ANAS NOTIZIE

ANNO 2003 - Numero 10

Sommario

Notizie in breve

 

 

IL PARADOSSO ITALIANO DEL MERCATO DELLE CARNI SUINE: PERCHE' LA COSCIA COSTA TANTO? IPOTESI INNOVATIVE PER LA VALORIZZAZIONE DELLA CARCASSA DEL SUINO TRADIZIONALE

Come ormai consolidata ed apprezzata tradizione, in occasione della giornata inaugurale della imponente manifestazione Aria di Festa -22 Agosto 2003- , il Consorzio del Prosciutto di San Daniele organizza occasioni di confronto su importanti problematiche d’attualità.

Quest’anno i protagonisti della tavola rotonda, seguita da un numeroso pubblico di qualificati operatori del settore, sono stati il presidente del Consorzio Mario Duckcevich, che ha evidenziato le difficoltà con le quali i prosciuttai impattano il così detto "caro coscia"; il presidente gruppo macelli di ASSICA Ugo Sassi, che, sulla base di una precisa analisi degli andamenti dei mercati dei suini e delle carni in Italia ed in Olanda, ha sottolineato la necessità di attivare prima possibile il circuito di certificazione e valorizzazione dei tagli del suino pesante diversi dalla coscia; ed il presidente ANAS Piero Emilio Sbarra, di cui si riporta integralmente l’articolato intervento:

"Il tema proposto quest’anno dal Consorzio del Prosciutto di San Daniele è certamente coraggioso, in quanto affronta direttamente il problema della distribuzione del valore aggiunto delle produzioni D.O.P. suine tra i diversi segmenti della filiera di produzione, ed è anche interessante perché la concertazione di filiera, e quindi il governo della politica di qualità, deve basarsi sulla trasparenza dei rapporti interprofessionali e, per quanto possibile, sull’equità del ritorno economico di ciascuno.

In questa sede, ho deciso di evitare qualunque rivendicazione di parte, e di affidarmi invece ad una serena e distaccata analisi degli andamenti di mercato negli ultimi anni. Mi rendo conto che nessuna analisi umana può essere assolutamente oggettiva, ma cercherò, nella mia esposizione, di essere il più possibile preciso sulla metodologia adottata, in modo che ciascuno possa trarne spunti di riflessione.

Non credo che qualcuno possa stupirsi del fatto che le cosce siano la parte più importante del suino pesante dato che, a parte la storia secolare del prosciutto crudo, tutto il lavoro svolto in modo interprofessionale fin dal 1990 è stato rivolto proprio alla valorizzazione dei prosciutti tutelati.

Il problema che oggi siamo chiamati ad affrontare è quello di capire se le cosce costituiscano una parte eccessiva del valore globale del suino, dove questo valore vada a finire e cosa si potrebbe eventualmente fare, o si sta già facendo, per riequilibrare la situazione.

A tutti noi è capitato di discutere del valore delle cosce rispetto agli altri tagli, e quasi sempre in termini di valore delle cosce rispetto al valore del suino vivo. Si tratta di un rapporto che varia nel tempo in dipendenza sia dal mercato delle cosce che da quello dei suini vivi, e che, dopo un picco negli anni ’98 e ’99 ed un minimo nel 2001, ha ricominciato a salire nel 2002. Gli andamenti sono riassunti nella tabella che riporta le medie annuali dei prezzi sul mercato di Modena.

Anno

Suino 160 Kg vivo

Cosce (29,2 Kg)

% Valore cosce/vivo

1997

216,77

110,45

51

1998

181,55

107,99

59

1999

167,90

97,25

58

2000

199,69

106,94

54

2001

244,78

125,98

51

2002

199,73

119,46

60

Il rapporto valore delle cosce / valore del vivo non è però un criterio ottimale per valutare l’importanza relativa delle cosce poiché esso sale sia quando le cosce sono molto care sia quando i suini costano molto poco.

