ANAS NOTIZIE

ANNO  2005  -  Numero  7

 

 

 

 

Sommario

 

 

·        Assemblea dei soci
Situazione e prospettive del settore al centro del dibattito

 

 

·        Insediato il Comitato tecnico Ibridi per il triennio 2005-2007
Martelli
confermato Presidente, Gorza nominato Vice Presidente

 

 

 

·        Prosciutti DOP – Debole l’andamento delle salature nel trimestre marzo -maggio

 

 

 

 

 


ASSEMBLEA DEI SOCI

Situazione e prospettive del settore al centro del dibattito

 

Mercoledì 15 giugno 2005 si è tenuta in Roma presso la sede dell’Associazione l’assemblea ordinaria dei soci. Oltre all’approvazione dei Bilanci consuntivo 2004 e preventivo 2005 ed alla nomina di Scotucci, allevatore marchigiano, quale nuovo membro del Comitato direttivo in sostituzione del dimissionario Polinori, i lavori assembleari presieduti dal dr Sbarra sono stati caratterizzati dalla apprezzata e condivisa “lettera ai soci” del presidente Gusmaroli che si riporta di seguito:

 

Cari soci,

 

dopo il rinnovo delle cariche sociali del novembre scorso, l’assemblea ordinaria 2005 costituisce la prima occasione per una comune riflessione sul difficile momento che sta attraversando il nostro settore.

 

Ritengo doveroso, innanzitutto, rivolgere un particolare ringraziamento al mio predecessore Piero Emilio Sbarra ed a tutti i componenti del Comitato direttivo del precedente mandato per il grande lavoro svolto.

 

Il nostro obiettivo è di saper ulteriormente valorizzare le attività che hanno qualificato ANAS in questi anni e di arricchirle con nuove iniziative rispondenti alle sempre più impegnative esigenze del comparto.

 

Mercato - Un triennio di crescenti difficoltà

 

Da tre anni stiamo commercializzando i nostri suini ben al di sotto dei costi di produzione. Nel 2004 i prezzi dei suini da macello sono leggermente peggiorati rispetto al già insoddisfacente andamento delle due precedenti annualità (-2,4% vs 2003), e quelli  dei suinetti da 15-25 Kg/pv hanno sofferto un andamento fortemente penalizzante (-7,7% vs il 2003). Il bilancio è stato ulteriormente appesantito sia dalla impennata dei costi delle materie prime per mangimi nel primo semestre dell’anno, dovuta alla ridotta disponibilità di cereali sul mercato europeo e mondiale (+ 7,2 % vs 2003), sia dal continuo rialzo dei costi energetici, dovuto al caro petrolio.

 

L'andamento del mercato italiano dei suini è risultato in controtendenza rispetto a quello degli altri mercati europei, dove i prezzi medi hanno mantenuto un livello remunerativo grazie ad esportazioni europee da record: 1.817.333 t.

 

La ragione della debolezza dei corsi italiani è spiegata dallo squilibrio che si è venuto a creare tra offerta e domanda. In Italia si è registrata una espansione produttiva: 12.861.000 capi (+2,3%), mentre nella UE dei 15 c'è stata una battuta di arresto (-0,3%).

 

I consumi interni di carne suina sono moderatamente aumentati (+2,4%), raggiungendo 22.607.000 q.li, ma i consumi dei prosciutti DOP, prodotti cardine per la valorizzazione economica dei nostri suini, sono diminuiti: -5,8% per il Parma e -3,2% per il San Daniele. La diminuzione dei consumi è stata solo parzialmente compensata dal discreto andamento delle esportazioni. Purtroppo la difficile situazione economica del Paese potrà avere ulteriori conseguenze sull’andamento dei consumi, in particolare per quanto riguarda la gamma dei prodotti a maggiore valore aggiunto. I prodotti DOP hanno necessariamente prezzi al consumo elevati e quindi risentono maggiormente degli effetti della crisi economica che riduce la capacità di spesa media delle famiglie italiane.

