ANAS NOTIZIE

ANNO  2005  -  Numero  6

 

 

 

 

Sommario

 

·         Rassegna Suinicola Internazionale – 48^ Edizione   

 

·        Rassegna Suinicola Internazionale
La relazione di Gusmaroli e Malavasi al Convegno “Il giusto prezzo: formazione e rilevazione dei prezzi ne
l mercato europeo dei suini”

 

·        Rassegna Suinicola Internazionale
Conferenza stampa sulla crisi             
 

 

·        Rassegna Suinicola Internazionale
Le APA presenti nell’area del Libro genealogico

 

·        Rassegna Suinicola Internazionale
La comunicazione del Libro genealogico

 

·         Olimpo – Il verro dei records
Una festa per i suoi sette anni       
 

 

·        Comitato direttivo

 

·        Attività selezione
Incontro aggiornamento all’APA di Modena

 

·        Passerella verri I.A. ed Asta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


RASSEGNA SUINICOLA INTERNAZIONALE -  48^ EDIZIONE

 

Il ritorno della Rassegna dopo l’interessante esperienza di Suinitalia 2004 non ha deluso le aspettative. L’appuntamento reggiano ha riconfermato la sua indiscutibile vocazione specialistica ed ha offerto agli allevatori ed agli operatori del settore una fruttuosa occasione di incontro e di approfondimento tecnico, commerciale e soprattutto – vista la pesante situazione del mercato – di riflessione sul futuro produttivo ed economico della nostra suinicoltura.

 

L’aggiornamento tecnico è stato validamente assicurato dalla presenza delle più importanti imprese dell’indotto (mangimi, impianti, attrezzature zootecniche, farmaceutici, servizi, ecc.) e da un qualificato programma convegnistico.

 

La divulgazione dei risultati della selezione del libro genealogico è stata efficacemente attuata con la Mostra Nazionale, che ha ospitato in un rinnovato padiglione espositivo più di 160 soggetti di alto valore genetico.

 

La riflessione sulle cause della preoccupante crisi e sulle possibili vie di uscita è stata realizzata con l’interessante convegno internazionale, organizzato da SIPER, dal titolo “Il giusto prezzo: formazione e rilevazione dei prezzi nel mercato europeo dei suini” e dalla successiva conferenza stampa congiunta delle Organizzazioni degli allevatori, tenutasi presso lo spazio ANAS e coordinata dal Presidente Gusmaroli.

 

 

 


RASSEGNA SUINICOLA INTERNAZIONALE

La relazione di Gusmaroli e Malavasi al convegno “Il giusto prezzo: formazione e rilevazione dei prezzi nel mercato europeo dei suini”

 

1. Parte generale

 

Come ci insegna l’economia classica, un mercato perfetto è quello in cui un elevato numero di operatori indipendenti vendono ed acquistano una merce con caratteristiche standardizzate.

Perchè la merce trattata sia un bene economico, è necessario che la quantità offerta sia inferiore alla richiesta, ed il prezzo è dato dall’incontro tra l’offerta e la domanda.

 

In tutta Europa, sia pure con differenze anche rilevanti tra i diversi Paesi, il mercato dei suini è molto lontano dalla perfezione: un largo numero di offerenti si incontra infatti con un ristrettissimo numero di acquirenti, e la relativa forza commerciale dei due gruppi è assolutamente sproporzionata.

 

Per essere precisi, la “forza commerciale” si identifica con l’urgenza che l’operatore ha di chiudere la trattativa. Un allevatore vende animali vivi, che hanno un punto di “maturazione” ottimale ed il cui mantenimento prolungato costa, ma soprattutto non sempre l’allevatore ha la possibilità di vendere ad un altro acquirente, dato il ridotto numero di acquirenti spesso in rapporto tra loro.

 

Esistono anche notevoli differenze qualitative tra i suini venduti dai diversi allevamenti. La prima sostanziale differenza è tra i suini pesanti da salumeria allevati praticamente solo in Italia ed i suini leggeri allevati nel resto del mondo per il consumo fresco. Tuttavia, anche all’interno della stessa categoria esistono differenze che spesso vengono indotte dalle richieste del macello acquirente che a sua volta cerca di soddisfare i suoi clienti di una particolare regione.

