati a presentare al macello tutte le informazioni di cui al Regolamento 853/2004.

 

In sintesi, per il momento non cambia alcunchè, ma si ritiene comunque opportuno ricordare quelle che sono le infomazioni che dovranno obbligatoriamente essere fornite al macello con i tempi ed i modi stabiliti dalle autorità italiane competenti:

 

a)    lo stato sanitario dell’azienda di provenienza o lo stato sanitario del territorio regionale  (non obbligatorio se il macello ne è già in possesso ad esempio perché vi è un accordo permanente tra allevamento e macello o se l’allevatore dichiara che non vi sono informazioni da riferire al riguardo);

b)    le condizioni di salute degli animali (non obbligatorio se il macello ne è già a conoscenza o se l’allevatore dichiara che non vi sono informazioni da riferire al riguardo);

c)     i medicinali veterinari somministrati e gli altri trattamenti cui sono stati sottoposti gli animali nell’arco di un determinato periodo e con un tempo di sospensione superiore a zero giorni, come pure le date delle somministrazioni e dei trattamenti e i tempi di sospensione;

d)    la presenza di malattie che potrebbero incidere sulla sicurezza delle carni;

e)    i risultati, se pertinenti ai fini della tutela della salute pubblica, di tutte le analisi effettuate su campioni prelevati dagli animali o su altri campioni prelevati al fine di diagnosticare malattie che potrebbero incidere sulla sicurezza delle carni, compresi i campioni prelevati nel quadro del monitoraggio e controllo delle zoonosi e dei residui;

f)      le pertinenti relazioni relative alle ispezioni ante e post mortem sugli animali della stessa azienda di provenienza, comprese in particolare, le relazioni del veterinario ufficiale (non obbligatorio se il macello ne è già in possesso o se l’allevatore dichiara che non vi sono informazioni da riferire al riguardo);

 

 

 

 

g)    i dati relativi alla produzione, quando ciò potrebbe indicare la presenza di una malattia (non obbligatorio se l’allevatore dichiara che non vi sono informazioni da riferire al riguardo);

h)    il nome e l’indirizzo del veterinario privato che assiste di norma l’azienda di provenienza (non obbligatorio se il macello ne è già in possesso).

 

Il Regolamento 853/2004 precisava che, nel caso dei suini, tali informazioni potevano essere rese al momento dell’arrivo al macello degli animali (anzichè precederli di almeno 24 ore), purchè essi fossero sottoposti a un’ispezione ante mortem nell’azienda, fossero accompagnati da un certificato, firmato dal veterinario, in cui si attestava che gli animali erano stati esaminati e erano stati trovati sani e purchè gli animali fossero consegnati direttamente al macello senza soste intermedie.

A questo proposito, il nuovo Regolamento 2076/2005 alleggerisce queste disposizioni, precisando che l’autorità competente può permettere che le informazioni sulla catena alimentare siano inviate al macello insieme agli animali purchè ciò non comprometta l’obiettivo di assicurare la sicurezza e l’igiene degli alimenti e purchè qualunque informazione “la cui conoscenza possa gravemente turbare l’attività del macello” sia comunicata per tempo al macellatore prima che gli animali arrivino.

 

L’allegato I del nuovo Regolamento 2074/2005, detta ulteriori disposizioni di attuazione del Regolamento 853/2004 sulle “Informazioni sulla catena alimentare”.

In particolare, vengono determinati gli obblighi delle autorità competenti ad effettuare i controlli: l’autorità competente del luogo di spedizione degli animali deve comunicare  all’allevatore le informazioni minime da fornire al macello contenute nel Regolamento 853/2004 (Allegato II, Sezione III); l’autorità competente del luogo di macellazione deve controllare che tali informazioni siano comunicate in modo coerente ed efficiente dall’allevatore o dal detentore degli animali, che si tratti di informazioni valide ed attendibili e che l’azienda di provenienza riceva in risposta i risultati delle ispezioni effettuate.

 

Le ispezioni sono volte a verificare elementi di identificazione (come l’azienda di provenienza, l’indirizzo, il telefono, i numeri di identificazione degli animali ed il loro numero totale, eventuali problemi di identificazione, numero di riferimento del certificato sanitario, ecc.); rilevazioni ante mortem (benessere, pulizia degli animali, patologie, numero, tipo, classe, età degli animali interessati dalla patologia, data dell’ispezione, risultati di laboratorio, ecc.); rilevazioni post mortem (rilevazioni macroscopiche patologia, numero, tipo, classe, età degli animali interessati, organo o parte  dell’animale interessata, carcassa dichiarata in parte o in tutto non idonea al  consumo umano, data macellazione, risultati di laboratorio, benessere); coordinate del macello (numero di autorizzazione, indirizzo, numero di telefono, e-mail).