 

La situazione di difficoltà del mercato italiano dei suini è resa evidente dal drastico assottigliamento del tradizionale differenziale  di prezzo tra i suini pesanti italiani e quelli leggeri comunitari. A titolo esemplificativo sul mercato di Modena il nostro differenziale rispetto ad Utrecht è passato dal + 38% del 2003, al + 19% del 2004 ed al + 8% del primo trimestre 2005. Questi dati, integrati dal costo di trasporto, dimostrano che i nostri suini pesanti hanno  sostanzialmente lo stesso prezzo  dei suini leggeri olandesi.

 

La crescita della produzione ha comunque permesso di migliorare il grado di autoapprovvigionamento, che ha raggiunto il 66,6%, e di confermare  in 2.390 milioni di euro la “produzione ai prezzi di base” (26% del comparto carni).

 

Peculiarità del nostro sistema produttivo

 

La suinicoltura italiana è fortemente caratterizzata dall’attività dei circuiti dei prosciutti DOP di Parma e di San Daniele. Infatti, nel 2004 ben il 67,5 % dei suini nati ed il 63,6 % dei macellati in Italia è stato certificato per le predette DOP.

 

Questa attività da un lato assicura una sorta di “protezione” dalla concorrenza di materia prima esterna, dall’altro, poggiando sulla differenziazione e specializzazione della materia prima, riduce le possibilità di collocare il prodotto (suino pesante) al di fuori della zona “protetta”.

 

 Da queste considerazioni deriva il fatto che un autentico circuito DOP costituisce un “sistema separato” la cui compatibilità economica dipende essenzialmente dalla capacità di autoregolarsi: esso infatti non potrà assolutamente importare materia prima in caso di scarsità di offerta, e assai difficilmente potrà esportarla in caso di eccessi produttivi.

 

Attualmente le 11 regioni dell’areale produttivo dei prosciutti DOP e di molti altri prodotti tutelati stanno vivendo una situazione di eccesso di offerta. L’eccesso è dovuto a innovazioni tecniche (vedi la diffusione degli allevamenti multisede che consentono un aumento del numero delle scrofe) ma anche all’ingresso di nuovi operatori  (vedi la riconversione di stalle bovine in porcilaie).

 

Nell’ambito del circuito tutelato Parma e San Daniele nel 2004 l’incremento dell’offerta ha superato il 6%, determinando un aumento (+ 207.483) delle cosce prodotte secondo le prescrizioni delle DOP, che però è andato ad ulteriormente aumentare il numero di cosce vendute fuori circuito ( in totale 3.698.556 cosce). L’abbondante disponibilità di materia prima e l’avvio di nuove attività produttive ha comunque favorito una crescita delle salature del 4,5%, fenomeno espansivo che si è però bruscamente interrotto nei primi mesi 2005.

 

Da una lettura superficiale del bilancio produttivo del nostro comparto, che presenta un rilevante flusso di prodotto importato, si sarebbe indotti a ritenere che esiste uno spazio per l’aumento della produzione interna e che le cause dei bassi prezzi risiederebbero nell’inefficienza, o nella poca trasparenza, dei mercati.

 

In realtà il problema è più complesso. Nel 2004 l’Italia ha importato 925.949 tonnellate di carni suine, per due terzi costituito da cosce fresche e congelate. Si stima che il numero di cosce raggiunga circa i 55 milioni, in larga parte destinate alla trasformazione cotta, ma anche ad una varietà di prosciutti definiti: “nostrani”, “di montagna” ecc. .

 

Questi dati ci dicono che il nostro Paese non importa carne suina, ma importa cosce suine. Non vi è quindi grande spazio per ulteriori aumenti produttivi perché non vi è un sufficiente mercato per i tagli diversi dalle cosce. Sarebbero ipotizzabili aumenti della produzione interna limitati alla sostituzione delle importazioni di animali vivi e di mezzene, oppure l’attivazione di esportazioni delle parti di carcassa diverse dalle cosce. In ogni caso, si deve tenere conto che i suinicoltori italiani operano in condizioni assai poco competitive rispetto ai colleghi di altri Paesi europei o addirittura di Paesi Terzi.