 

L’Italia scelse, alla fine degli anni ’80, la strategia di differenziazione del prodotto proprio per sottrarsi alla libera competizione internazionale che l’avrebbe vista strutturalmente perdente per una serie di ben noti fattori che non è qui il caso di approfondire (costo del terreno, delle materie prime per mangimi, pressione antropica, ecc).

 

Tale strategia, concretizzatasi nel Regolamento europeo 2081/92/CE e seguenti, ha portato al riconoscimento di molte denominazioni tradizionali di prodotti agro-alimentari, primi tra tutti i prosciutti di Parma e di San Daniele. In Italia, nel 2004 il suino pesante certificato per le due DOP citate ha rappresentato il 67,5 % dei suini nati nel Paese ed il 63,6 % dei macellati in Italia.

 

Per salvaguardare e definire le qualità tradizionali di un prodotto a denominazione protetta, il relativo disciplinare delimita il territorio di provenienza della materia prima che viene lavorata. L’effetto collaterale di tale delimitazione è una sorta di “protezione” del circuito produttivo DOP dalla concorrenza di materia prima esterna. Di contro, tanto più differenziata e specializzata è la materia prima destinata alla produzione DOP, tanto più difficile sarà la sua esportazione al di fuori della zona “protetta”.

 

Da queste considerazioni deriva il fatto che un autentico circuito DOP costituisce un “sistema separato” la cui compatibilità economica dipende essenzialmente dalla capacità di autoregolarsi: esso infatti non potrà assolutamente importare materia prima in caso di scarsità di offerta, e assai difficilmente potrà esportarla in caso di eccessi produttivi.

 

Attualmente le 11 regioni dell’areale produttivo dei prosciutti DOP e di molti altri prodotti tutelati stanno vivendo una situazione di eccesso di offerta. L’eccesso è dovuto a innovazioni tecniche (vedi la diffusione degli allevamenti multisede che consentono un aumento del numero delle scrofe) ma anche all’ingresso di nuovi operatori  (vedi la riconversione di stalle bovine in porcilaie).

 

L’eccesso produttivo all’interno del circuito tutelato più importante è evidente e ben documentabile: nel 2003 sono state effettivamente salate, cioè hanno iniziato il processo per diventare prosciutti di Parma e di San Daniele il 74,23% delle cosce disponibili, e nel 2004 il 73,30. Le percentuali sono simili, ma rappresentano rispettivamente 3.491.073 e 3.698.556 di cosce prodotte secondo le prescrizioni delle DOP ma vendute come carne normale. Si noti anche che in un anno l’eccesso di offerta è aumentato di oltre 100.000 suini. Infine, nel 2004 è stato offerto il 6,04 % di cosce in più rispetto al 2003, mentre le salature di Parma e San Daniele sono cresciute solo del 4,5%.

 

Del resto, è sotto gli occhi di tutti la situazione paradossale che si registra in Europa, dove nel 2004  nonostante un surplus produttivo pari all’8,3 % dei consumi interni, i prezzi medi dei suini hanno mantenuto un livello accettabile, mentre in Italia sono crollati.

 

I prezzi medi europei si sono mantenuti elevati grazie alle notevolissime esportazioni che hanno raggiunto il record di 1.817.333 t per un controvalore di 2.948.128,00 €. Paesi destinatari sono stati  soprattutto il Giappone (360.219 t per 1.016.248,00 €), la Russia (414.219 t per 418.835,00 €), il sud est asiatico (337.865 t per 342.222,00 €) e gli Stati Uniti (86.999 t per 294.184,00 €).

 

Sul mercato di Utrecht, nei Paesi Bassi, la media di prezzo dei suini vivi di 85-115 Kg p.v. è stata di 0,911 €/Kg nel 2003, di 1,041 €/Kg nel 2004 e di 1,045 €/Kg nel primo trimestre del 2005. In Spagna (Lleida) i prezzi sono stati di 0,955 €/Kg nel 2003, di 1,023 nel 2004 e di 1,067 nel primo trimestre 2005. Nel 2003 il suino pesante è stato trattato a Modena a 1,262 €/Kg, nel 2004 a 1,240 €/Kg peso vivo, e nel primo trimestre del 2005 a 1,132 €/Kg p.v. Rispetto ad Utrecht, i prezzi medi di Modena nel 2003 erano del 38 % superiori, nel 2004 del 19 % e nel primo trimestre 2005 solo dell’8 %. Tenendo conto del costo di trasporto, i nostri suini pesanti vengono oggi offerti in Italia  sostanzialmente allo stesso prezzo  dei suini leggeri olandesi!