Per capire meglio come vanno le cose è necessario calcolare l’incidenza percentuale del valore delle cosce sul valore complessivo del suino macellato. Quest’ultimo valore è molto difficile da stimare, in quanto dipende da moltissimi fattori sia di ordine tecnico (tipo di sezionamento) che di ordine commerciale (mercati, usi, e consuetudini diversi per ogni tipo di taglio).

So bene che qualunque stima del valore del suino macellato ha un valore puramente teorico, ed è solitamente accolta da un coro di commenti secondo cui gli sconti non sono mai abbastanza considerati, come pure le vendite forzate a fine settimana, come anche i costi per il congelamento dell’invenduto e quant’altro. Si tratta di osservazioni fondate, ed il valore medio del macellato è analiticamente calcolabile solo a livello di singola impresa di macellazione.

Tuttavia, un dato medio deve esistere, e come ANAS abbiamo provato a fare delle stime. Si tratta ovviamente di un esercizio teorico, per il quale tuttavia abbiamo cercato di seguire un approccio molto prudente. Nella tabella che segue si riportano, oltre al suino vivo, i diversi tagli considerati, la loro quantità media per ciascuna carcassa, e lo sconto, o premio, con il quale essi sono mediamente venduti rispetto al prezzo di bollettino.

 

Kg

Sconto / Premio (€/Kg)

Peso vivo

160,0

+0,036

Cosce per D.O.P.

29,2

+0,103

Lombo Modena

24,0

-0,439

Spalla Fresca

22,3

-0,103

Coppa

8,5

0

Lardo

13,5

-0,052

Panettone

14,9

0

Gole senza cotenna

3,8

0

Grasso di Fusione

3,3

0

E’ probabile che alcuni macellatori non condividano i valori adottati, ma spero che comunque tutti possano convenire che si tratta una buona approssimazione teorica, utile in ogni caso a fornire un’unica base di riferimento per confrontare il "peso" economico dei diversi tagli.

Avendo "ricostruito" il valore del suino macellato, è possibile calcolare i rapporti tra i singoli tagli e tale valore, e anche il valore del suino vivo in percentuale sul valore totale dei tagli. Tali rapporti vengono illustrati nella tabella che segue. Si noti che i prezzi del vivo e dei tagli sono corretti con gli sconti o i premi già ricordati.

 

Anno

Macellato

%

Vivo

%

Cosce

%

LomboMO

%

Spalla Fr.

%

Coppa

1997

279,19

80

41

25

14

9

1998

239,06

78

46

23

12

9

1999

226,28

77

44

26

12

8

2000

267,37

77

41

27

12

8

2001

325,51

77

40

27

13

10

2002

281,42

73

44

25

11

10

 

Un semplice sguardo alla tabella è sufficiente per notare che la principale modifica intervenuta nei sei anni considerati è la progressiva erosione del rapporto tra valore del suino vivo e valore del suino macellato, mentre il rapporto tra valore delle cosce e valore del suino macellato è rimasto abbastanza costante ed è variato da un minimo del 41 % nel 1997 e nel 2000 ad un massimo del 46 % nel 1998). Bisognerebbe anche considerare che una certa percentuale di cosce viene scartata dal macello o dal prosciuttificio, quindi ogni suino produce in media meno di due cosce certificate: a seconda dei casi ciò si tramuta in una minor percentuale di valore a carico delle cosce oppure in una riduzione del valore complessivo della carcassa e del vivo. Un’altra tendenza che è possibile riscontrare è la progressiva perdita di importanza della spalla, taglio che è sceso in sei anni dal 14 all’11 % del valore della carcassa.

Considerando anche che in valore assoluto le cosce valevano in media 113,46 € nel 1997 e 129,89 € nel 2002 (+14,5 %) e il suino vivo è passato nello stesso periodo da 216,77 € a 199,73 € (-7,9 %) è evidente che l’aumento del rapporto tra valore delle cosce e valore del suino vivo è stato dovuto in misura non trascurabile alla diminuzione del prezzo dei suini vivi. Tutto ciò è un’ulteriore conferma che quel rapporto tra valore delle cosce e valore del vivo non è un criterio di giudizio affidabile.