 

Esulando da quelli che sono gli argomenti di diretto coinvolgimento e di più stretto interesse per gli allevatori, si fa presente il Regolamento 2074/2005 introduce anche un’importante deroga all’applicazione delle norme sull’igiene dei prodotti alimentari. La deroga riguarda i prodotti alimentari che presentano caratteristiche tradizionali, ossia prodotti tutelati dalla legislazione comunitaria, nazionale, regionale o locale e realizzati secondo metodi di produzione tradizionali (ad esempio DOP, IGP, ecc.). Al riguardo si stabilisce che gli Stati membri possono concedere agli stabilimenti che li fabbricano delle deroghe individuali o generali per preservare la tipicità della produzione. Si tratta di una precisazione importante che assicura la continuità dei metodi di produzione tradizionali della nostra salumeria.

 

 

 

 


 

MILIORAMENTO GENETICO E PRODUZIONI DOP

I dati della attività 2005 confermano il contributo della selezione italiana

 

I verri e le scrofe “migliorate” in Italia sono nettamente diversi da quelli allevati negli altri Paesi.

La conferma viene dalla attività di valutazione genetica presso il Centro genetico ANAS.

La stima del valore genetico dei soggetti viene effettuata rilevando in condizioni sperimentali le prestazioni in allevamento, al macello ed al prosciuttificio di gruppi di suini opportunamente scelti (Sib test).

 

I dati 2005 evidenziano, come già avvenuto negli anni precedenti, la netta superiorità qualitativa dei suini figli di riproduttori di origine italiana rispetto a quelli derivati almeno in parte (un genitore) da “genetiche” straniere.

 

Le linee selezionate in Italia per il suino pesante presentano le caratteristiche attese.

Le loro carni interagiscono con il sale ed i processi di asciugatura in modo equilibrato, assicurando ottimi risultati organolettici, mentre quelle dei suini derivati da “famiglie” straniere presentano  significative perdite di liquidi ed una predisposizione alla produzione di prodotti con più alto contenuto salino e con più intensa degradazione proteica. L’indicatore di queste caratteristiche è l’indice genetico CALO (perdita di peso delle cosce durante la prima salatura), maggiore è il suo valore peggiore è la predisposizione genetica dei suini. Quelli di origine straniera, appartenenti alle tre razze del “suino pesante” e testati nel 2005, hanno presentato rispetto a quelli di origine italiana valori più alti e quindi sfavorevoli. I differenziali sono significativi: +25 g Large White, +11 g  Landrace e +15 g Duroc.

 

Analogamente i prodotti della selezione italiana assicurano la necessaria copertura di lardo delle cosce. Le cosce che ne difettano sono definite in gergo “magroni”. Si tratta di una delle principali cause di “non conformità” del prodotto destinato a DOP. Inoltre, il ridotto spessore del lardo è sfavorevolmente correlato con la qualità dello stesso (Numero di Iodio superiore a 70).

 

Sempre i dati del Sib test evidenziano la eccessiva magrezza delle “genetiche” straniere, il loro valore genetico medio per lo spessore del lardo rispetto a quella italiana è: - 4,5 mm nella Large White, -3,1 mm nella Landrace e -1,0 mm nella Duroc.

 

In conclusione, i risultati del 2005 confermano il fondamentale contributo della selezione italiana alla politica di differenziazione del prodotto, via obbligata per assicurare competitività e redditività al nostro sistema produttivo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PAOLO MALAVASI COORDINATORE TIP

 

Il dr Paolo Malavasi, vicepresidente ANAS, è il nuovo coordinatore del Tavolo Interprofessionale Permanente della suinicoltura (TIP) fino al luglio 2007 e succede al dimissionario Flavio Levan. La nomina è stata effettuata nella riunione del 25 gennaio u.s..

 

Il TIP è lo strumento per il confronto e l’elaborazione delle politiche interprofessionali. L’attività del TIP è cresciuta nel corso degli anni e particolarmente significativo è stato il lavoro che ha riguardato il marchio Gran Suino Padano e la definizione delle linee guida per l’aggiornamento delle regole di funzionamento delle Borse merci suini.

 

Il TIP è composto dalle organizzazioni agricole (Coldiretti, Confagricoltura, CIA, UNAPROS ed ANAS), dai Consorzi dei Prosciutti DOP di Parma e San Daniele e da ASSICA.

 

La nomina di Malavasi conferma l’apprezzamento di tutte le predette organizzazioni per l’impegno profuso e la competenza dimostrata nel rappresentare le istanze del mondo allevatoriale.