 

Anche le aspettative dei suinicoltori sono negative, come si comprende osservando il rapporto tra i prezzi al Kg p.v. dei suinetti da ristallo a Modena ed a Utrecht: nel 2003 tale rapporto era di 2,61, nel 2004 di  2,13 e nel primo trimestre 2005 di 1,47.

 

Come sempre, vi sono valutazioni diverse: taluni obiettano che il mercato italiano delle carni suine è ben più grande del circuito dei prosciutti DOP, che nel 2004 la produzione interna ha coperto solo il 68,2 % dei consumi nazionali, e che esiste quindi un ampio spazio per l’aumento della produzione interna in concorrenza con i flussi di importazione. Di conseguenza, non vi sarebbe alcuna sovrapproduzione nazionale, e le cause dei bassi prezzi risiederebbero nell’inefficienza, o nella poca trasparenza, dei mercati.

 

In realtà il problema è più complesso. Nel 2004 l’Italia ha importato 925.949 tonnellate di carni suine, costituite da 731.975 t di carne fresca, 74.984 t di carni congelate, 33.136 t di carni preparate, e 695.522 capi vivi, 191.604 dei quali ristalli (dati ISTAT, coefficientati). Di questi volumi tuttavia, 531.201 t erano costituiti da cosce fresche e 13.263 t da cosce congelate, per un totale di 544.464 t  (67,47 % delle importazioni totali di carni fresche e congelate). Assumendo un peso medio di 10 Kg, si tratta di 54.446.400 di cosce, in larga parte destinate alla trasformazione cotta, ma anche a “Norcia” nonchè ad una varietà di prosciutti “nostrani” e “di montagna”. Si noti che ai 54 milioni di cosce andrebbero aggiunte anche quelle delle mezzene importate (114.795 t).

 

Questi dati ci dicono che il nostro Paese non importa carne suina, ma importa cosce suine. Non vi è quindi grande spazio per ulteriori aumenti produttivi anche perché non vi è un sufficiente mercato per i tagli diversi dalle cosce. Sarebbero ipotizzabili aumenti della produzione interna limitati alla sostituzione delle importazioni di animali vivi e di mezzene, oppure l’attivazione di esportazioni delle parti di carcassa diverse dalle cosce, ma allo stato attuale, sul libero mercato, i suinicoltori italiani operano in condizioni assai poco competitive rispetto agli altri Paesi europei o addirittura di Paesi Terzi. La situazione è destinata ad appesantirsi con i nuovi accordi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio che comunque andranno ad ulteriormente diminuire le barriere doganali in tutto il Mondo.

 

Per tutti questi motivi la scelta delle produzioni di qualità tutelate da un marchio europeo è l’unica scelta strategica che, al di là dei momenti di mercato sfavorevole, può dare una prospettiva credibile ai suinicoltori italiani. L’attuale situazione di crisi è però la dimostrazione di come il circuito DOP non basti da solo a garantire il reddito degli allevatori: esso va gestito anche sotto il profilo economico per mantenere un sano equilibrio tra domanda, offerta e livello qualitativo delle produzioni.

 

Al di là di quanto può essere deciso dagli allevatori e dalle loro organizzazioni, la sede propria per la gestione del circuito DOP dovrebbe essere il Tavolo Interprofessionale Permanente, istituito nel 1997 dall’intera filiera suinicola (allevatori, macellatori e stagionatori) e diventato una importante sede di dialogo nonostante gli scontri commerciali che in tutti questi anni hanno continuamente scosso il settore.

 

2. La formazione del prezzo dei suini

 

Tenendo conto di quanto detto nell’analisi generale del mercato suinicolo, il problema del funzionamento dei mercati è solo la punta dell’ “iceberg”: si tratta di un problema fastidioso ed irritante, che non aiuta a fare chiarezza e va senz’altro risolto. Tuttavia esso non è il nodo strutturale che sta alla base della pesante, per i suinicoltori, situazione attuale, nodo che potrà essere affrontato solo attraverso una gestione attenta degli equilibri di filiera.