 

Pertanto, mentre non si intravedono strategie alternative a quella delle produzioni di qualità tutelate da un marchio europeo, capaci di dare una prospettiva ai suinicoltori italiani, l’attuale situazione dimostra come il circuito DOP non basti da solo a garantire il reddito degli allevatori: esso va gestito anche sotto il profilo economico per mantenere un sano equilibrio tra domanda, offerta e livello qualitativo delle produzioni.

 

Prospettive

 

In questi anni ed in particolare nel 2004 ci siamo spesi, d'intesa con le Organizzazioni Professionali Agricole di interesse generale e con la collaborazione con le altre categorie coinvolte, per integrare la certificazione dei prosciutti con quella degli altri tagli della carcassa e realizzare quindi una filiera di prodotti tutelati di qualità.

 

Il progetto del Gran Suino Padano ha superato per lo meno a livello nazionale le tappe più impegnative e potremmo essere in vista del riconoscimento temporaneo da parte del Ministero agricolo. Analogamente procede il progetto che interessa il suino pesante delle sei regioni meridionali. 

 

Le due iniziative costituiscono l’asse portante della strategia nazionale per lo sviluppo di una suinicoltura italiana “differenziata qualitativamente” e “protetta da marchi europei” sia per i suini nati, allevati e macellati nelle 11 regioni del circuito dei prosciutti DOP sia per quelli delle regioni meridionali.

 

La gestione di queste iniziative, come ogni politica di settore, richiede un approccio interprofessionale. Abbiamo lamentato in questi mesi le difficoltà di relazioni con gli altri interlocutori della filiera. Gli interessi, per lo meno nel breve periodo, possono confliggere, ma se ci spostiamo su un orizzonte temporale più lungo, risulta evidente l’interdipendenza tra il mondo degli allevatori, dei macellatori e dei trasformatori dei prodotti tipici di fronte alle sfide del mercato.

 

In merito ai rapporti all’interno della filiera si deve denunciare la progressiva e costante erosione del valore aggiunto dei suinicoltori a vantaggio dei segmenti a valle. Abbiamo già ricordato in altre occasioni che la forza della filiera dipende da quella del suo anello più debole. La situazione di precarietà economica in cui si sono venuti a trovare gli allevatori mina la tenuta della filiera suinicola nazionale e pertanto tutti si devono fare carico di favorire un riequilibrio della situazione.

 

Sempre su questo versante ricordiamo le difficoltà che abbiamo incontrato e stiamo incontrando circa il funzionamento delle borse merci. Le rilevazioni delle Camere di Commercio sono organizzate nel rispetto di normative e regolamenti non più rispondenti alla realtà del mercato. E’ necessario che il mondo agricolo produca uno sforzo unitario per favorire una evoluzione del sistema. In tal senso stiamo seguendo con grande attenzione il confronto in atto nell’ambito del Tavolo Interprofessionale Permanente.

 

Quest’ultimo è stato istituito nel 1997 dall’intera filiera suinicola (allevatori, macellatori e stagionatori) ed è diventato una importante sede di dialogo nonostante le tensioni che in questi anni hanno continuamente scosso il settore. Grazie al lavoro del Tavolo è stato possibile realizzare il progetto per la DOP dei tagli di carne suina, il progetto del futuro Consorzio di tutela, iniziare a fare luce sui problemi di funzionamento dei cosiddetti bollettini, individuare soluzioni condivise per la gestione dei diversi problemi del circuito tutelato. Si tratta di una realtà importante che deve sempre più diventare la sede per la gestione delle politiche del settore. Per questo motivo dobbiamo adoperarci affinché il Tavolo possa assumere, ai sensi delle norme vigenti, dignità e rilievo istituzionale.

 

Altre problematiche

 

Per quanto riguarda aspetti che hanno e continueranno ad avere un crescente impatto sulla nostra realtà produttiva, ricordo gli adempimenti cui sono tenuti gli allevamenti di maggiori dimensioni (più di 750 posti scrofa o 2000 posti ingrasso) per l’ottenimento dell'autorizzazione integrata ambientale, prevista in applicazione della Direttiva 96/61/CEE IPPC sulla prevenzione ed il controllo integrati dell’inquinamento, e le regole più severe introdotte a seguito del recepimento delle Direttive 2001/93/CE e 2001/88/CE sul benessere animale.