E’ vero che nei primi sei mesi del 2003 si è assistito ad un ulteriore forte aumento dell’importanza relativa delle cosce, ma occorrerà attendere la fine dell’anno per capire se si sia trattato di un momento particolare (buon andamento delle salature e prezzi bassi dei suini vivi e degli altri tagli) oppure se si stia assistendo ad una modifica dei trend di lungo periodo.

Un altro parametro spesso utilizzato nelle discussioni è il rapporto tra il prezzo al Kg del prosciutto stagionato e quello della coscia fresca. In questo caso si dispone di una serie storica di prezzi più limitata, a causa delle modifiche intervenute nelle declaratorie del mercato di Parma dei prosciutti stagionati. Sono quindi riportate in tabella tre annate: dal 1 luglio 2000 al 30 giugno 2003. Si noti che il prezzo delle cosce è maggiorato del premio già sopra ricordato.

 

 

Cosce

€/Kg

Parma a Grossisti

€/Kg

Parma/Cosce

01.07.00–30.06.01

4,14

8,74

2,11

01.07.01–30.06.02

4,24

9,57

2,26

01.07.02–30.06.03

4,41

9,82

2,23

Anche in questo caso non sembra che le medie annuali indichino un peggioramento del rapporto, che nei tre anni considerati ha toccato un minimo di 2,034 nelle prime due settimane del 2001 ed un massimo di 2,593 a cavallo tra maggio e giugno 2002.

In sintesi, i dati di mercato degli ultimi non supportano le preoccupazioni oggetto di questo Convegno, mentre confermano la tendenza di una progressiva erosione dei redditi degli allevatori. In altre parole i dati confermano le ragioni di un malessere che si è progressivamente diffuso negli ultimi anni tra i suinicoltori i quali avvertono, anche a causa della forte concentrazione avvenuta negli anni ’90 nell’industria della macellazione italiana, di aver perduto molto potere contrattuale a fronte di requisiti qualitativi diventati più rigidi.

Voglio cogliere questa occasione per tentare di fornire qualche elemento di riflessione razionale anche sulla questione dei prezzi dei suini vivi. Da sempre, il prezzo del suino pesante ha un andamento stagionale, con un picco tra la tarda estate e l’autunno. Si tratta di un andamento del tutto tradizionale, legato ai cicli produttivi degli ingrassi ed alla domanda di prodotti trasformati. Tuttavia, ad ogni estate dobbiamo leggere comunicati, dichiarazioni e lamentazioni varie da parte dell’industria "estremamente preoccupata per gli enormi aumenti di prezzo" dei suini.

La realtà è che il prezzo dei suini in un anno è il prezzo medio annuale, che deve coprire i costi di produzione degli allevamenti. Secondo stime del tutto indipendenti, pubblicate dal Centro Ricerche Produzioni Animali di Reggio Emilia, i costi di produzione di un Kg di peso vivo suino pesante, in moneta corrente, negli ultimi anni sono stati:

 

2000 (€)

2001 (€)

2002 (€)

Ciclo Chiuso

1,24

1,28

1,28

Ingrasso

1,44

1,49

1,47

Prezzo medio

1,25

1,53

1,25

Risulta evidente che solo il 2001, anno particolarissimo a causa della crisi dei consumi di carne bovina a seguito della crisi della "mucca pazza", è stato remunerativo.

 

E’ chiaro che in campagna gli operatori in genere non fanno bilanci analitici che considerano tutti i costi di produzione, e solitamente essi valutano solo i costi espliciti, tuttavia si possono fare due importanti considerazioni.

Tutto quanto sopra esposto configura una situazione che per i suinicoltori italiani che producono suini pesanti è abbastanza seria, ma voglio qui esprimere il mio ottimismo, che spero sia fondato non solo su un’attitudine personale nei confronti della vita, ma su alcune considerazioni razionali.