 

Come è noto, da molti anni non esiste più in Italia un vero mercato “spot” dei suini, ma gli allevatori si impegnano a fornire ad un macello tutta la loro produzione annuale sulla base di contratti di fornitura che definiscono il prezzo di “bollettino” di una particolare piazza più un “premio”.

 

In altri termini, l’allevatore contratta solo il “premio”, cioè il valore differenziale della propria produzione. La quantificazione del “premio” segue criteri anche molto diversi dalla semplice valutazione qualitativa dei suini allevati. E’ evidente che la dimensione dell’allevamento, e quindi il numero dei capi conferiti e la frequenza delle forniture, hanno una grande importanza per l’acquirente, così come la distanza dell’allevamento dal macello, o la disponibilità dell’allevatore a fornire precisi impegni e scadenze di fornitura. Molto spesso le clausole non prevedono la reciprocità (obbligo per il macello di ritirare il prodotto) e impongono invece “paletti” non previsti da alcun “contratto tipo” o disciplinare “DOP”.

 

L’anello più debole del sistema è però la formazione del prezzo di riferimento, stabilito settimanalmente da ciascun mercato presso le Borse merci di diverse città (Bollettini). Il prezzo di “Bollettino” è un prezzo concordato da “operatori esperti” nominati da ciascuna CCIAA con criteri diversi, e in mancanza di accordo spesso il prezzo è direttamente stabilito da funzionari della Camera di Commercio su proprie informazioni.

 

Il metodo è molto fragile, e una sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale della Lombardia, confermata dal Consiglio di Stato,  avversa alla CCIAA di Mantova, non ha esitato a definire i prezzi di bollettino come “prezzi imposti”. Quella CCIAA sta ora tentando di risolvere il problema organizzando un mercato “spot”. Si tratta di un passo comprensibile e necessario, anche se è un po’ strano che gli operatori debbano modificare le loro abitudini per consentire alla CCIAA di rilevare i prezzi nei termini previsti da una Legge ed un Regio Decreto risalenti a 92 anni fa (Legge 20 marzo 1913, n.272 e R.D. 4 agosto 1913, n.1068).

 

Il problema è tuttavia in agenda, e le idee non sono ancora del tutto chiare su come sostituire i vecchi usi di borsa nella nuova situazione che si è venuta a creare. Per dare il proprio contributo di filiera alla soluzione del problema il Tavolo Interprofessionale Permanente ha riattivato un proprio gruppo di lavoro interprofessionale, affidandogli il compito di studiare e proporre soluzioni innovative.

 

I meccanismi di formazione dei prezzi adottati nei diversi Paesi europei sono classificabili in cinque tipi fondamentali:

 

a)     Contrattazione tra singolo allevatore (o commerciante) e singolo macello. E’ il sistema più semplice, operante in Italia da molti anni. Funziona laddove la macellazione è molto frammentata in piccole-medie imprese e non vi è un eccessivo schiacciamento del potere commerciale degli allevatori. Esempi si trovano in Spagna, Portogallo, Grecia, Belgio, Irlanda. I servizi pubblici si limitano a ricevere le informazioni dai macelli.

b)     Contrattazione tra organizzazioni. E’ un sistema evoluto, nel quale i singoli allevatori conferiscono il loro prodotto ad un’organizzazione che si occupa della vendita (concentrazione dell’offerta). E’ un sistema diffuso a “macchia di leopardo” in molti Stati dell’Unione anche per la costante azione di promozione e sostegno delle Associazioni di Produttori sostenuta dalla legislazione europea.

c)      Conferimento a Macelli Cooperativi. In questo caso gli allevatori sono soci di cooperative di macellazione, ed il prezzo di conferimento viene stabilito settimanalmente sulla base di ipotesi di andamento del mercato delle carni, salvo – teoricamente – un conguaglio a fine esercizio. Si tratta del tipico sistema adottato in Danimarca e nei Paesi Bassi, ma anche da alcuni macelli cooperativi italiani.

d)     Concertazione tra organizzazioni. E’ un sistema evoluto nel quale gli operatori hanno definitivamente preso atto dell’inutilità di continuare a rilevare i prezzi quando manchino vere vendite “spot”. In Germania gli operatori si incontrano due volte a settimana per studiare e discutere gli andamenti di produzioni, consumi, scambi con l’estero, condizioni climatiche e ogni altro fattore rilevante per la formazione del prezzo. Al termine, essi pubblicano un prezzo indicativo “di tendenza”. Avendo dimostrato affidabilità, il prezzo è rapidamente divenuto riferimento per le contrattazioni.