 

L’Associazione, inoltre, segue con particolare attenzione l'introduzione della classificazione delle carcasse in applicazione del Decreto Ministeriale 11 luglio 2002. E’ stato previsto l’Albo dei classificatori, rimangono da definire precise e trasparenti procedure di controllo.

 

Infine, per quanto riguarda la prevista implementazione da parte del Ministero della Salute di una banca dati nazionale per la registrazione della movimentazione dei suini  l’Associazione, d'intesa con le Organizzazioni professionali agricole, si batte per un razionale utilizzo delle informazioni già a disposizione del servizio sanitario nazionale e per evitare ingiustificati ulteriori oneri burocratici ed organizzativi per gli allevatori.

 

Le attività istituzionali dell’ANAS

 

Miglioramento genetico delle razze suine

 

Il Libro genealogico è lo strumento per la selezione delle razze pure. L’attività di selezione ha natura di investimento pubblico  e per questo è sostenuta e vigilata dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Nel 2004 è proseguita l’azione intrapresa alla fine degli anni ottanta per la selezione delle razze del suino pesante e nel 1995 per quanto riguarda quelle per il suino leggero “Mediterraneo”.

 

In coerenza con la politica di filiera l’indirizzo della selezione è quello di accrescere gli elementi che differenziano il prodotto italiano da quello estero. L’attività è basata su una virtuosa sinergia tra la Commissione Tecnica centrale, l’Ufficio centrale presso ANAS, gli Uffici periferici presso le APA e gli allevatori aderenti.

 

La figura dell’allevatore continua ad evolvere verso forme sempre più specializzate  e ciò favorisce una partecipazione più coerente agli schemi di selezione ed una più efficace diffusione dei risultati della selezione agli allevamenti commerciali.

 

Salvaguardia dei tipi genetici autoctoni

 

Gli allevamenti coinvolti nei programmi di conservazione delle razze autoctone sono in continua crescita. Alcune delle popolazioni conservate hanno superato il rischio estinzione e sono diventate il punto di riferimento per interessanti programmi di produzione, orientati a mercati di nicchia e ad alto valore aggiunto.

 

Ciò conferma che l’operatività del Registro anagrafico è un forte catalizzatore di iniziative imprenditoriali con caratteristiche anche innovative. Il recupero produttivo di aree marginali, lo sviluppo di “micronicchie” di mercato, e la messa in sicurezza di patrimoni genetici interessanti costituiscono  risultati di grande rilievo.

 

Certificazione dei programmi di ibridazione

 

L’Albo registri suini riproduttori ibridi è lo strumento voluto nel 1992 dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali per regolamentare e controllare l'attività di ibridazione. Il numero di Registri iscritti, l'attività di certificazione dei riproduttori, quella di confronto in stazione delle prestazioni, la disponibilità dei dati - certificati compresi - sul sito web dell'Associazione confermano l’importanza dell'operatività dell'Albo stesso.

 

Conclusioni

 

A livello mondiale assistiamo ad una significativa espansione dei consumi e ancor più degli scambi di carne suina, nonché alla tumultuosa crescita di produzione in alcuni Paesi, che rispetto al nostro ed agli altri Paesi membri della UE, presentano una maggiore competitività sul fronte dei costi di produzione. La situazione è destinata ad appesantirsi con i nuovi accordi dell'Organizzazione Mondiale del Commercio che comunque andranno a diminuire ulteriormente le barriere doganali in tutto il Mondo. Mentre in salita sembra anche la strada per l’ottenimento di forme di riconoscimento a livello mondiale delle Indicazioni geografiche europee (DOP, IGP). L'aumento della domanda globale di carne suina sarà prevalentemente soddisfatto dalle suinicolture più competitive (per es. Nord America e America Latina) con una conseguente contrazione della incidenza delle esportazioni europee.

