ANAS NOTIZIE

ANNO 2003 - Numero 9

Sommario

ASSEMBLEA DEI SOCI

-La situazione e le prospettive del settore al centro dei lavori assembleari

Lo scorso 27 giugno presso la sede dell’Associazione in Roma si è tenuta l’Assemblea dei soci, preceduta dalla riunione del Comitato direttivo.

Esauriti gli adempimenti amministrativi, riguardanti l’approvazione del Bilancio di esercizio consultivo del 2002 e quello preventivo del 2003, è stata presentata la copiosa Relazione del Comitato direttivo. Si tratta di un documento che descrive in modo esauriente l’impegno profuso da ANAS nel 2002, riporta i fatti che maggiormente hanno interessato il comparto ed è arricchito da un nutrito numero di tabelle statistiche concernenti sia dati economici sulla suinicoltura italiana, europea e mondiale sia tecnici sull’attività di selezione e conservazione delle razze suine.

Il presidente Sbarra si è rivolto ai soci, facendo un bilancio del settore, dell’attività dell’Associazione ed evidenziando problemi ed opportunità sul tappeto.

Riportiamo di seguito l’intervento del presidente.

 

Cari Soci,

l’appuntamento dell’Assemblea ordinaria è l’occasione per fare un bilancio dell’andamento del settore nel 2002, dell’attività dell’Associazione, e di mettere a fuoco le problematiche più rilevanti per lo sviluppo dell’attività dei suinicoltori italiani.

 

Congiuntura sfavorevole

Purtroppo per quanto riguarda l’andamento economico del comparto, nel 2002 è iniziata una congiuntura sfavorevole. Il mercato suinicolo italiano ha scontato e continua a scontare una fase di flessione dopo un periodo di domanda e prezzi sostenuti esauritosi alla fine del 2001. In particolare, le quotazioni medie registrate sulle principali piazze italiane, per i suini da 15-25 Kg hanno segnato una contrazione del 10,8% rispetto all’anno precedente, il prezzo dei capi da 90-115 Kg è diminuito del 19,7% e quello dei suini pesanti destinati all’industria di trasformazione ha fatto registrare una riduzione del 19%.

La riduzione dei corsi era attesa. Secondo i dati forniti dall’Eurostat, l’Istituto di Statistica dell’Unione Europea, nel 2002 si è verificato nei 15 Paesi della UE un aumento delle macellazioni dei capi suini pari all’1,2% rispetto all’anno precedente. In tutto sono stati macellati 202.709.400 capi suini, il cui peso morto di 17.789.800 tonnellate, ha subito un incremento dell’1,5% rispetto al 2001. Quasi tutti i paesi della Comunità, fatta eccezione per Belgio, Irlanda e Olanda, hanno registrato un aumento delle macellazioni. Tra i maggiori produttori di carni suine, l’aumento più significativo è relativo alla Spagna, con un incremento delle macellazioni pari al 3,8% ed alla Danimarca con una crescita pari al 2,4%. Nel nostro Paese si evidenzia un lieve incremento delle macellazioni: nel 2002 sono cresciute dello 0,9% rispetto al 2001 con un totale di 13.275.500 capi suini macellati. Le macellazioni avvenute in Italia rappresentano il 6,5% del totale comunitario. Circa la produzione italiana nel 2002 c’è stata una leggera crescita che ha permesso di raggiungere i 12.118.000 capi. Questo dato conferma lo scenario delle annate precedenti, con una suinicoltura italiana che non mostra segni di espansione produttiva ma che evolve verso un modello che coniughi maggiore efficienza, qualità delle produzioni e compatibilità ambientale.

Per quanto riguarda i consumi di carni suine nel 2002 abbiamo assistito ad una battuta di arresto, principalmente dovuta all’esaurimento dell’effetto della prolungata crisi BSE ed al recupero dei consumi delle carni bovine. Secondo stime ANAS, lo scorso anno i consumi sono diminuiti del 3,2 % rispetto all’anno precedente: nel nostro Paese si sono consumate circa 2.118.905 tonnellate di carne suina ed il consumo pro-capite è stato pari a 36,7 Kg. A questo riguardo si fa presente che il consumo medio pro-capite nei 15 Paesi della Unione Europea ha raggiunto i 43,7 Kg e secondo previsioni della Commissione UE dovrebbe superare i 45 Kg nel 2009.

La contrazione dei consumi ha avuto qualche effetto sulle importazioni. In termini quantitativi il numero di suini importati 1.000.259 capi è diminuito del 11,8 % e la quantità di carni importate 774.975 tonnellate è diminuita del 5,5%, mentre in valore la contrazione è stata più significativa e rispettivamente –31,9 % e –21,1%. Complessivamente il valore delle importazioni si è assestato attorno a 1.548 milioni di euro. Le minori importazioni hanno determinato un significativo miglioramento del grado di autoapprovvigionamento che è passato dal 62,3% al 66,2%.