e)     Asta telematica. E’ il sistema bretone di contrattazione, adottato come riferimento in tutto il territorio nazionale francese. Le aste informatizzate non si sono diffuse in nessun altro Paese, anche se in Italia l’Unioncamere ha seriamente cercato di svilupparle attraverso la società Meteora. Nelle condizioni bretoni il sistema funziona, anche perché gli allevatori sono riusciti a conquistarsi un importante ruolo nella sua gestione. E’ evidente che si tratta di un mercato che richiede un’elevata standardizzazione del prodotto, assai difficile da raggiungere con il suino pesante. Le rilevazioni sono assolutamente attendibili e molto precise: proprio la loro precisione comporta una certa variabilità dei prezzi che nel tempo conferisce al mercato francese un carattere “nervoso”.

 

Da ultimo, è opportuno fare chiarezza su un equivoco più volte ripetuto. La necessità di formare un prezzo esiste per qualunque merce, ed il processo sarà tanto più semplice tanto più il mercato si avvicina alle condizioni di mercato perfetto. I meccanismi di formazione del prezzo non dipendono perciò da cosa si contratta, ma solo dalle condizioni di contrattazione. Non è quindi assolutamente rilevante, ai fini della formazione del prezzo medio, fissare il prezzo “a vivo” o sulla carcassa. I due prodotti richiedono modalità e garanzie diverse, e può cambiare molto la valutazione della “qualità” della singola fornitura, ma in ogni caso il prezzo medio di riferimento dipende solo dall’incontro tra domanda ed offerta e dal bilanciamento delle pressioni cui i contraenti sono sottoposti.

 

 


RASSEGNA SUINICOLA INTERNAZIONALE

Conferenza stampa sulla crisi

 

L’affollata conferenza stampa si è tenuta nel pomeriggio del 28 aprile presso lo Stand ANAS.

Hanno partecipato i rappresentanti delle tre Organizzazioni Professionali Agricole, di Unapros ed Anas, e quelli delle seguenti Organizzazioni di prodotto: APS Piemonte, Asser, Assocom, Ass.Ven., ARS Calabria, Sui marche, Cremonese carni, Opas.

 

Si riporta di seguito una sintesi dell’intervento del presidente Gusmaroli.

 

In queste settimane, per la prima volta, il prezzo dei suini pesanti da macello è sceso al di sotto della soglia psicologica di un Euro al Kg, a fronte di un costo di produzione che il CRPA ha stimato essere di 1,39 €/Kg nel 2004.

 

E’ evidente che, come la forza di una catena è pari a quella del suo anello più debole, la forza di una filiera produttiva dipende da quella del suo comparto professionale più fragile. Nel nostro caso, non vi è dubbio che il comparto più fragile sia quello allevatoriale, che da tre anni sta continuando a produrre sotto costo.

 

I suinicoltori debbono garantire salubrità, benessere, e tipicità, ma tutto questo lavoro deve essere mirato a produrre reddito. Se il reddito non c’è, o addirittura è negativo, la situazione non può durare e le aziende sono costrette a chiudere, con tutti i conseguenti problemi sociali e produttivi.

 

A fronte di questa situazione gli allevatori chiedono:

 

  1. Di attivare il prima possibile un sistema di etichettatura che consenta al consumatore di distinguere il prodotto di origine nazionale da quello di origine estera. In questo senso è molto importante la recentissima conclusione del lungo e travagliato iter di sviluppo e concertazione del disciplinare  di una denominazione per la quale verrà richiesta la Denominazione d’Origine Protetta: il Gran Suino Padano. Inoltre, si sta lavorando ad una analoga iniziativa per le regioni del meridione d’Italia.
  2. Di non promuovere o sostenere prodotti IGP a base di carne suina che non prevedano nei loro disciplinari la precisa delimitazione di una zona d’origine della materia prima;
  3. Di istituzionalizzare il Tavolo Interprofessionale Permanente in modo da poter efficacemente gestire il sistema tutelato.