 

Alla luce di quanto sopra e come già esposto in precedenza, l'unica strategia percorribile è e rimane quella di completare la realizzazione di un efficiente sistema “protetto”, basato sulle produzioni di qualità legate al territorio. Pur non sottovalutando un possibile aumento dei consumi di carne suina e le occasioni che un mercato sempre più globale, ma anche sempre più dinamico potrà offrire. Sarà altrettanto importante, cercare di capitalizzare il concetto del Made in Italy. Non sarà sufficiente investire come si è fatto finora in strutture ed impianti di produzione, ma dovremo investire anche per distinguere, pubblicizzare e promuovere i nostri prodotti e il nostro lavoro, sia in Italia sia all’estero.

 

Ritengo che su questo dobbiamo coagulare l'impegno degli allevatori e degli altri operatori della filiera. In particolare gli allevatori sono chiamati ad affrontare una sfida ardua, che per essere vinta richiede una diffusa e capillare informazione ed una convinta ed unitaria determinazione.

 

Da parte nostra continueremo a capitalizzare conoscenze, specializzazione tecnica ed organizzativa per far sì che ANAS, sempre in stretta sintonia con le Organizzazioni professionali agricole e le Istituzioni, possa efficacemente svolgere il ruolo di strumento tecnico per le politiche di sviluppo e tutela della suinicoltura italiana.

 

Un sincero ringraziamento a tutto il personale, dal Direttore, al Direttore Tecnico, ai responsabili dei vari servizi, al personale di ufficio ed esterno, cui chiediamo di adoperarsi per i cambiamenti che i tempi impongono e sono necessari per rimanere competitivi.

Ringrazio i rappresentanti dei Ministeri ed i responsabili delle Organizzazioni Sindacali che collaborano con noi.

Ringrazio tutti quelli che nel Sistema Allevatori si adoperano per garantire un futuro alla zootecnia, adeguando i servizi al bisogno degli allevatori.

Un ringraziamento particolare ai soci, coltiveremo le idee che ci porterete e faremo tesoro dei vostri suggerimenti per continuare a migliorare. Continueremo ad investire in servizi alla ricerca di soluzioni per i problemi vostri e dei vostri associati; solleciteremo le Istituzioni sul difficile momento che la suinicoltura sta passando, tenendo presente che oggi è difficile per tutti.

Non staremo fermi a subire le strategie degli altri ma lavoreremo per essere sempre propositivi nonostante le difficoltà di ogni giorno.

Concludo dichiarando a tutti, Soci e Istituzioni, l’appassionata disponibilità dell’Associazione ad operare per un sempre più efficace servizio in favore della nostra Suinicoltura.

 

 

 

 

 

 


INSEDIATA LA COMMISSIONE TECNICA CENTRALE
Russo
confermato Presidente, Pasotti nominato Vice Presidente

 

Il 25 maggio si è insediata la Commissione Tecnica Centrale del Libro genealogico e del Registro anagrafico per il triennio 2005-2007.

 

La Commissione Tecnica Centrale è l'organo responsabile della definizione degli indirizzi della selezione delle razze del Libro genealogico e della conservazione delle razze del Registro anagrafico.

 

La sua composizione vede rappresentati:

 

- gli allevatori: 5 nominati dall'ANAS ed il Presidente ANAS;

 

- il mondo scientifico: tre esperti nominati dal Ministero delle Politiche Agricole;

 

- le Amministrazioni pubbliche interessate: 2 rappresentanti del Ministero delle Politiche Agricole, 1 rappresentante del Ministero della Salute e 3 rappresentanti delle Regioni.

 

Fanno parte, inoltre, della Commissione Tecnica Centrale 1 rappresentante tecnico AIA ed il direttore ANAS con funzioni di segretario.

 

Il primo atto della nuova Commissione Tecnica Centrale è stata la nomina per acclamazione del prof. Vicenzo Russo  a Presidente e del sig. Luca Pasotti  a Vice Presidente.

 

Vincenzo Russo è Ordinario di Zootecnica Speciale dell'Università di Bologna Sezione di Reggio Emilia, noto per la sua brillante attività accademica e di ricerca soprattutto sulle problematiche della qualità delle carni suine. Presiede la CTC dal 1993 ed ha accompagnato una delle fasi più importanti per lo sviluppo della selezione delle razze suine in Italia. In questi anni, infatti, il Libro genealogico italiano ha definitivamente consolidato il programma di miglioramento genetico per il suino pesante ed ha avviato quello per il suino leggero (mediterraneo).