 

Considerevole la crescita delle esportazioni in termini relativi, ben 39,1 punti percentuale rispetto al 2001, benché il loro volume pari a 192.364 tonnellate rimanga contenuto.

Nel 2002 si riduce il deficit della bilancia commerciale del settore suinicolo, grazie alla tenuta in valore delle esportazioni 675,365 milioni di euro (+1,1 %) ed alla marcata contrazione in valore delle importazioni.

Il settore suinicolo con una produzione a prezzi di base pari a circa 2.178,816 milioni di euro conferma il suo ruolo dominante nel contesto del comparto nazionale carni, pur scontando una diminuzione del 16 % rispetto all’anno precedente, imputabile alla debolezza dei prezzi. Si tratta purtroppo di un bilancio non favorevole: i ricavi non sono riusciti a remunerare adeguatamente i fattori di produzione, nonostante la sostanziale costanza dei costi riguardanti l’alimentazione, fatta eccezione per il mais il cui prezzo è cresciuto del 5,7% rispetto al 2001.

 

I problemi più rilevanti

Come sempre, le difficoltà, oltre che fonte di dispiaceri e preoccupazioni, sono anche fonte di stimolo a trovare nuove soluzioni e prospettive. In tal senso l’azione dell’ANAS, in accordo con le Organizzazioni Professionali Agricole di interesse generale, è stata continua, pressante e volta a superare, nel modo migliore possibile per gli allevatori, i non semplici problemi ancora aperti.

Un obiettivo su cui gli allevatori e le loro organizzazioni hanno investito grandi sforzi è stato quello della valorizzazione dei tagli di suino diversi dalle cosce. Si tratta di un problema estremamente complesso, che può essere risolto solo con l’accordo di tutte le categorie professionali della filiera suina, e che non deve in alcun modo danneggiare i circuiti DOP esistenti. Siamo fiduciosi che l’obiettivo sia finalmente a portata di mano, e che al tempo stesso possano decollare iniziative tese a valorizzare le produzioni suine delle regioni escluse dal circuito dei prosciutti di Parma e di San Daniele.

Altro problema che non ha ancora trovato definitiva soluzione è quello dello smaltimento dei sottoprodotti di origine animale (animali morti in stalla, scarti di macellazione, ecc.) anche se siamo fiduciosi in un positivo e decisivo intervento in tal senso da parte del Ministero delle Politiche Agricole.

Dopo il rinvio ottenuto l’anno scorso, stanno diventando operativi alcuni provvedimenti previsti dalla Direttiva IPPC sulla prevenzione ed il controllo integrati dell’inquinamento. Come è noto, la Direttiva 96/61/CEE ha imposto nuovi adempimenti amministrativi e tecnici per gli allevamenti con più di 750 posti scrofa o 2000 posti ingrasso. Oramai la Commissione Europea ha approvato le BAT (Migliori Tecniche Disponibili) di cui gli allevamenti di maggiore dimensione dovranno essere dotati per contenere le emissioni inquinanti. Purtroppo la struttura delle aziende italiane, tendenzialmente grandi, fa sì che l’Italia sia uno dei Paesi europei più interessati agli effetti della Direttiva IPPC.

Stiamo continuando a seguire con grande attenzione i passi che le Autorità stanno facendo nel senso dell’introduzione anche in Italia della classificazione delle carcasse a peso morto in applicazione del Decreto Ministeriale 11 luglio 2002. I problemi posti da tale introduzione, che si iniziarono a discutere in un nostro convegno nell’ambito della Rassegna Suinicola dell’anno scorso, si stanno rivelando molto seri e fonte di grande preoccupazione per i suinicoltori.

Infine, non posso tralasciare di ricordare la difficoltà con cui sta nascendo il nuovo Statuto del Consorzio del Prosciutto di Parma, Consorzio nel quale gli allevatori non vogliono veder diminuire la propria rappresentanza ed influenza, anche per il grande contributo che essi hanno dato in questi anni alla politica delle produzioni di qualità.