 

E’ tuttavia importante capire, anche da parte degli allevatori, che non si può confondere il concetto di autoapprovvigionamento nazionale (percentuale della carne suina consumata in Italia che viene effettivamente prodotta nel Paese) con il bilancio tra offerta e domanda di suini nell’ambito del circuito tutelato. Attualmente, mentre l’autoapprovvigionamento italiano non supera il 70%, l’offerta di suini certificati per il circuito dei prosciutti di Parma e san Daniele è eccedentaria rispetto alla specifica domanda.

Infine, gli allevatori devono essere uniti tra loro e determinati nei rapporti con la controparte industriale. E’ necessario rifiutare di sottoscrivere contratti di fornitura a lunga scadenza (annuali), bisogna evitare assolutamente di vincolarsi a dettagliati programmi di consegna, e comunque pretendere la reciprocità delle condizioni di fornitura.

 

 

RASSEGNA SUINICOLA INTERNAZIONALE

Le APA presenti nell’area del Libro genealogico

 

Sulla base della positiva esperienza di Suinitalia 2004, è stato organizzato per le APA uno spazio espositivo integrato con quello ANAS. Le Associazione che hanno aderito all’iniziativa sono state Brescia, Cremona, Cuneo, Mantova, Milano-Lodi, Modena e Reggio Emilia.

 

Ogni Associazione ha così avuto l’opportunità di presentare le iniziative più significative. In particolare Brescia e Cremona hanno incentrato la loro comunicazione sugli allevamenti che partecipano alla selezione del Libro. Cuneo sui servizi del Centro produzione seme di Magliano Alpi, che di recente ha organizzato un sistema di verifica (pcr) sul materiale seminale volta alla certificazione dello stesso  come prrs free. Milano-Lodi ha presentato un interessante percorso didattico sul circuito certificativo dei Prosciutti DOP. Modena ha divulgato i dati provinciali sui trend genetici e fenotipici realizzati.

 

 


 

 

RASSEGNA SUINICOLA INTERNAZIONALE

La comunicazione del Libro genealogico

 

E’ stata allestita con gusto un’area che ha permesso di ospitare numerosi allevatori ed operatori e di veicolare con taglio professionale messaggi “su misura” circa le peculiarità ed i tanti vantaggi della selezione italiana.

 

Lo spazio è stato il “cuore pulsante” della Rassegna 2005, basti pensare al successo della conferenza stampa sulla crisi, al raduno degli esperti del Libro, agli incontri con le delegazioni straniere (Cechia, Polonia, Russia, Serbia-Montenegro, Spagna, Svezia, Svizzera), alla costante presenza dei selezionatori.

 

Infine, è doveroso ricordare una iniziativa che ha contribuito ad attirare l’attenzione ed il gradimento del pubblico. Si è trattato della presentazione di un prodotto innovativo, derivato dal circuito di certificazione con Marchio Suino Mediterraneo. E’ il “Chebab di suino” messo a punto con maestria e lungimiranza dall’Azienda Mulinello di Gaetano Cipolla, valente allevatore di Enna e membro del Comitato direttivo ANAS.

 

 

 


OLIMPO - IL VERRO DEI RECORDS

Una festa per i suoi sette anni

 

Martedì 12 aprile a Modena è stata organizzata da ANAS con la collaborazione di Semenitaly una simpatica iniziativa rivolta agli allevatori del Libro genealogico per i sette anni del verro più importante nella storia del Piano di selezione della razza Large White Italiana.

Il riproduttore, che proviene dall’allevamento in selezione dell’Az. Agr. Gilberti di Pontevico (BS), opera regolarmente presso il Centro produzione seme della Semenitaly di Modena, attuale proprietario.

 

Ai numerosi ed appassionati allevatori partecipanti alla giornata è stato prima presentato Olimpo, ancora in ottima forma, e successivamente sono stati illustrati i dati tecnici che mettono in risalto l’eccezionalità “genetica” del soggetto.

In tale occasione non poteva mancare un momento conviviale, conclusosi con il classico taglio della torta da parte del presidente ANAS Gusmaroli e dell’amministratore delegato Semenitaly Moretti.

Il presidente ANAS ha colto l’occasione per complimentarsi con l’Az. Gilberti e per ringraziare sia gli allevatori del Libro genealogico, per l’attenzione con la quale partecipano all’impegnativa attività di selezione, sia i Centri di produzione seme – quale Semenitaly – per il contributo assicurato alla diffusione dei migliori prodotti della selezione.