Anzitutto, per il ruolo che rivesto ma anche per convinzione, devo ricordare il grande lavoro svolto dal Libro genealogico ufficiale per la messa a punto di uno schema di selezione appositamente mirato alla qualità della carne per la stagionatura. Con questa scelta, adottata in modo fermo e coerente dagli allevatori, si è voluto fin dal lontano 1990 selezionare suini speciali, molto diversi da quelli da macelleria, e ci aspettiamo un forte aiuto da parte dell’Industria nel promuoverne la diffusione e la preferenza come materia prima per le produzioni tipiche. Su questo punto è necessario fare chiarezza: il suino da prosciutto è molto diverso, e ha costi di produzione molto più alti, del suino da macelleria. Fare un ottimo suino da prosciutto significa rinunciare in parte alla percentuale di tagli magri, che è la caratteristica più importante del suino da banco. Tuttavia, gli interlocutori commerciali degli allevatori sono i macellatori, e una parte dell’industria della macellazione ricerca ancora carcasse carnose con cosce di qualità sufficiente alla stagionatura, ed orienta in questo senso gli allevatori loro conferenti. Si tratta di un comportamento comprensibile a livello di economia industriale se, come appare dai dati presentati, i tagli diversi dalle cosce pagano una metà abbondante della carcassa macellata, ma non è una scelta compatibile con la più generale strategia di caratterizzazione e valorizzazione del prosciutto D.O.P..

In secondo luogo, è oramai prossima la presentazione alle Autorità competenti del progetti del Suino Italiano Tradizionale, una nuova D.O.P. mirata a valorizzare i tagli dei suini pesanti diversi dalle cosce. Attualmente, come tutti sanno, i tagli del suino pesante, prodotti con tanta fatica e spese secondo i Disciplinari di Parma e San Daniele, vengono venduti in modo indifferenziato e senza che il consumatore li possa riconoscere ed apprezzare. Anzi, molto spesso essi appaiono esteriormente meno attraenti degli analoghi tagli prodotti con il suino da macelleria, e sono trattati come merce di seconda scelta. Siamo convinti che la riconoscibilità e la tracciabilità aumenteranno la richiesta di quei tagli, così da aumentare il valore complessivo delle carcasse di suino pesante.

In terzo luogo se entrerà nella pratica, sia pure con tutte le garanzie e cautele del caso, la classificazione delle carcasse a peso morto (che non significa contrattazione dei suini a peso morto), sarà possibile disporre di un ulteriore elemento di verifica della materia prima su cui finora pochi hanno posto attenzione: le cosce delle carcasse delle classi E ed U, cioè rispettivamente quelle con oltre il 54 % e quelle con meno del 40 % di carne magra, non potranno essere ammesse ai circuiti tutelati dei prosciutti D.O.P. per precisa disposizione dei relativi disciplinari.

Infine, i vincoli normativi ed i capitali necessari non fanno prevedere ulteriori aumenti nella capacità produttiva degli allevamenti nelle 11 regioni del circuito tutelato, mentre i consumi interni e l’esportazione dei prosciutti D.O.P. continuano ad aumentare grazie ad una sempre più netta preferenza del consumatore verso i prodotti agro-alimentari di qualità.

In proposito, ricordo il convinto impegno delle Organizzazioni Professionali Agricole, alle quali l’ANAS garantisce il proprio supporto, verso il miglioramento della qualità delle produzioni, miglioramento che potrà essere realmente ottenuto solo attraverso un governo interprofessionale della filiera ed un’equa distribuzione del valore aggiunto tra tutti i segmenti professionali".

 

A REGGIO EMILIA NEL 2004 - APPUNTAMENTO CON SUINITALIA

"Un meeting prestigioso e qualificante". Con queste parole SIPER, la Società che cura l'organizzazione delle manifestazioni fieristiche reggiane, tra cui la Rassegna suinicola internazionale, ha inteso fornire un'estrema sintesi dei contenuti dell'evento rivolto al mondo suinicolo italiano, fortemente auspicato dall'ANAS (Associazione Nazionale Allevatori Suini), che si svolgerà a Reggio Emilia il 30 aprile e 1° maggio 2004 e si chiamerà "Suinitalia - Giornate dell'allevatore - Confronto, aggiornamento, innovazione".