 

Luca Pasotti è un noto allevatore bolognese che partecipa da diversi anni all'attività di selezione ed ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti grazie al lavoro sulla razza Large White italiana.

 

 

 


INSEDIATO IL COMITATO TECNICO IBRIDI PER IL TRIENNIO 2005-2007

Martelli confermato Presidente, Gorza nominato Vice Presidente

 

Il Comitato tecnico ibridi è l’organo dell’Albo Nazionale Registri Suini riproduttori ibridi chiamato ad esprimere pareri tecnici sulla conformità dell’attività di ibridazione condotta dalle imprese iscritte all’Albo ed a proporre aggiornamenti sulle procedure seguite per il controllo dell’attività di produzione e certificazione dei suini riproduttori ibridi.

L’Albo è stato istituito, nel rispetto delle previsioni di normative europee e nazionali, dal Ministero dell’Agricoltura nel 1992 e la sua tenuta è stata affidata all’ANAS.

Attualmente sono iscritti all’Albo 26 Registri, che producono secondo specifici e documentati programmi di lavoro 60 diversi tipi genetici ibridi.

Il Comitato tecnico ibridi è composto da 1 rappresentante del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, 1 rappresentante del Ministero della Salute, 3 rappresentanti delle Regioni, 3 esperti di zootecnica nominati dal Ministero delle Politiche Agricole, 3 rappresentanti dei Registri iscritti,1 rappresentante dell’ANAS ed uno dell’AIA, ed il direttore ANAS con funzioni di segretario.

L’insediamento del Comitato per il triennio 2005-2007 si è tenuto il 27 maggio scorso presso la sede ANAS di Roma.

Il Comitato, già nella prima riunione, ha assunto importanti delibere riguardanti:

la valutazione e pubblicazione dei risultati delle prove di confronto in stazione delle prestazioni di tipi genetici ibridi,

pareri circa il riconoscimento di nuovi tipi genetici, di aggiornamento di alcuni programmi di ibridazione riconosciuti, di autorizzazione di nuovi allevamenti collegati ai Registri,

di pareri circa l’adozione di provvedimenti sanzionatori per operatività “non conformi” di alcuni Registri.

 

 


COMMISSIONE TECNICA CENTRALE

Le delibere del 25 maggio u.s.

 

Istituzione della divisione della razza Landrace belga nel “Registro delle razze estere a limitata diffusione”

 

La razza nel recente passato assicurava verri “terminali” per la produzione di suini magri leggeri. Il successivo ottenimento di una popolazione esente dal gene alotano ha modificato significativamente le caratteristiche produttive, rendendo i riproduttori Landrace belga più simili alle altre popolazioni Landrace. In Belgio, culla di origine della razza, l’attuale prevalente indirizzo produttivo è quello di genitrice delle scrofe di allevamento.

 

Quanto sopra descritto spiega la perdita di interesse verso la selezione della Landrace belga per la produzione di verri “terminali”. Nel Libro genealogico italiano, infatti, la popolazione si è progressivamente assottigliata ed è oggi costituita da qualche decina di riproduttori presenti in due allevamenti. Gli allevatori interessati alla produzione di verri “terminali” per il suino magro (mediterraneo) si sono concentrati sulla selezione della razza Pietrain, che negli ultimi quattro anni ha fatto registrare un significativo incremento dei riproduttori iscritti ed un consolidamento della partecipazione al Sib test.

 

Risulta pertanto opportuno modificare la gestione della razza Landrace belga, prevedendo il suo mantenimento nell’ambito del Registro delle razze estere a limitata diffusione.

 

Gestione di alcune “non conformità” operative

 

Gli Uffici periferici, impegnati nell’attività del Registro anagrafico per la conservazione delle razze autoctone, hanno fatto presente che qualche allevamento allo stato brado o semibrado non adotta idonei accorgimenti per la separazione delle covate e ciò impedisce una attendibile attribuzione della paternità e maternità ai suinetti da iscrivere.