Le realizzazioni più significative

L’attività che meglio qualifica l’impegno ANAS per la filiera suinicola è quella della selezione delle razze per il suino pesante e della selezione delle razze per il suino leggero "Mediterraneo". Si tratta di un incarico attribuito dallo Stato e finalizzato a sostenere lo sviluppo di filiere nella direzione di una sempre più accentuata differenziazione produttiva. L’impegno degli allevatori aderenti e l’efficacia degli strumenti messi a disposizione dall’ANAS hanno permesso di raccogliere soprattutto nel 2002 i risultati del lavoro avviato alla fine degli anni ottanta. I riproduttori selezionati dall’ANAS presentano le caratteristiche quanti-qualitative adatte a processi produttivi rispettosi delle compatibilità economiche e delle necessità di esaltare gli elementi qualitativi che rendono distinguibili i prodotti della nostra rinomata industria di trasformazione alimentare. Gli sforzi dell’Associazione assieme alle APA ed agli allevatori sono sempre più orientati a favorire un ulteriore ampliamento della diffusione dei risultati della selezione agli allevamenti commerciali.

Nel 2002 inoltre ha ricevuto un forte impulso l’operatività di conservazione e salvaguardia delle razze suine autoctone. Lo strumento tecnico, rappresentato dal Registro anagrafico gestito dall’ANAS, ha funzionato da catalizzatore dell’interesse di numerosi allevatori interessati al recupero di questi tipi genetici, soprattutto in aree marginali, e capaci di lodevoli e virtuose iniziative di valorizzazione di "micronicchie" di mercato.

Infine, sempre più mirata ed efficace è l’attività di coordinamento dell’Albo registri suini riproduttori ibridi. Attività che contribuisce in modo determinante ad una migliore trasparenza del mercato dei riproduttori ibridi.

Conclusioni

La suincoltura europea ed italiana è chiamata a confrontarsi con nuove impegnative sfide, quali l’imminente allargamento dell’Unione ed i nuovi accordi WTO. Si tratta di eventi che vanno nella direzione di esporre il nostro comparto ad una sempre più agguerrita pressione competitiva da parte di altre suinicolture. Le politiche di valorizzazione e tutela delle nostre specificità costituiscono il caposaldo per la "messa in sicurezza" dell’intero comparto.

Su questo fronte ANAS ha il dovere di continuare a dare in modo sempre più specialistico ed efficace il proprio contributo di conoscenze tecniche, di esperienze e di operatività nell’ambito della selezione delle razze per permettere alle Organizzazioni professionali agricole di elaborare, in un quadro di equilibrate relazioni interprofessionali, le soluzioni più idonee per lo sviluppo della filiera suinicola italiana.

 

Dr Piero Emilio Sbarra

SUINO "PESANTE" DEL SUD UNA OPPORTUNITA’ DA VALORIZZARE

Nelle sei regioni meridionali (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna) si producono circa 900 mila suini all’anno. La produzione segue due indirizzi prevalenti: l’allevamento di un suino destinato alla trasformazione in salumi e macellato ad un peso vivo di almeno 140 Kg, l’allevamento di un suino magro "leggero" per la produzione di carni consumate fresche.

Per quanto riguarda la valorizzazione del suino "magro", ANAS, in accordo con le Organizzazioni professionali, ha attivato e sta gestendo il programma di certificazione con il Marchio collettivo "Suino Mediterraneo". Attualmente sono coinvolti allevamenti e macelli con un volume di attività di circa 130 mila suini all’anno.

In merito invece al suino "pesante", allevato anche in diverse aree del Sud, va menzionata la realtà calabrese che ha già ottenuto il riconoscimento per quattro salumi DOP e quindi costituisce un importante modello di riferimento, ma manca una più organica strategia di tutela.

Partendo da questa constatazione ANAS, assieme alle Organizzazioni professionali agricole, ha attivato una serie di approfondite consultazione con il mondo allevatoriale ed uno studio della situazione e delle prospettive evolutive della suinicoltura delle Regioni meridionali.

E’ emersa la necessità di prevedere l’adozione di strumenti per la valorizzazione delle produzioni, al fine di promuovere - alla pari dell’area del suino destinato ai prosciutti DOP - le peculiarità delle carni suine e così poter difendere la redditività dell’attività di impresa anche nelle meno avvantaggiate realtà meridionali.

La soluzione individuata prevede la richiesta di una tutela comunitaria (DOP) dei tagli derivanti da suini, che in analogia a quanto avviene per il circuito DOP dei salumi calabresi, vengono macellati ad una età e peso rispettivamente di almeno 8 mesi e 140 Kg e hanno una origine genetica ben definita, strettamente connessa all’attività del Libro genealogico italiano.

Il Comitato direttivo ANAS del 27 giugno u.s. ha confermato questa linea, condivisa dal mondo agricolo organizzato, ed ha incaricato il vice presidente Molinaro, che ha avuto un ruolo determinante in questa fase progettuale, di presentare l’iniziativa al Tavolo interprofessionale permanente.