 

Il curriculum di Olimpo

 

Olimpo (LW GIL01432) è nato il 7 aprile 1998 ed ha quindi appena compiuto i sette anni di vita. E’ entrato in Semenitaly il 3 marzo 1999 ed ha iniziato a lavorare come giovane verro il 19 aprile 1999. Proposto all’asta del 1° ottobre 1999 non fu aggiudicato, e venne venduto a trattativa privata ed a prezzo scontato il 3 novembre 1999.

 

La sua genealogia nota risale per otto generazioni fino alla fine degli anni ’70. Vi si trovano molti “fondatori” diversi, soprattutto esteri:

 

ORIGINE

% Sangue

 % Estera / % Italiana

 

Francia

50,00

 

Danimarca

25,00

 

Paesi Bassi

7,42

 

Stati Uniti

6,26

 

Gran Bretagna

0,78

89,45

 

Forlì

6,25

 

Mantova

2,73

 

Perugia

0,78

 

Reggio Emilia

0,39

 

Verona

0,39

10,55

 

 

100,00

100,00

 

Olimpo è stato per molti anni primo nella classifica dei verri per Indice selezione, e solo recentemente è sceso al secondo posto dopo suo nipote Flegetonte-Cl (LW BS092940).

 

L’impatto di Olimpo sulla popolazione iscritta è stato enorme:

 

Sette suoi figli sono stati abilitati per la I.A. pubblica:

 

AUSONIO-OL           (PEA13652)

CABIRI-OL                (CR063246)

CLIO-OL                    (RN000670)

CIANE-OL                 (BS090100)

CLORI-OL                 (CR064220)

DONAR-OL               (GIL09735)

EUFORBO-OL         (GSM03718)

 

Quindici suoi nipoti sono stati abilitati per la I.A. pubblica:

sette figli di AUSONIO-OL; un figlio di CIANE-OL, sette figli di CLORI-OL.

 

Infine, è già stato abilitato un pronipote di Olimpo (GIOVE-DR, figlio di DRAGO-AU, nipote di AUSONIO-OL) mentre altri tre verri stanno attualmente producendo come giovani verri (due nipoti di Ausonio ed un nipote di Clori).

 

In totale sono stati provati al Sib-Test 47 gruppi di figli di Olimpo, e la valutazione genetica del verro ha un’accuratezza elevatissima.

 

Olimpo è stato il padre di 7.650 suinetti nati vivi da 762 parti di 680 scrofe diverse in 83 allevamenti (dal 12.08.99 all’11.02.05). Il suo Indice di prolificità è di +0,108.

 

Tra i suoi figli sono stati marcati 667 maschi, figli di 158 scrofe diverse, e 2.373 femmine figlie di 577 madri.

 

I 68 verri figli di Olimpo hanno prodotto 31.516 figli maschi in purezza con 2.537 scrofe diverse.

Le 818 scrofe figlie di Olimpo hanno finora prodotto 10.109 suinetti in purezza e 14.673 suinetti in incrocio.

 

Il successo della discendenza di Olimpo si spiega facilmente ove si osservi la media degli Indici genetici aggiornati dei suoi sette figli abilitati alla I.A., medie che disegnano esattamente gli obiettivi di selezione del Libro genealogico (aumentare la carnosità per quanto consentito dal mantenimento della qualità della carne per la stagionatura).

 

 

 

 

 

 

 

INDICE

MEDIA

Incremento medio giornaliero                          (g)

41

Spessore del lardo al gluteo medio               (mm)

-0,76

Tagli magri (Peso di Coppe e Lombi)           (Kg)

2,883

Calo peso del prosciutto in prima salagione    (g)

-1

Peso delle cosce fresche                                (Kg)

0,424

Indice di conversione degli alimenti

-0,189

Indice Selezione

3,06

Indice Terminale

1,68

 

I numeri esposti sono da record, ma Olimpo è ancora pienamente attivo ed è difficile ancora oggi prevedere il suo apporto definitivo alla selezione italiana. Di sicuro si tratta di un razzatore che ha dato concretezza allo schema di selezione nato nel 1989.

 

 

 


COMITATO DIRETTIVO

 

La riunione si è tenuta martedì 26 aprile presso la sede SIPER di Reggio Emilia ed è stata introdotta dal saluto del presidente SIPER Franceschini.