 

In esito all’approfondimento del problema, effettuato dall’Ufficio centrale (UC) con la collaborazione delle APA interessate, è emerso che queste casistiche possono essere tratte con efficacia dall’UC attraverso  l’adozione di provvedimenti, quali:

·        l’annullamento delle marcature, qualora risulti dubbia l’identità dei soggetti,

·        l’ammonimento dell’allevamento per ottenere un rapido ripristino di condizioni operative conformi

In tal senso è stato aggiornato il testo dell’art. 31 del Disciplinare del Libro genealogico e del Registro anagrafico.

 

Tipo genetico “Nera Parmigiana”

 

E’ documentato che soggetti appartenenti alla razza Nera Parmigiana erano ancora presenti alla fine del800. Successivamente la razza è stata interessata da una forte erosione, dovuta all’introduzione (a partire dal 1872) di riproduttori appartenenti a razze inglesi (Yorkshire, Berkshire, Middle White, Large Black , ecc.).

 

Nella seconda metà degli anni ’90 l’Amministrazione Provinciale di Parma ed altre Istituzioni tra cui l’APA hanno avviato una iniziativa per la produzione di soggetti morfologicamente simili alla originaria razza autoctona.

 

Allo scopo sono stati utilizzati suini che presentavano alcune macchie cutanee. Tra i soggetti ottenuti sono stati via via scelti per la riproduzione quelli con maggiore estensione delle macchie. Inoltre sono stati introdotti riproduttori Large Black e forse alcuni di razza Casertana, Cinta Senese e Mora Romagnola. In questo modo è stato prodotto un gruppo di animali con mantello nero.

 

Alla luce di quanto sopra brevemente riportato, la CTC ha stabilito che non sussistono le condizioni per l’istituzione di una divisione del Registro anagrafico per la Nera Parmigiana, in quanto la stessa risulta definitivamente estinta ed i suini  “neri” presenti in alcuni allevamenti della provincia di Parma sono frutto di accoppiamenti tra animali meticci di origine genetica sconosciuta ovvero tra soggetti appartenenti ad altri tipi genetici, nettamente distinti dalla originaria razza Nera Parmigiana.

 

In ogni caso gli uffici ANAS sono stati invitati ad offrire assistenza all’APA di Parma per individuare eventuali soluzioni organizzative che consentano la gestione, nel rispetto delle Norme nazionali vigenti, della riproduzione di questo piccolo gruppo di suini.

 

Aggiornamento requisito per iscrizione scrofe delle razze Large White italiana e Landrace italiana alla sottosezione "madri verro

 

L’ “Indice di Prolificità di uscita” è dal 1° luglio 2002 il requisito per l’iscrizione delle madri di verro.

La distribuzione % delle scrofe in relazione all’Indice prolificità è riportato nella seguente tabella.

 

soglie

LI (%)

LWI (%)

>= -  0,2

88,0                             (81,4)

90,9                             (89,9)

>= -  0,1

77,2                             (73,6)

82,1                             (80,0)

>=    0,0

67,5                             (67,4)

68,5                             (65,2)

>= + 0,1

58,9                             (60,1)

50,8                             (46,4)

>= + 0,2

48,6                             (50,8)

33,1                             (28,6)

 

I dati tra parentesi riguardano la situazione al 16 marzo 2004. Dal confronto con i dati attuali risulta evidente il forte progresso genetico in atto.

 

Dal 1 gennaio 2007 potranno essere iscritte alla sottosezione “madri di verro” le scrofe LWI e LI con Indice prolificità di uscita almeno pari a 0,0.

 

Calcolo Indici genetici razze LWI, LI e DI

 

Nella precedente riunione della CTC del 16 marzo 2004 era stato appurato che la selezione, condotta per quasi 15 anni con criteri costanti e con grande intensità, aveva modificato non solo il livello genetico medio degli animali, ma anche le correlazioni genetiche tra i caratteri che, in generale, mostrano oggi meno antagonismo di quanto fosse riscontrabile nel 1990.