Si confida che il progetto diventi un ulteriore importante tassello della politica nazionale, incentrata sulla differenziazione qualitativa e volta alla difesa della competitività della suinicoltura di tutte le Regioni italiane.

 

NUOVI LIMITI PROVVISORI PER LE DIOSSINE NEGLI ALIMENTI PER ANIMALI

Con Direttiva 2003/57 dello scorso 17 giugno, la Commissione Europea ha modificato la normativa vigente in materia di sostanze e prodotti indesiderabili nell’alimentazione animale.

In particolare, modificando l’allegato I della decisione 2002/32/CE, ha stabilito il contenuto massimo di diossina nei mangimi per animali con un tasso di umidità del 12%.

Si riporta di seguito uno schema con alcuni dei nuovi limiti stabiliti dalla Commissione espressi in nanogrammi/kg, cioè in parti per miliardo o p.p.b.:

 

Questi limiti massimi saranno riveduti per la prima volta entro il 31 dicembre 2004 e successivamente entro il 31 dicembre 2006 allo scopo di ridurli ulteriormente.

In ogni caso, si rileva che ancora una volta hanno trovato benevola accoglienza le richieste dei paesi del Nord Europa, tese ad ottenere una maggiore tolleranza per i mangimi a base di pesce.

Colpisce anche la confusione che può essere ingenerata dalla definizione di "animali terrestri" invece che di "animali terricoli".

SIERO DI LATTE: PRECISAZIONI DAL MINISTERO DELLA SALUTE

Il Ministero della Salute ha reso noto che, nel corso del Comitato Veterinario per l’Alimentazione Animale del 15-16 aprile, la Commissione ha dato disposizione agli Stati Membri di continuare ad applicare la normativa nazionale vigente sull’utilizzo del siero di latte e del latticello o scotta come materia prima per mangimi.

Secondo la Commissione, il provvedimento si rende necessario in attesa del parere definitivo del Comitato Scientifico che dovrà valutare la presenza di rischi sanitari effettivi nell’uso di questi alimenti.

Pertanto, il Ministero della Salute, con una nota dello scorso 16 giugno, precisa che, ai sensi del Decreto Legislativo 360/99, il siero di latte può essere inviato direttamente all’alimentazione zootecnica come materia prima per mangimi.

Tutto ciò fino alla pronuncia definitiva del Comitato Scientifico Europeo.

PASSERELLA VERRI I.A. ED ASTA

Mercoledì 2 luglio u.s. presso la Semenitaly di Modena si è tenuta la periodica presentazione dei verri operanti in I.A. nello Schema di Selezione del "Suino da Salumeria" e l’Asta dei verri che hanno completato il periodo di produzione convenzionata.

Per quanto riguarda l’asta, Il Centro Fecondazione Artificiale Suina di Asola (MN) si è aggiudicato OGLIO Duroc MAR02067 e CUBA-ZE Large White italiana CR064358 rispettivamente per le somme di € 2.500 e 2309,12 IVA esclusa. Mentre la Semenitaly (MO) si è aggiudicata DAGON Large White italiana BS090564 per la somma di € 1738,08 IVA esclusa.

Al termine dell’asta è stata effettuata la presentazione degli ultimi verri entrati nel circuito I.A. del Libro genealogico: OLIVO-LU e OPI di razza Duroc; HOTAR-GE e HESUS-GE di razza Landrace italiana; EGIOCO-AU e ECHEMO-AT di razza Large White italiana.

LARDO DI COLONNATA: PRESENTATA LA DOMANDA DI REGISTRAZIONE IGP

Sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee dello scorso 5 giugno è stata pubblicata la richiesta di riconoscimento della "Indicazione Geografica Protetta" (IGP) al Lardo di Colonnata come disposto dal Regolamento CEE 2081/92.

La domanda, presentata dall’Associazione di Tutela del Lardo di Colonnata è naturalmente corredata del disciplinare di produzione che riporta le principali caratteristiche del prodotto, la sua storia ed il metodo di ottenimento.

Il lardo viene prodotto con tagli di carne suina proveniente da allevamenti situati nel territorio delle regioni Toscana, Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Piemonte, Umbria, Marche, Lazio e Molise.

L’assenza dell’Abruzzo distingue le zone di allevamento per il Lardo di Colonnata dalle zone ammesse al circuito tutelato dei prosciutti DOP.

La zona geografica interessata alla produzione del Lardo di Colonnata è invece limitata al territorio di Colonnata, frazione del comune di Carrara, provincia di Massa Carrara.

Con questo riconoscimento salirebbero a 6 le Indicazioni Geografiche Protette a base di carni suine riconosciute dalla Commissione Europea, su un totale complessivo di ben 24 prodotti, tra DOP e IGP.