Un'iniziativa, chiariscono alla SIPER, nata in risposta alla pressante richiesta del mondo allevatoriale di mantenere un momento annuale ad alto livello di incontro-riscontro e di informazione. Il prossimo appuntamento con la Rassegna suinicola, infatti, essendo quest'ultima divenuta mostra biennale, sarà solo nel 2005. L'anno che verrà i suinicoltori avranno però la possibilità di incontrarsi a Reggio Emilia, città universalmente riconosciuta quale capitale della suinicoltura europea, alla prima edizione di Suinitalia, per esibire alla mostra nazionale del Libro genealogico e mettere a concorso i loro migliori esemplari di riproduttori frutto della selezione italiana. Il tutto, naturalmente, sotto l'egida e con la collaborazione dell'ANAS, l'Associazione Nazionale Allevatori Suini.

A fare da cornice alla esposizione di soggetti vivi saranno i seminari, le conferenze ed i convegni condotti dai più autorevoli esperti e studiosi del settore sui temi di maggiore interesse e attualità tanto per gli allevatori, quanto per gli operatori dell'indotto. Ancora una volta, dunque, Reggio Emilia fornirà ai suinicoltori, ai tecnici, come pure alle aziende, le risposte e le soluzioni ai piccoli e grandi problemi del quotidiano, le indicazioni per realizzare miglioramenti nell'attività o per rendere più efficienti i processi produttivi, o ancora per orientare al meglio le strategie di sviluppo. Non solo: Suinitalia rappresenterà l'occasione per l'aggiornamento professionale, un momento di studio e di analisi attraverso il quale le molte aziende del settore potranno acquisire gli strumenti necessari alla loro crescita imprenditoriale, al miglioramento produttivo e all'ottimizzazione dell'economia. E' da oltre mezzo secolo, infatti, che la fiera reggiana segue attentamente e "da vicino" lo sviluppo della suinicoltura italiana, promuovendolo e guidandolo. Un ruolo conquistato e consolidato nel tempo attraverso la messa in campo delle migliori competenze a livello europeo, ma anche offrendo opportunità di business agli operatori, favorendo i confronti e proponendo il meglio in tema di prodotti, attrezzature e servizi per l'allevamento.

E proprio nello spirito di continuare a far svolgere alla fiera di Reggio Emilia questa funzione di traino dell'economia e dello sviluppo della suinicoltura, attorno all'area convegnistica di Suinitalia 2004 sarà costruita un'apposita "area business" concepita come momento d'incontro, d'interazione e di scambio fra gli operatori del settore.

Suinitalia si preannuncia dunque fin da ora ricca di eventi sia culturali che tecnico economici, una vera e propria fonte di nuove opportunità per chi opera in suinicoltura e nei settori ad essa collegati, oltre che un'occasione preziosa per conoscere le tendenze del mercato e l'innovazione che avanza. Un "master" destinato a diventare riferimento obbligato per la suinicoltura italiana. E, nel tempo, non solo per quella nazionale.

 

IN FIBRILLAZIONE IL MERCATO DEI CEREALI - LE MISURE DELLA COMMISSIONE UE

La eccezionale ondata di caldo e siccità che ha investito ed investe l’Europa e non solo sta drasticamente riducendo la produttività delle superfici investite a cereali. La Commissione Europea in via cautelativa ha sospeso il rilascio delle licenze per l’esportazione di frumento. L’anomalo fenomeno climatico interessa anche le aree vocate del Nord America e l’Australia. Mentre i raccolti di frumento dell’Ucraina sono in pericolo per i ritardi nella raccolta dovuti al clima insolitamente piovoso. Questo stato di cose sta favorendo un andamento speculativo dei mercati. E’ necessario, comunque, un po’ di prudenza. Gli aumenti dei prezzi dovrebbero essere la conseguenza di uno sbilancio tra offerta e domanda.