 

I lavori del Comitato, coordinati dal presidente Gusmaroli, hanno riguardato:

 

  • la formulazione del Bilancio consuntivo dell’esercizio 2004, che sarà sottoposto all’esame dei soci nell’Assemblea del 15 giugno prossimo;
  • l’organizzazione in collaborazione con SIPER di “Suinitalia 2006”, che si svolgerà il 28 e 29 aprile 2006;
  • la ratifica della nomina di due nuovi esperti nazionale del Libro genealogico (Gazzoldi e Soresi) e dell’adesione di due novi soci (APA di Firenze e Lucca);
  • la calendarizzazione dell’attività dei gruppi di lavoro tematici;
  • l’approfondimento delle problematiche riguardanti il Piano di controllo della Malattia di Aujeszky, al fine di migliorarne l’attuazione;
  • l’esame della situazione e della evoluzione del funzionamento delle Borse merci suini;
  • la verifica degli ultimi adempimenti necessari per il riconoscimento della DOP Gran Suino Padano.

 

 

 

 


ATTIVITA’ SELEZIONE

Incontro aggiornamento all’APA di Modena

 

Il 12 aprile, organizzato dalle APA dell’Emilia Romagna, si è svolto un incontro sui temi della selezione ed in particolare sulla gestione dei “nuclei” iscritti al Libro genealogico, al quale hanno partecipato numerosi allevatori ed il personale tecnico dell’Ufficio centrale.

 

L’iniziativa rientra nel novero delle azioni che l’UC attua per assicurare un costante aggiornamento tecnico degli allevatori aderenti alla selezione.

 

I lavori sono stati preceduti dagli intervenuti di Malavasi e di Gusmaroli, che hanno colto l’occasione per illustrare le linee guida del programma di lavoro del nuovo Comitato direttivo dell’Associazione, e sono stati chiusi dall’intervento di Barchi, dirigente dell’Assessorato regionale dell’Agricoltura, che si è complimentato per l’attività svolta ed ha invitato allevatori ed Associazione a proseguire con decisione sulla strada del miglioramento genetico finalizzato alla differenziazione qualitativa del suino italiano.

 

 

 


PASSERELLA VERRI I.A. ED ASTA

 

Martedì 12 aprile u.s. presso la Semenitaly di Modena si è tenuta la periodica presentazione dei verri operanti in I.A. nello Schema di Selezione del “Suino da Salumeria” e l’Asta dei verri che hanno completato il periodo di produzione convenzionata.

 

Il Centro di F.A. Suina di Asola (MN) si è aggiudicato il verro Landrace italiana IONE-HE CRI01507 per la somma di € 2.500,00 (IVA esclusa), mentre la Semenitaly ha acquistato il verro Landrace italiana INO-GE SPL00250 per la somma di € 2.182,64 (IVA esclusa).

 

Al termine dell’asta è stata effettuata la presentazione degli ultimi verri entrati nel circuito I.A. del Libro genealogico: ILEO-EZ LW PEA22390, IMETTO-FL LW BS094987, INSITOR-EG LW BS094692, IOLAO-EO LW LO024970, IPNOS-HE L CAB11662 e PTAH D BS095015.

 

 

 


CIAO DANIELA

 

Tutti quelli che ti hanno conosciuto non hanno parole per esprimere il dolore provato alla notizia della tua scomparsa. A volte ci siamo guardati e basta. Il ricordo del tuo radioso sorriso, impediva alle parole di esprimere tutto quello che sentivamo nel cuore. Un nodo alla gola manifestava la nostra impotenza per quello che era successo. La tua forza, il tuo coraggio e la tua voglia di vivere sono stati e saranno sempre per noi un esempio. Faremo tesoro di tutti i tuoi consigli e non ti dimenticheremo mai. Completare i progetti avviati insieme sarà per tutti il miglior modo di ricordarti. Grazie per tutto quello che hai fatto per noi e per come lo hai fatto. La tua concretezza, la tua competenza, la tua disponibilità e la tua dolcezza, sono sempre stati a disposizione di chi ne aveva più bisogno.

Siamo così felici di averti conosciuto che non ci rassegniamo a perderti. Ci mancherai tanto ma ti ricorderemo sempre.