 

Il fenomeno è stato ulteriormente indagato dagli uffici. Gli approfondimenti effettuati hanno evidenziato la necessità di aggiornare la struttura dei gruppi genetici (Phantom Groups) nel modello lineare Multiple Trait per rappresentare meglio le dinamiche di popolazione. Si ricorda che i gruppi genetici sono classi arbitrarie in cui vengono raggruppati gli ascendenti sconosciuti (ma che si ritiene appartengano alla stessa popolazione) dei soggetti fondatori (di cui cioè non si conoscono i genitori).

 

Il nuovo metodo di calcolo degli Indici genetici, derivante dall’adozione di strutture di gruppi genetici più articolate, è già disponibile per la razza Duroc Italiana ed è in fase di ultimazione per le razze Large White Italiana e Landrace Italiana.

 

L’innovazione introdotta consente un miglioramento dell’accuratezza degli Indici e non comporta scostamenti significativi dagli indici e dalle graduatorie attuali.

 

Identificazione soggetti di razza Duroc Italiana e Pietrain

 

Al fine di migliorare la leggibilità del tatuaggio delle razze a cute pigmentata e tenuto conto delle richieste di alcuni Uffici periferici, viene autorizzato anche l’utilizzo di tenaglie con caratteri di maggiori dimensioni (10 mm).

 

Emissione certificati genealogici

 

La certificazione dei riproduttori è diventata una pratica sempre più diffusa e cogente. Il possesso dei requisiti per l’attività riproduttiva dei verri è documentato unicamente dal certificato genealogico (legge 30/91). Gli importanti circuiti dei prodotti DOP hanno attivato crescenti verifiche sui verri impiegati negli allevamenti. Sul sito dell’Associazione sono disponibili tra l’altro i dati dei certificati dei riproduttori del L.G. italiano, di quelli esteri regolarmente importati con Nulla Osta ministeriale e di quelli ibridi iscritti agli appositi Registri.

 

     Al fine di precisare meglio la tempistica è stato ribadito che l’emissione dei certificati dei suini iscritti può avvenire tra la data di nascita e quella di vendita. I certificati emessi successivamente non sono validi.

 


 

ASTA VERRI I.A.

 

Mercoledì 04 maggio u.s. presso la Semenitaly di Modena si è tenuta la periodica asta dei verri operanti in I.A. nell’ambito dello Schema di Selezione del “Suino da Salumeria”, che hanno completato il periodo di produzione convenzionata.

 

Il Centro di Fecondazione artificiale suina di Asola (MN) si è aggiudicato il verro Duroc italiana POLIDORO MAR02861 per la somma di € 3.706,00 (IVA esclusa), mentre la Semenitaly ha acquistato il verro Large White italiana IASO-BE CR058471 per la somma di € 1.800,56 (IVA esclusa).

 

 

 


 

PROSCIUTTI DOP – DEBOLE L’ANDAMENTO DELLE SALATURE NEL TRIMESTRE MARZO - MAGGIO

 

Il distretto di Parma ha fatto registrare una attività significativamente rallentata rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il numero di cosce salate per produzioni DOP Parma ammontavano a fine maggio a 4.018.340, in riduzione del 5,68% rispetto al 2004.

Leggermente migliore la situazione nel distretto di San Daniele che dall’inizio dell’anno a fine maggio ha introdotto 1.067.498 cosce, facendo registrare una piccola crescita del 1,1%.

 

La debolezza della domanda delle cosce, legata alla pesantezza del mercato dei prosciutti stagionati, sta provocando una duratura e pesante contrazione dei prezzi delle cosce stesse, prodotto cardine per la valorizzazione del suino pesante.

 

In merito al Prosciutto di San Daniele si ricorda che per lo stesso vige un accordo interprofessionale, ai sensi del D.Lgs 173/98, riguardante la programmazione della produzione. Per l’anno in corso l’apposito Comitato ha stabilito che la crescita programmata entro la quale non vengono attivate le più onerose misure di “controllo rinforzato” è di + 3%. Il dispositivo è stato approvato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali con DM 18.04.2005.