Recenti previsioni di organismi internazionali indipendenti stimano come segue i fabbisogni mondiali 2003/2004 per il comparto allevamento:

mais 450 dei 635 milioni di tonnellate prodotte

frumento 100 dei 570 milioni di tonnellate prodotte

orzo, sorgo ed altri cereali 178 dei 290 milioni di tonnellate prodotte

Inoltre, l’International Grains Council prevede per la UE dei 15 una flessione fino al giugno del 2004 dei consumi di circa 1,8 di tonnellate, dovuta alla minore domanda del settore avicolo. In particolare è prevista una drastica riduzione del ricorso al frumento (circa – 16-17%), la quantità utilizzata complessivamente per la fabbricazione dei mangimi dovrebbe attestarsi sui 40 milioni di tonnellate. La produzione Europea è stimata pari a 96 milioni di tonnellate e quella della Francia, paese maggiore produttore - che denuncia un calo produttivo del 11%, è attesa attorno ai 33 milioni di tonnellate.

Le misure della Commissione UE

E’ intervenuta la Commissione con un pacchetto di misure, che hanno l’obiettivo di allentare le tensioni sui mercati. In particolare saranno immesse sul mercato 1,3 milioni di tonnellate di cereali foraggeri, stoccati nei magazzini comunitari, ed è prevista per le aree maggiormente colpite l’autorizzazione a coltivare a foraggere le superfici destinate al set a side. Altri interventi riguardano l’anticipo del 50% dei premi PAC sui seminativi agli agricoltori delle aree colpite dalla siccità ed ufficiosamente allo studio la adozione di una tassa sulle esportazioni di cereali extra UE.

 

PROSCIUTTI DOP
– Trend produttivo ed aspettative per il riconoscimento in ambito WTO

Giugno e luglio hanno consolidato il tendenziale aumento del numero di cosce introdotte nel circuito DOP. A Parma nei prime sette mesi sono state avviate alla lavorazione 5.566.000 cosce (+1,3% rispetto al 2002) e a San Daniele 1.393.200 pezzi (+6,1% rispetto al 2002). Si ricorda che a San Daniele, l’apposito Comitato Interprofessionale ha definito per il 2003 una soglia "espansiva" di + 2,5%, soglia oltre la quale vengono attivate misure che di fatto scoraggiano aumenti più consistenti.

Sempre, in merito ai prosciutti DOP, sono stati di recente resi noti i dati dell’export dei primo trimestre 2003. E’ stato registrato un promettente miglioramento del 7% rispetto allo stesso periodo 2002, in valore assoluto sono state esportate 7.092 tonnellate. La buona prestazione è da mettere in relazione con la crescita sul mercato francese (+10,7%) e con la riapertura di quello USA (+43%). Critica, invece, risulta per le note difficoltà economiche la situazione sul fronte tedesco (Export verso Germania – 19,7%).

Infine, la filiera suinicola ha salutato con soddisfazione l’accordo raggiunto a Ginevra dalla Unione Europea di includere il Prosciutto di Parma, quello di San Daniele ed il Toscano oltre alla Mortadella Bologna IGP nella lista dei 41 prodotti - per i quali ottenere nei prossimi negoziati WTO di Cancun il riconoscimento della protezione dell’origine. Si tratta di una ulteriore conferma della considerazione che le nostre produzioni di qualità si sono conquistate in sede europea. L’auspicato successo dell’iniziativa europea aprirebbe scenari molto promettenti per una migliore promozione e penetrazione sui mercati internazionali delle nostre "specialità".

 

54^ CONFERENZA DELL’EAAP ASSOCIAZIONE EUROPEA PER LE PRODUZIONI ANIMALI
- Apprezzata visita dell'allevamento Polinori

Dal 31 agosto al 3 settembre a Roma si sono riuniti più di 800 scienziati, provenienti da tutta Europa e dal Nord America. EAAP raggruppa le Associazioni Scientifiche di Produzioni Animali dei diversi Paesi Europei.