 

 


 

ANAS INCONTRA LE ASSOCIAZIONI SOCIE

 

E’ iniziato il 9 febbraio a Verona con una riunione con le Associazioni socie del Veneto e del Friuli Venezia Giulia, il programma di confronto con le Sezioni suinicole e di divulgazione delle attività ANAS. Il prossimo 8 marzo a Crema sarà la volta delle Associazioni socie della Lombardia, del Piemonte e dell’Emilia Romagna, mentre a Cosenza l’ 11 maggio si terrà l’incontro con le Associazioni del Centro Sud.

 

Nel corso delle riunioni il presidente Gusmaroli illustra in dettaglio l’iniziativa riguardante la divulgazione settimanale delle informazioni: economiche, tecniche e normative – (Osservatorio della Suinicoltura), già operativa dallo scorso mese di agosto. E’ ferma convinzione di ANAS che una efficiente circolazione delle informazioni attraverso le Sezioni APA costituisca un presupposto indispensabile per la gestione delle iniziative a sostegno delle istanze dei suinicoltori.

 

 


SALAME PIEMONTE: IN GAZZETTA LA PROPOSTA DI RICONOSCIMENTO DOP

 

Sulla Gazzetta Ufficiale del 28 novembre 2005 è stata pubblicata la proposta di riconoscimento della Denominazione di Origine Protetta Salame Piemonte.

 

Secondo il disciplinare di produzione proposto, la nascita, l’allevamento e la macellazione dei suini utilizzati per produrre il salame, nonché le operazioni di produzione, stagionatura, affettamento, porzionamento e confezionamento devono tutte avvenire sul territorio della Regione Piemonte.

 

I tipi genetici ammessi sono gli stessi utilizzati per la produzione di prosciutti di Parma e di San Daniele e cioè:

 

a)    suini delle razze tradizionali Large White italiana e Landrace italiana, così come migliorate dal Libro genealogico italiano, o figli di verri delle stesse razze;

b)    suini figli di verri di razza Duroc italiana, così come migliorata dal Libro genealogico italiano;

c)     suini figli di verri di altre razze ovvero di verri ibridi purché, nati in Italia o all’estero, provengano da schemi di selezione o incrocio attuati con finalità non incompatibili con quelle del Libro genealogico italiano per la produzione del suino pesante.

 

Non sono in ogni caso ammessi:

 

  1. suini portatori di caratteri antitetici, con particolare riferimento al gene responsabile della sensibilità agli stress
  2. tipi genetici ed animali comunque ritenuti non conformi ai fini del disciplinare
  3. animali in purezza delle razze Landrace belga, Hampshire, Pietrain, Duroc e Spotted Poland

 

Il disciplinare specifica la composizione della razione alimentare per i suini da 30 ad 80 kg e per i capi di oltre 80 kg, differenziandole allo scopo di soddisfare i bisogni degli animali nelle diverse fasi dell’allevamento.

 

Ogni fase del processo produttivo del Salame Piemonte è documentata, allo scopo di garantire la tracciabilità del prodotto: gli allevatori, i macellatori, i sezionatori ed i confezionatori sono iscritti in appositi elenchi gestiti dalla struttura di controllo e sono assoggettati alla sua vigilanza.

 

Entro 30 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, possono essere presentate eventuali osservazioni al disciplinare, trascorsi i quali la proposta sarà notificata alla Commissione Europea per la registrazione ai sensi del Regolamento 2081/92.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PROSCIUTTO DI SAURIS: RICHIESTA LA REGISTRAZIONE COME IGP

 

Con Decreto dello scorso 21 dicembre (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 1 del 2 gennaio 2006) è stata accordata la protezione transitoria a livello nazionale al Prosciutto di Sauris, il cui disciplinare di produzione è stato trasmesso alla Commisione Europea per la registrazione come Indicazione Geografica Protetta.

 

La relativa domanda di registrazione è stata presentata da un’Associazione Temporanea di Imprese con sede in Sauris (UD) ed al momento non è ancora stato costituito un Consorzio di produttori né è stato designato l’organismo preposto al controllo di questa nuova futura IGP.

 

Secondo le prescrizioni del disciplinare di produzione del Prosciutto di Sauris, per la sua  preparazione è necessario utilizzare cosce suine fresche ottenute da suini nati, allevati e macellati nel territorio delle regioni Friuli Venezia Giulia, Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Umbria, Toscana, Marche, Abruzzo, Lazio e Molise e possono essere utilizzati i tipi genetici già autorizzati nei circuiti tutelati del Prosciutto di Parma e di San Daniele.

 

I suini devono essere avviati alla macellazione dalla fine del nono alla fine del quindicesimo mese di età ed il peso vivo medio alla macellazione deve essere compreso tra i 144 ed i 176 kg.