La conferenza annuale è articolata in una serie di sessioni scientifiche specialistiche. Per quanto riguarda i suini da segnalare i lavori scientifici sul miglioramento della fertilità delle scrofe e lo spazio dedicato alla realtà del "suino pesante". Tra i diversi lavori presentati, degno di nota, quello dei proff. Bosi e Russo che ha messo in evidenza alcune peculiarità del sistema produttivo italiano e soprattutto ha dato ampio risalto alla originalità dello Schema di Selezione dell’ANAS.

Nella giornata di chiusura è tradizione vengano organizzate visite tecniche.

Quella riguardante la suinicoltura italiana è stata approntata da ANAS, grazie alla squisita collaborazione dell’Azienda Agricola del consigliere ANAS Rinaldo Polinori. Una delegazione di 75 scienziati è stata ricevuta dalla famiglia Polinori a Bastia Umbra ed ha avuto la possibilità di apprezzare l’alto livello tecnologico, l’ottimo management ed una non comune qualità ed uniformità dei suini, allevati in una unità produttiva di ingrasso di proprietà del suddetto Gruppo Polinori.

 

PASSERELLA VERRI I.A. ED ASTA

Mercoledì 27 agosto u.s. presso la Semenitaly di Modena si è tenuta la periodica presentazione dei verri operanti in I.A. nello Schema di Selezione del "Suino da Salumeria" e l’Asta dei verri che hanno completato il periodo di produzione convenzionata.

Per quanto riguarda l’asta: il C.A.A.P. (AP) si è aggiudicato HAHAD-GE Landrace italiana LO018544 per la somma di € 2.533,68 IVA esclusa; la Semenitaly (MO) si è aggiudicata HOTAR-GE Landrace italiana LO018977 per la somma di € 1834,64 IVA esclusa; mentre l'Ente Lombardo Potenziamento Zootecnico (LO) si è aggiudicato DRAGO-AU per la somma di € 2706,34 IVA esclusa.

Al termine dell’asta è stata effettuata la presentazione degli ultimi verri entrati nel circuito I.A. del Libro genealogico: EPAFO, EQUIRIO, ENCELADO-AS, EOS-AG e ESO-AS di razza Large White italiana;

AONE-AN di razza Pietrain.

 

NOTIZIE IN BREVE

PSC

Ritorna la Peste suina classica, è stato confermato un focolaio nel Nord Ovest del Lussemburgo al confine con il Belgio

 

LIMITAZIONI ALL'IMPORT IN GIAPPONE

Il Giappone ha reintrodotto la così detta clausola di salvaguardia da agosto 2003 fino a marzo 2004. Essa comporta un aumento delle tariffe sulle carni suine importate, circa del 25%. Essa può essere invocata quando le quantità importate negli ultimi tre mesi superano di almeno il 19% la media del corrispondente periodo dei tre anni precedenti. Secondo dati dell’autorità nipponica nel primo semestre del corrente anno l’import di carni suine fresche e congelate è ammontato a 383.600 tonnellate.

 

IN CRESCITA I VOLUMI DEI MANGIMI PER SUINI

+4% è il dato di aumento quantitativo fatto registrare dal settore mangimistico nel 2002 e presentato all’Assemblea Assalzoo. Migliora pure il bilancio con l’estero, nel 2002 sono diminuite le importazioni (-5,1%) e cresciute le esportazione (+11,3%). La produzione complessiva delle 800 aziende associate ammonta a 12,8 milioni di tonnellate, pari a 4,5 miliardi di euro. Assalzoo ha reso noto, inoltre, di aver presentato ricorso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea contro la così detta "formula aperta" prevista dalla Direttiva 2002/2/CE. La norma prevede l'obbligo per i mangimisti di riportare in etichetta la percentuale delle materie prime impiegate nella fabbricazione dei mangimi con una tolleranza del 15%.